Palermo tra degrado e paura: la città trema mentre la violenza avanza
Tra sparatorie e intimidazioni, i cittadini sono esausti. Lagalla: “Segnali preoccupanti”

CRONACA
Una città costantemente sotto tensione. Ne abbiamo parlato con il sindaco di Palermo Lagalla
Sparatorie nel cuore della notte, degrado, violenza e commercianti nel terrore. Palermo non è più sicura.
Palermo fa i conti con una recrudescenza di violenza armata che non si vedeva da anni: vetrine distrutte, residenti quasi barricati in casa, commercianti che non dormono più. Prima il deposito di Sicily by Car in via San Lorenzo, poi un’autorimessa a Sferracavallo, poi il ristorante Il Brigantino. Ogni raid è un messaggio. E il messaggio è arrivato.
Negli ultimi giorni Via Don Minzoni è stata teatro di una ventina di colpi esplosi nel silenzio della notte. Poche ore dopo, una nuova sparatoria in via Montalbo ha ferito un uomo di 37 anni — e, per tragica fatalità, una donna di 71 anni che si trovava nelle vicinanze, uscita semplicemente a fare la spesa.
Giovani, armati e pericolosi
Gli investigatori parlano di una vera e propria “banda del kalashnikov” e ripresa mafiosa. Non si tratta di sbandati isolati: è una rete giovane, violenta e strutturata, che risponde — o cerca di rispondere — alla logica dell’intimidazione mafiosa.
“In tredici anni di attività non ho mai avuto paura come adesso”
— una commerciante di Sferracavallo.
Sono soggetti che non rispondono alle logiche tradizionali della criminalità palermitana: proprio per questo, secondo chi indaga, sono più difficili da anticipare e più pericolosi nell’imprevedibilità delle loro azioni.
Lagalla: “Il rischio è reale, ma non è compito del Comune fermarli”
“Ci sono motivi più che sostenibili per essere preoccupati rispetto a una recrudescenza di una violenza che, nei casi di cui ci occupiamo, non nasce da una degenerazione occasionale della movida o da altre cause non sistemiche. Qui c’è il rischio di una ripresa, di un sopravvento di un’area delinquenziale di stampo prettamente mafioso. E questo assolutamente sì: lo vediamo anche nell’ambito del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica.”
— Roberto Lagalla, Sindaco di Palermo
Il sindaco non si nasconde. Sa che quanto sta accadendo non è rumore di fondo: è il sintomo di una guerra di posizionamento tra nuovi soggetti criminali, sotto l’occhio vigile — e spesso silenzioso — dei clan consolidati. Ma Lagalla indica anche i limiti del mandato comunale:
“È chiaro che una connotazione così identitaria, purtroppo così marcata, è pienamente nelle mani dei responsabili della magistratura e delle forze dell’ordine. Noi dobbiamo concorrere mantenendo il controllo del territorio e contribuendo all’assolvimento di quei servizi che, se svolti da loro, potrebbero distrarre le funzioni della Polizia di Stato, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.”
— Roberto Lagalla, Sindaco di Palermo
Una città che resiste
Fuori dai locali colpiti, i cartelloni appesi sono un gesto di resistenza civile. Le piazze si riempiono di voci che chiedono risposte. Ma quando un kalashnikov spara in pieno pomeriggio e ferisce una nonna di 71 anni, la soglia della tolleranza è già stata superata da un pezzo.
Palermo non si scopre improvvisamente “isola infelice”: la criminalità organizzata ha sempre avuto radici profonde in questa città. Ma la velocità con cui questi raid si sono moltiplicati, la ferocia degli armamenti usati e la totale assenza di discrezione — una Fiat 500 senza targa nel cuore della notte — segnalano qualcosa di nuovo. Una generazione criminale che non conosce le regole del passato, o che ha scelto deliberatamente di ignorarle.



