Palermo, sprint al Piano Triennale: «Basta alibi, serve una svolta»
Inzerillo come ribadito più volte: «Risorse a rischio e diritti rimossi. L’asilo di Brancaccio non può aspettare»
Consiglio comunale, la corsa improvvisa al Piano Triennale delle Opere Pubbliche
Brancaccio e i finanziamenti a rischio: responsabilità che non si possono scaricare
Palermo 13 settembre 2025 – “Con mia sorpresa – quasi con commozione – ho assistito in aula a un fatto raro: la volontà collettiva di approvare, in fretta, il Piano Triennale delle Opere Pubbliche.
Un’urgenza che da mesi richiamavo, denunciando il rischio di perdere risorse per tempi scaduti. Tra tutte, l’asilo nido di Brancaccio, opera simbolo che non può restare insabbiata.”
Le responsabilità non stanno solo negli uffici
Oggi si è scelto di attribuire il ritardo a uffici e assessori. Lettura parziale. Gli uffici, in questa circostanza, c’entrano poco. Alcuni assessori hanno responsabilità precise, ma fermarsi qui è riduttivo.
Sapevano che il tempo correva: potevano sollecitare il Sindaco, chiedere una riunione di maggioranza, imprimere un’accelerazione. Anche perché riunioni ne sono state convocate per questioni assai meno urgenti.
L’approvazione del Piano è il primo passo per sbloccare opere fondamentali per la città. Eppure si è preferito temporeggiare.
Qui il tema non è tecnico: è politico e di agenda.
(Vedi anche: Palermo – notizie e approfondimenti).
Capigruppo e Presidenza dell’Aula: agenda sbagliata
Anche i capigruppo di maggioranza e il Presidente del Consiglio hanno una responsabilità: dettare priorità politiche e amministrative.
Nelle ultime settimane si sono calendarizzati atti privi di reale urgenza, mentre quelli decisivi restavano nel cassetto.
Emblematico il Consiglio a Ballarò: doveva essere ascolto e rispetto verso i cittadini; è diventato una seduta mortificante, tra silenzi e risposte evasive.
(Approfondimenti: Politica – Il Moderatore).
Diritti rimandati: omogenitorialità e memoria di Padre Puglisi
Il rischio, ormai concreto, è che questo Consiglio comunale passi alla storia come il peggiore per attenzione ai diritti umani, civili e sociali.
Lo dimostrano due casi lampanti: la mozione sulle coppie omogenitoriali, calendarizzata in ritardo e poi evitata, e l’opera dedicata ai bambini di Padre Puglisi, che rischia di restare un proclama.
Palermo non può permettersi altri rinvii. L’asilo nido di Brancaccio non è uno slogan: è un bisogno reale di famiglie e bambini.
Serve un’inversione di rotta seria, concreta, onesta. E serve adesso.



