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Il 19enne sventola la pistola finta, il 23enne nasconde 46 dosi e un seghetto: benvenuti a Palermo

Giro di vite dei Carabinieri, quando la stupidità incontra la criminalità

Le notti palermitane continuano un continuo di episodi che mescolano incoscienza giovanile e degrado urbano. I Carabinieri di Piazza Verdi intensificano i controlli tra il centro storico e le periferie di Palermo, con due interventi che hanno portato a una denuncia e un arresto nelle ultime ore.

La pistola giocattolo? la nuova moda degli incoscienti

Durante un pattugliamento notturno in via Nicolò Turrisi, i militari della Stazione Centro hanno fermato un’auto dopo aver notato un ragazzo di 19 anni che, seduto al posto del passeggero, brandiva una pistola dal finestrino puntandola verso l’alto. Il veicolo è stato bloccato in Piazza Verdi e la successiva perquisizione ha permesso di scoprire che si trattava di una pistola in plastica a piombini con tappo rosso. Il giovane è stato denunciato in stato di libertà per procurato allarme.

Droga e ancora droga

Più grave la situazione in via Padre Spoto, dove i Carabinieri di Brancaccio hanno arrestato un pregiudicato di 23 anni, già sottoposto alla misura della presentazione alla polizia giudiziaria. L’uomo ha destato sospetti quando, alla vista della pattuglia, ha iniziato a camminare nervosamente avanti e indietro.

La perquisizione ha fatto emergere quanto nascondeva addosso: 4 dosi di cocaina e 42 di hashish, un seghetto con lama di 14 centimetri e 80 euro in contanti considerati provento dell’attività di spaccio. Il 23enne è stato arrestato per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente e denunciato per porto abusivo di armi o oggetti atti ad offendere.

Quando la “bravata” diventa campanello d’allarme

Ennesimo episodio in poche settimane: ragazzi che sventolano pistole giocattolo dalle auto come fossero in un videogame. Ma chiamarle bravate è un errore che rischia di costare caro alla società. Questi gesti non sono innocue ragazzate, sono prove generali di delinquenza, sintomi di una cultura della prevaricazione e dell’intimidazione che viene normalizzata fin dall’adolescenza.

Chi oggi brandisce una replica domani potrebbe impugnare un’arma vera, perché il confine tra gioco e crimine si assottiglia quando manca educazione, consapevolezza e, soprattutto, sanzioni adeguate. Le denunce per procurato allarme sono troppo blande: servono pene esemplari, lavori socialmente utili obbligatori, percorsi rieducativi coatti. Altrimenti continueremo a leggere di diciannovenni “simpatici” che oggi spaventano i passanti e domani riempiono le pagine di cronaca nera.

Il caso di Brancaccio è diverso solo all’apparenza

Un pregiudicato di 23 anni, già noto, già sottoposto a misure, già nel sistema. Eppure ancora in strada a spacciare con le tasche piene di dosi e un seghetto addosso. Gli arresti domiciliari, l’ennesima misura “morbida” per chi della legalità ha fatto carta straccia da tempo.

Due episodi che fotografano una città dove la “bravata” convive con la piaga dello spaccio, mentre le forze dell’ordine tentano di arginare fenomeni che richiederebbero ben altre politiche di prevenzione sociale.

La domanda resta sempre la stessa: basteranno i controlli a risolvere problemi che affondano le radici nel disagio e nell’assenza di alternative?

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