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ORETO: QUEL TORRENTE CHE PUO’ DIVIDERE PALERMO (E NON SOLO) IN DUE

Pochi ci hanno pensato, ma presto a Palermo potrebbe sorgere una barriera fisica invalicabile, in grado di dividere la città in due. E non solo la città.

La premessa riguarda la valle del fiume Oreto la quale, in realtà, si riduce a poche decine di metri attraversabili con infrastrutture di ridotta entità. Niente a che vedere con ben altre barriere naturali, come il Tevere a Roma, la Senna di Parigi o il Danubio di Vienna. Però, incredibilmente, quello che si può definire a buon diritto un torrente rischia di diventare un ostacolo ben più difficile da superare, nel bel mezzo della Conca d’Oro.

I quattro ponti sull’Oreto

La situazione vede, ad oggi, quattro ponti attraversare la valle a disposizione del traffico veicolare. Andando da mare a monte, il Ponte di Mare, sulla via Messina Marine, il ponte delle Teste Mozze su corso dei Mille, il ponte Oreto sull’omonima via ed il ponte Corleone sulla circonvallazione.

Di queste quattro opere di attraversamento, soltanto la seconda ha una storia recente: è stata realizzata, previa demolizione del ponte preesistente, pochi anni fa, tra il 2013 ed il 2015. Il ponte divenne “bimodale” ovvero in grado di far passare, con strutture e larghezza adeguata, sia i mezzi su gomma che il tram della linea 1.

Gli altri ponti sono tutti di antica data, ma quello che desta maggiori preoccupazioni è proprio il più recente, il ponte Corleone. Non solo per le condizioni manutentive, a dir poco carenti, ma soprattutto per l’importanza ricoperta nell’ambito del tessuto viario palermitano, e non solo.

La circonvallazione, infatti, non collega soltanto i diversi quartieri della città di Palermo, ma consente l’attraversamento dell’area urbana per i flussi veicolari diretti dall’area centro-orientale della Sicilia alla sua estremità nord-occidentale. La quale, come è noto, comprende due aeroporti ed un’intera provincia, quella di Trapani.

l lavori attualmente in corso servono più per “tamponare” che per risolvere la situazione statico-strutturale del ponte, che, comunque, ha causato la limitazione al transito degli automezzi, con riduzione di carreggiata e code chilometriche ad ogni ora del giorno.

Speriamo che i “tamponi” funzionino. Le alternative, infatti, sarebbero a dir poco avventurose. Il ponte Oreto, è sottoposto anch’esso a corpose limitazioni, potendovi passare, di fatto, soltanto i veicoli leggeri. Il ponte di Mare, datato 1778,  non gode certo di ottima salute: in questo caso vige il divieto di transito per gli automezzi di massa superiore a 35 tonnellate. Occorrerà lavorare, e parecchio, per mantenerne la fruibilità.

Rimarrebbe il ponte di corso dei Mille, peraltro in ottime condizioni, ma raggiungerlo, per chi proviene dalla circonvallazione, è una vera e propria odissea. Da sud, occorre attraversare le strade impervie del quartiere Brancaccio; da nord ci si imbatte nel centro storico, già oggetto di ZTL, o nelle strette strade che lo circondano.

Il commissariamento basterà?

La recente nomina del commissario governativo per la riqualificazione ed il raddoppio del Ponte Corleone non suscita particolari entusiasmi in chi scrive; viceversa, ha fatto esultare tanti, soprattutto politici, magari poco avvezzi alla materia “lavori pubblici”. I tempi, infatti, saranno comunque molto lunghi.

Va considerato che occorre ancora procedere alla ri-progettazione dell’intervento di raddoppio, solo recentemente assegnata ad un gruppo di professionisti. Si tratta di riprendere ed attualizzare un progetto intrapreso una ventina di anni fa, e rimasto inattuato per il fallimento dell’impresa esecutrice; esso prevede l’affiancamento delle due attuali carreggiate con due ponti, più stretti, a servizio di due carreggiate laterali.

I tempi progettuali, non li decide certo il commissario, ma sono quelli di contratto.  Così come nulla potrebbe, costui, di fronte ad un qualsivoglia diniego degli enti ai quali il progetto sarà sottoposto per l’approvazione. Anche perché, in tempi recenti qualcuno ha pensato bene di togliere, a questi Commissari, la facoltà di derogare alle norme di salvaguardia ambientale.

Chissà se un anno basterà a definire questi adempimenti… Dopodichè occorrerà comunque appaltare l’opera: anche adottando le previste procedure semplificate, si tratta di adempimenti che prendono mesi, se tutto va bene. Quindi occorrerà eseguire le opere, ed anche qui il Commissario può ben poco, a meno che, dotato di cazzuola, non decidesse di dare una mano di persona.

Tra incantieramento, esecuzione, collaudi non potrebbero passare meno di altri due anni per realizzare e rendere percorribili le carreggiate laterali; le quali, una volta impegnate dal traffico, potrebbero consentire di lavorare a quelle esistenti. Ma, in questo caso, si tratta di un altro progetto e di un altro appalto!

Nel frattempo, ancorchè su nuove carreggiate laterali, la strozzatura rimarrebbe. Tempi lunghi, quindi, per i palermitani al volante e le loro quotidiane imprecazioni. Queste ultime, c’è da giurarci, non riguarderanno soltanto l’attuale sindaco.

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