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Palermo, Progetto ‘Buoni Dentro’ per i detenuti

(Adnkronos) – Per i detenuti la formazione culturale e professionale e’ il miglior sistema di inclusione sociale, la loro aspirazione prioritaria, e ‘Buoni Dentro‘ si e’ rivelato un progetto dalla strategia vincente, una best practice che aumenta  le loro probabilita’ di inserimento nel mondo del lavoro. E’ quanto emerge dal report finale di Buoni Dentro, un progetto realizzato da Infaop (Istituto nazionale per la formazione, l’addestramento e l’orientamento professionale) e presentato oggi a Palermo.

La ricerca dal titolo ‘Uno sguardo tra i pianeti della popolazione‘ detenuta presso la Casa Circondariale Pagliarelli di Palermo e’ stata presentata nel corso di un convegno presso il teatro dell’Istituto penitenziario Pagliarelli. Condotta da Laura Stallone, Rosario Barone e Mario Lo Iacono, tre ricercatori dell’Associazione ProTeOS, e’ volta a una analisi ravvicinata della popolazione carceraria in Sicilia, con particolare attenzione ai temi della detenzione femminile, degli stranieri, delle tipologie di reati, nonche’ alle tematiche relative al trattamento penitenziario, il lavoro, l’istruzione e le attivita’ ricreative e culturali promosse all’interno dell’amministrazione carceraria.

Il progetto Buoni Dentro e’ nato con lo scopo di dare una nuova immagine della struttura carceraria e dei detenuti attraverso un programma di formazione durato 24 mesi per riqualificare professionalmente un gruppo di detenuti e detenute del carcere palermitano al fine di ampliare le loro possibilita’ di accesso al mondo del lavoro, per mezzo di due corsi di formazione professionale paralleli: ‘mastro pastaio’ per gli uomini e ‘operatrice socio assistenziale’ per le donne. Partner di Buoni Dentro sono il Pastificio Giglio per la formazione dei detenuti e la Cooperativa Sociale Isola, per quella delle detenute. Realizzato nell’ambito del Programma operativo obiettivo convergenza 2007-2013, Fondo sociale Europeo, Regione Siciliana, il progetto Buoni Dentro e’ stato promosso da Infaop e coordinato da Mediali.

“La pena non ha solo un contenuto afflittivo ovvero la privazione della liberta’ personale , ma deve anche tendere alla rieducazione mirata al reinserimento del condannato in quella stessa societa’ che lo ha espulso. Lo sforzo per far si’ che avvenga il recupero non puo’ dipendere dunque solo dall’amministrazione penitenziaria» ha dichiarato Maurizio Veneziano, provveditore regionale dell’Amministrazione Penitenziaria «essa ha bisogno del supporto di attivita’ di formazione e volontariato, grazie alle quali il percorso di inclusione sociale diviene piu’ semplice”.

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