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C’è la firma di Palermo sulla mappa segreta dei fondali del Mediterraneo

I professori Sulli e Agate tra gli autori del documento che ricostruisce la complessa geologia marina tra rischi sismici e nuove risorse.

RICERCA

I fondali del Mediterraneo hanno una nuova mappa: due professori di Palermo tra gli autori

Attilio Sulli e Mauro Agate del DiSTeM hanno contribuito alla realizzazione della “Carta Strutturale dei mari italiani”, uno strumento scientifico che ricostruisce vulcani, faglie e montagne sommerse intorno alla Penisola

Sotto le acque del Mediterraneo si nasconde un mondo che fino a oggi era solo parzialmente leggibile: montagne sommerse, vulcani, scarpate e sistemi di faglie formatisi nel corso di milioni di anni. Adesso quella complessità ha una rappresentazione organica, consultabile online, che porta anche la firma di due ricercatori siciliani.

La firma siciliana sul progetto nazionale

I professori Attilio Sulli e Mauro Agate, del Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare (DiSTeM) dell’Università degli Studi di Palermo, figurano tra gli autori della «Carta Strutturale dei mari italiani», il documento scientifico di riferimento che per la prima volta restituisce una visione integrata delle strutture geologiche che caratterizzano i fondali marini del nostro Paese.

Un consorzio di enti pubblici e atenei

Il progetto è stato coordinato dal Dipartimento per il Servizio Geologico d’Italia dell’ISPRA e realizzato in collaborazione con CNR-ISMARINGVOGS e le Università di Genova, Roma Tre e Trieste. Il lavoro si inserisce nel programma europeo EMODnet Geology, la rete che raccoglie e rende accessibili i dati geologici marini acquisiti nei decenni nei mari europei.

Vulcani, faglie e montagne sommerse: cosa c’è sotto il Mediterraneo

“La penisola italiana è quasi interamente circondata da bacini marini di diversa età, profondità e caratteristiche geologiche”, spiegano gli scienziati. “Sotto la superficie del Mar Mediterraneo si estende un sistema complesso di montagne e vulcani sommersi, scarpate e faglie che, nel corso di milioni di anni, hanno formato e modellato il fondale marino, generando una grande ricchezza di ambienti molto diversificati, fondamentali per lo sviluppo della biodiversità, oltre a grandi eruzioni, terremoti e maremoti”

Come è stata costruita la Carta

Per costruire la Carta, i ricercatori hanno integrato i dati presenti in letteratura per descrivere le aree sommerse e chiarire le relazioni geologiche tra i diversi domini della crosta terrestre: aree di avampaese, zone di subduzione dove una placca si immerge sotto un’altra, sistemi vulcanici, bacini di retroarco e bacini oceanici mesozoici. «L’armonizzazione delle informazioni disponibili», aggiungono, «consente oggi di disporre di uno strumento scientifico utile non solo per la ricerca, ma anche per le attività di pianificazione e gestione dell’ambiente marino».

A cosa serve: sicurezza, energia e tutela ambientale

Le applicazioni pratiche sono concrete e urgenti. I dati raccolti servono alla tutela ambientale, alla pianificazione delle infrastrutture offshore — cavi, condotte, impianti energetici — e alla valutazione dei rischi sismici e vulcanici, inclusi maremoti e frane sottomarine. La Carta apre anche prospettive per l’esplorazione di georisorse, l’individuazione di siti per impianti eolici e geotermici e la ricerca di acqua potabile nei fondali.

Un patrimonio scientifico aperto a tutti

Un risultato che arriva da anni di ricerca congiunta e che trasforma la conoscenza del Mediterraneo da patrimonio di pochi specialisti in strumento condiviso, aperto, interoperabile — a beneficio della scienza, dell’economia del mare e della sicurezza di chi quel mare lo abita ogni giorno.

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