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Chinnici ad Argiroffi: “Sei stata la donna di tutti.” Lei: “Mi hai dato della puttana.”

Dario Chinnici si scusa ma si difende: "Era una critica politica." Il movimento Controcorrente non ci sta: "Non è degno di essere chiamato uomo."

“Sei stata la donna di tutti.” Parole pronunciate durante una riunione istituzionale, davanti a colleghi eletti, in una sala che avrebbe dovuto ospitare la politica. Non un bar, non un retroscena privato: un’aula delle istituzioni. E con quelle queste parole, un consigliere comunale ha fatto capire a tutti quanto una donna — anche solo evocato, anche solo usato come metafora — rimanga ancora, nel 2026, un’arma da brandire quando non si hanno argomenti migliori.

L’insulto che non è una metafora. “Sei stata la donna di tutti.”

Il consigliere comunale Dario Chinnici pronuncia una frase sessista nei confronti della collega Giulia Argiroffi durante una riunione dei capigruppo. Lei risponde: “Mi hai dato della puttana.” Perché certe parole non hanno un “piano politico”.

Durante una conferenza dei capigruppo al Comune di Palermo, il consigliere Dario Chinnici — capogruppo di Lavoriamo per Palermo, in quota sindaco — ha rivolto alla collega Giulia Argiroffi, del movimento Controcorrente, una frase che non ha lasciato spazio all’ambiguità: “Sei stata la donna di tutti, politicamente parlando.”

Argiroffi non ha avuto dubbi sull’interpretazione: “Mi hai dato della puttana.” Punto. Non perché sia di sinistra o di destra. Non perché voglia strumentalizzare. Ma perché certe parole, indipendentemente dall’aggettivo che ci appiccichi dopo, sanno di una sola cosa.

La reazione di Controcorrente

Ismaele La Vardera — leader di Controcorrente:

“Un consigliere comunale, in quota sindaco, non può e non deve affermare una cosa simile. Condanniamo fermamente questo gesto che non fa altro che dimostrare la caratura di questo ominicchio politico. Una frase di una gravità inaudita che il sindaco Lagalla non può lasciare passare. Lagalla prenda le distanze e chieda scusa a nome della città alla nostra consigliera comunale. L’unica cosa accettabile per noi da parte di Chinnici sono le dimissioni. Chinnici si vergogni, non è degno neanche di essere chiamato uomo.”

Ismaele La Vardera, leader di Controcorrente

Le “scuse” di Chinnici

Chinnici ha poi dichiarato pubblicamente di aver inteso la frase “esclusivamente sul piano politico”, riferendosi ai numerosi cambi di partito della collega. Ha ammesso che si è trattata di una frase “infelice”, sostenendo però che il video diffuso pubblicamente avrebbe estrapolato solo parte della discussione, omettendo parole precedenti della Argiroffi nei suoi confronti.

“Riconosco che si sia trattato di una frase infelice, che poteva essere interpretata in maniera diversa dalle mie intenzioni ed è per questo che ho già chiesto scusa personalmente alla collega Argiroffi. Allo stesso tempo, non posso non rilevare come il racconto di quanto accaduto sia stato parziale e strumentale.” — Dario Chinnici, capogruppo Lavoriamo per Palermo

Scuse condizionate, dunque. Un “mi dispiace, ma” — che è la struttura retorica preferita di chi non si dispiace davvero. La dignità di una donna non si bilancia con le “parole pesanti” che avrebbe detto prima. Non funziona così.

Le dichiarazioni di Lagalla

“Quanto accaduto durante la conferenza dei capigruppo impone a tutti una riflessione sul livello del confronto politico e istituzionale in città. Ritengo doveroso stigmatizzare l’espressione infelice utilizzata dal consigliere Dario Chinnici nei confronti della consigliera Giulia Argiroffi, così come considero importante prendere atto del chiarimento e delle scuse che sono già state rivolte personalmente. Il richiamo a “disarmare le parole”, più volte espresso dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, deve rappresentare un riferimento per tutte le forze politiche.” — Roberto Lagalla, sindaco di Palermo

Le dichiarazioni del consiglio comunale

“Esprimo la mia più totale solidarietà alla collega Giulia Argiroffi, vittima di un gravissimo insulto da parte di un altro consigliere. Il Consiglio comunale di Palermo, così come ogni istituzione democratica, non può e non deve essere un luogo in cui trovano spazio insulti e aggressioni verbali. Ancor meno quando si tratta di offese a una donna, che non solo feriscono profondamente la persona colpita, ma ledono anche la dignità e l’immagine dell’intero Consiglio comunale.”

Giulio Tantillo, presidente del Consiglio comunale di Palermo

La politica, di destra, di sinistra, di centro  non può permettersi questo

Non chiamiamola “frase infelice”. Non chiamiamola “metafora politica mal riuscita”. Chiamiamola con il suo nome: un insulto sessista pronunciato in un’istituzione pubblica, davanti a testimoni, da un uomo che aveva smesso di avere argomenti. Giulia Argiroffi ha detto la verità, e la verità è scomoda solo per chi quella frase l’ha pronunciata. Le scuse arrivate dopo, condite di “ma prima lei”, non restituiscono nulla. Non perché sia politically incorrect. Perché è sbagliato. Perché le istituzioni sono fatte anche di parole, e certe parole non hanno cittadinanza in nessun consiglio comunale d’Italia. Punto.

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