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Scuola e islam a confronto: la moschea di Palermo apre le porte agli studenti

Due classi in visita alla moschea tunisina: un incontro su islam, cattolicesimo e convivenza civile

DIALOGO

Due classi della scuola Finocchiaro Aprile di Palermo hanno visitato la moschea tunisina di Vicolo Gran Cancelliere per un incontro pensato per abbattere pregiudizi e costruire ponti tra culture religiose diverse. A raccontarlo è stato Sami Ben Abdelaali, presidente dell’associazione Al Nur, che ha accolto gli studenti e aperto lo spazio al dialogo libero e diretto.

I ragazzi hanno avuto la possibilità di fare tutte le domande che volevano sull’islam, senza filtri né argomenti off limits. Ne è scaturito un confronto vivace, dove curiosità e maturità hanno caratterizzato ogni intervento degli studenti. Ben Abdelaali ha sottolineato come l’incontro abbia toccato in modo particolare i punti comuni tra la religione islamica e quella cattolica, rivelando radici condivise spesso ignorate nel dibattito pubblico.

“È stato un momento ricchissimo di idee e di iniziative”, afferma il presidente di Al Nur, rimarcando il valore di un dialogo interreligioso concreto e non retorico, capace di superare la diffidenza attraverso la conoscenza diretta. In un contesto geopolitico che alimenta tensioni e semplificazioni, la moschea palermitana ha scelto di puntare sulla scuola come luogo privilegiato di costruzione della pace.

Confronto interreligioso, inclusione e nodi sociali

L’iniziativa si inserisce in un percorso più ampio portato avanti da Al Nur, che vede nelle nuove generazioni non solo il futuro, ma una vera e propria infrastruttura di cambiamento già attiva. Ragazze e ragazzi, da Palermo fino ai centri più periferici dell’isola, diventano così nodi di una rete culturale che si muove tra solidarietà, tolleranza e convivenza, in una Sicilia che storicamente funziona come crocevia di civiltà, identità e contaminazioni.

In questo scenario, la scuola e gli spazi di incontro non sono più semplici luoghi formativi, ma veri laboratori sociali dove si sperimenta un’idea di comunità meno rigida e più porosa, capace di mettere in discussione stereotipi e gerarchie culturali sedimentate nel tempo.

La visita alla moschea di Vicolo Gran Cancelliere non è stata una semplice gita scolastica, ma un momento fondativo: un’esperienza capace di lasciare il segno, perché chi impara a guardare l’altro senza paura a sedici anni difficilmente impara a odiarlo da adulto.

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