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Orestiadi, domani la seconda tappa di “A sicilian walk” e “Sandro Penna. Una quieta follia” di Elio Pecora

Doppio appuntamento domani, giovedì 9 luglio, per il Festival Orestiadi di Gibellina, promosso dalla Fondazione Orestiadi, con la direzione artistica di Claudio Collovà.

A partire dalle 19, al Museo delle Trame Mediterranee sarà presentata la seconda tappa di “A sicilian walk”, a  cura di Giusi Diana, installazioni di Sebastiano Mortellaro. Cinque istituzioni si sono unite per dare vita a un progetto di mostra diffusa con lo scopo di promuovere l’arte contemporanea. Diffondere la conoscenza delle peculiarità del territorio siciliano è l’obiettivo della mostra diffusa curata da Giusi Diana realizzata dal Museo Riso in collaborazione con il Parco Archeologico e Paesaggistico della  Valle dei Templi, Fam Fabbriche Chiaramontane, Agrigento, Fondazione Orestiadi e Museo delle Trame Mediterranee, Gibellina, e  con la Fondazione Fiumara d’Arte, di Castel di Tusa.

“A Sicilian Walk” trae ispirazione dall’omonima opera dell’artista inglese Richard Long un textwork su carta del 1997 che fa parte della collezione permanente del Museo Riso. È un invito a mettersi in viaggio, ad attraversare l’entroterra siciliano tra paesaggi naturali e suggestioni d’arte contemporanea. Ingresso libero.

Alle 21,15 va in scena Sandro Penna. Una quieta follia. di Elio Pecora. Regia di Massimo Verdastro; con Massimo Verdastro e Giuseppe Sangiorgi; rielaborazione drammaturgica di Massimo Verdastro; musiche originali di Riccardo Vaglini; progetto luci di Marcello D’Agostino; aiuto Regia Giuseppe Sangiorgi; assistenza tecnica Marco Ortolani; prodotto da Centro Diaghilev (Bari) in collaborazione con Compagnia Massimo Verdastro.

Il costo del biglietto intero è di 10 euro, mentre il ridotto (over 65, under 24 e titolari ideanet e PMo card) è 8 euro. Prevendite a Palermo da Modusvivendi, via Quintino Sella, 79. Per maggiori informazioni chiamare lo 0924.67844 oppure visitare il sito www.orestiadi.it.

Sandro Penna. Una quieta follia è concepito come una sorta di spartito musicale, sull’onda di una forte ed empatica conoscenza che Pecora ha del poeta perugino. Il monologo che ne è venuto fuori accoglie in sé le poesie, le prose e alcuni frammenti dei diari inediti. Il lavoro di Pecora, rielaborato drammaturgicamente da Verdastro, vede un Sandro Penna insonne che si racconta e rivela e, mentre riflette e confida le fonti e le ragioni della sua opera poetica, descrive le sue giornate e il tempo trascorso: gli anni del fascismo, la guerra, il secondo dopoguerra, la sua intera esistenza fatta di inquietudini e di stupori. In una stanza da cui ha smesso di uscire, dove sono accatastati e sparsi oggetti di ogni tipo nella confusione più totale, il poeta elenca i suoi mali, si dilunga sulle sue insonnie. Vagando nella sua stanza, ingoiando pillole, ci parla della sua infanzia difficile, dei suoi rapporti con il padre e con la madre, che ha segnato la sua esistenza, madre amorosa e crudele, traditrice e giudicante. Quindi l’incontro con l’amico che gli parlò di Rimbaud e Baudelaire, la comparsa della poesia; i dissidi interiori, la diversità ben prima di quella sessuale; l’amore intravisto, inseguito, negato; gli anni della giovinezza, gli impieghi brevi, i piccoli commerci, la sua visione della vita accolta nei versi; le sue frequentazioni e amicizie con Montale, Saba, Pasolini e Morante.

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