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Palermo, arrestato boss di Cosa Nostra. Scongiurata nuova faida di mafia

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I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Palermo, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, hanno dato esecuzione ad un provvedimento di fermo del P.M., per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso, nei confronti di 8 persone, esponenti di vertice del mandamento mafioso di Palermo “Porta Nuova”.

Il sodalizio, che si articola nelle famiglie mafiose di “Porta Nuova”, “Palermo Centro” e “Borgo Vecchio”,  riveste grande importanza nelle dinamiche criminali di “Cosa Nostra”, in quanto opera nel cuore della città dove sorgono alcune tra le più importanti attività commerciali, i tre mercati storici (“Ballaro”, “Capo”, “Vucciria”) e il porto.

I rilevanti interessi connessi con questo ambito cittadino costituiscono probabilmente la ragione per cui “Cosa Nostra”, nonostante i durissimi colpi subiti negli ultimi anni, sia sempre riuscita ad assicurare un rapidissimo “rimpiazzo” di capi e gregari.

L’indagine “Iago” ha consentito di ricostruire l’attuale organigramma del mandamento mafioso, facendo emergere i ruoli dei loro capi e le dinamiche che hanno portato alle loro investiture, ma soprattutto ha permesso di scongiurare l’inizio di una pericolosa faida tra famiglie mafiose.

L’ASSOCIAZIONE  PER DELINQUERE

L’operazione è il risultato di un’attività d’indagine avviata nel gennaio del 2013 e incentrata su Giuseppe Di Giacomo (assassinato il 12 marzo 2014), braccio destro dell’allora reggente del mandamento, Alessandro D’Ambrogio (arrestato nell’operazione “Alexander”).

La leadership del Di Giacomo, dapprima responsabile della famiglia mafiosa di “Porta Nuova”, era stata acquisita anche grazie ad una importante parentela, quella con il fratello ergastolano Giovanni Di Giacomo, uno dei componenti del gruppo di fuoco del boss mafioso Pippo Calò, storico capo del mandamento di “ Porta Nuova”.

Le intercettazioni delle conversazioni intercorse tra i due fratelli in carcere, oltre a delineare il ruolo apicale assunto da Giuseppe Di Giacomo, hanno permesso di ricostruire le capacità operative dell’intera consorteria.

Determinante è apparso il ruolo di Giovanni Di Giacomo, personaggio carismatico e di grande caratura criminale che, consapevole del ruolo di rilievo ricoperto dal fratello, lo guidava dal carcere consigliandogli le strategie criminali da intraprendere, soprattutto in relazione alla gestione della c.d. “cassa”. A tal proposito, illuminante appare la conversazione, intercorsa tra i fratelli, in occasione della quale viene messo in evidenza  che per il pagamento delle c.d. “mesate” agli affiliati del mandamento era necessaria la somma complessiva di 11.500,00 euro:”.… sì … allora … ora ti dico una cosa …a quello nostro … gli devo mettere … ogni mese … ogni mese si devono mettere undici e cinque”.

GLI ASSETTI DEL MANDAMENTO E I SUOI VERTICI

Nel luglio del 2013, con l’operazione Alexander e l’arresto di Alessandro D’Ambrogio, viene decapitato il vertice del mandamento mafioso. Senza temporeggiamenti, viene nominato, quale successore, Giuseppe Di Giacomo al quale tale decisione viene chiaramente comunicata dal fratello Giovanni in occasione di uno dei periodici incontri: “....ma poi c’è un’altra cosa che fuori non la sa nessuno … questa te la dico a te …  e ad un certo punto dovrà venire fuori … a TE ti abbiamo fatto NOI ALTRI (ndr I boss detenuti)…a LUI (ndr Gregorio Di Giovanni) chi l’ha fatto… il NICCHI?!…e chi l’ha autorizzato????!!!!…e questi sono tutti abusivi sono… ricordatelo!

Ma tale situazione è destinata a suscitare presto risentimenti in mafiosi di rango che, scarcerati di lì a poco, non condividono la leadership del momento, nonostante Giuseppe Di Giacomo non abbia mai fatto venire meno il  sostentamento agli affiliati detenuti e ai loro familiari.  Il 12 marzo 2014 Giuseppe Di Giacomo viene ucciso in un agguato eseguito con le classiche modalità mafiose, nel cuore del mandamento di cui era reggente.

L’omicidio innesca nei familiari un’incontrollabile desiderio di vendetta e DI GIACOMO Giovanni e il fratello Marcello progettano di uccidere coloro che ritengono essere i responsabili del  delitto, convinti anche da alcune insinuazioni venute a conoscenza dell’ergastolano.

GLI ALTRI PROGETTI OMICIDIARI

Gli incontri in carcere tra i fratelli Giovanni e Giuseppe Di Giacomo sono costantemente incentrati sulla necessità di eliminare qualche personaggio ritenuto non in linea con la nuova gestione della consorteria. I due, al fine di rimarcare lo spessore della reggenza, parlano dell’opportunità di uccidere un sodale, che egoisticamente non vuole mettere a disposizione degli affiliati le proprie risorse economiche, e della necessità di eliminare un  uomo d’onore prossimo alla scarcerazione, in quanto ritenuto responsabile di un proposito omicidiario ordito dal boss Salvatore Cancemi nei confronti di Giovanni quando quest’ultimo era in libertà. Inquietante, a tal proposito, lo scambio di battute tra i fratelli:

GIOVANNI:   … hai capito? però ti metti sempre un uomo vicino
GIUSEPPE:      … certo
GIOVANNI:    … TUM … NEL SACCO … L’IMPORTANTE CHE LO DOVETE “AVVRURICARE” (ndr seppellire) ... tutto qua è il discorso
GIUSEPPE:      … certo
GIOVANNI:    … QUACINA … QUACINA (ndr calce) … DI SOPRA
GIUSEPPE:      … si … eh … eh
GIOVANNI:    …GLI TOGLIETE I VESTITI
GIUSEPPE:      … si … lo so
GIOVANNI:    … LE SCARPE … hai capito?
GIUSEPPE:      … si
GIOVANNI:    … CI FAI IL TRATT … PERO’ QUANDO VIENE IL CRASTO … “BATTITILO SEMPRE IN CAPO”
GIUSEPPE:      … si
GIOVANNI:    … PERCHÉ PUÒ AVERE QUALCHE… CAPITO?
GIUSEPPE:      … si
GIOVANNI:    … QUESTO E’ IL DISCORSO… PER EVITARE “U’ SCRUSCIO”

Ecco chi sono gli arrestati:

Marcello Di Giacomo, affiliato alla famiglia mafiosa di Porta Nuova; Vittorio Emanuele Lipari, affiliato alla famiglia mafiosa di Porta Nuova; Onofrio Lipari, detto Tony, reggente della famiglia mafiosa di Porta Nuova; Nunzio Milano, uomo d’onore della famiglia mafiosa di Porta NuovaStefano Comandè, affiliato alla famiglia mafiosa di Porta Nuova; Francesco Zizza, affiliato alla famiglia mafiosa di Porta Nuova; Salvatore Gioeli, reggente della famiglia mafiosa di Palermo Centro; Tommaso Lo Presti, reggente della famiglia mafiosa di Palermo Centro successivamente a Salvatore Gioeli.

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