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Orestiadi, venerdì a Gibellina “Italianese” e la grande musica con il “Trio”

Per il festival “Orestiadi, nel segno del contemporaneo”, promosso dalla Fondazione Orestiadi con la direzione artistica di Claudio Collovà, domani, Venerdì 27 giugno alle  21 a Palazzo Di Lorenzo è in programma “Italianesi”, di Saverio La Ruina, produzione “Scena verticale”. Musiche originali eseguite dal vivo da Roberto Cherillo. Ingresso libero.

Esiste una tragedia inaudita, rimossa dai libri di storia, consumata fino a qualche giorno fa a pochi chilometri dalle nostre case. Alla fine della seconda guerra mondiale, migliaia di soldati e civili italiani rimangono intrappolati in Albania con l’avvento del regime dittatoriale, costretti a vivere in un clima di terrore e oggetto di periodiche e violente persecuzioni. Con l’accusa di attività sovversiva ai danni del regime la maggior parte viene condannata e poi rimpatriata in Italia. Donne e bambini vengono trattenuti e internati in campi di prigionia per la sola colpa di essere mogli e figli di italiani. Vivono in alloggi circondati da filo spinato, controllati dalla polizia segreta del regime, sottoposti a interrogatori, appelli quotidiani, lavori forzati e torture. In quei campi di prigionia rimangono quarant’anni, dimenticati.

Sempre domani, venerdì 27 giugno alle 22 in piazza XV Gennaio la musica internazionale è di scena con “Trio”. Con Ernst Reijseger, Mola Sylla e Harmen Fraanje. Ingresso libero.

Questo trio crea una musica personale, che evoca una forte reazione nel pubblico, come fossero canti sacri. I musicisti contribuiscono ognuno con composizioni originali, i loro diversi background e il vocabolario personale si connettono miracolosamente. Reijseger, Fraanje and Sylla si sono conosciuti bene negli ultimi anni, condividendo molte avventure, sia come trio che in altri progetti, come la colonna sonora del film di Werner Herzog’s My Son My Son What Have Ye Done e Cave of Forgotten Dreams. Suonare insieme è diventata una droga. Quando il produttore Stefan Winter ha chiesto a Reijseger qual sarebbe stato il prossimo progetto, lui ha risposto: “È questo trio, perché ho trovato, assolutamente per coincidenza, questo grande pianista e questo angelo di cantante che mi fanno suonare in maniera diversa, è un organismo vivente, questo trio”. Non è un concetto, infatti i suoi concetti mutano tutto il tempo, servono nuovi approcci e questi sono perfettamente riconosciuti dai suoi membri. Non è una democrazia ma una cooperazione sensibile. Questo trio suona dei readings dei suoi materiali. Questo significa che la forma nasce durante la performance, nessuna struttura è decisa in anticipo, il trio prova semplicemente delle possibilità e si esercita comunicando musicalmente. Ernst Reijseger, Harman Fraanje e Mola Sylla creano una musica unica, originale e personalissima.

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