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Il Ponte dà fastidio: perché l’opposizione usa Niscemi come pretesto?

La tragedia siciliana diventa terreno di scontro politico contro un’infrastruttura strategica che il centrodestra ha deciso di realizzare

Niscemi o Ponte di Messina?

Il Ponte dello Stretto dà fastidio all’opposizione. E vi spiego perché

di Francesco Panasci

30 gennaio 2026 – La diatriba che in queste ore attraversa il dibattito politico nazionale non nasce da una reale contrapposizione tra bisogni, ma da una precisa scelta propagandistica. Da un lato il dramma di Niscemi, colpita da una frana che ha distrutto una parte significativa del paese; dall’altro il Ponte sullo Stretto di Messina, grande infrastruttura strategica che l’opposizione torna ad attaccare proponendo di “dirottare” i fondi destinati all’opera per la ricostruzione.

Una contrapposizione falsa, comoda, ma profondamente scorretta.

Il gioco politico: usare un’emergenza per colpire un’infrastruttura

L’opposizione detesta il Ponte non perché sia inutile o dannoso, ma perché non lo ha mai realizzato quando ne ha avuto la possibilità. Per oltre undici anni di governo, il progetto è rimasto un esercizio retorico, una promessa ciclica, mai una decisione. Oggi che il centrodestra ha scelto di portarlo avanti, il Ponte diventa improvvisamente lo “spreco”, il simbolo da abbattere, l’opera da sacrificare sull’altare di ogni emergenza.

Niscemi, in questo schema, diventa l’alibi perfetto. Si finge di difendere un territorio ferito per colpire un’opera che ha un valore istituzionale, infrastrutturale, economico e produttivo per l’intero Paese.

Il governo c’è. E i fatti lo dimostrano

Chi oggi accusa il governo di disinteresse verso Niscemi ignora – o finge di ignorare – i fatti. Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è recata sul posto, insieme al ministro Musumeci e al presidente della Regione. Sono stati stanziati i primi 100 milioni di euro per avviare il percorso di intervento. È solo l’inizio, certo, ma è un segnale politico e istituzionale chiaro: lo Stato c’è.

E c’è con un approccio che va oltre l’emergenza immediata. Perché Niscemi non ha bisogno di interventi tampone, di soluzioni “friggi e mangia” buone per un titolo o un talk show. Ha bisogno di un piano serio, strutturale, basato sulle evidenze scientifiche.

Un disastro annunciato da oltre venticinque anni

Dal 1979 si registrano segnali di instabilità del territorio. Da decenni si sa che quell’area presenta criticità profonde. Eppure nessuno, per oltre venticinque anni, ha avuto il coraggio politico di affrontare il problema alla radice. Oggi, improvvisamente, tutti sono diventati geologi, scienziati, pianificatori. Tutti con la bacchetta magica pronta.

La verità è più scomoda: quel paese non poteva stare lì. E ricostruirlo senza ripensarne radicalmente collocazione e assetto significherebbe sprecare risorse pubbliche e preparare il terreno a un nuovo disastro.

La dichiarazione di Annalisa Tardino

Su questo punto è intervenuta anche Annalisa Tardino, Commissario straordinario dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale, chiarendo un principio che dovrebbe essere ovvio ma che nel dibattito politico sembra smarrito:

«Usare la tragedia di Niscemi per sottrarre risorse al Ponte sullo Stretto non è solidarietà: è propaganda emotiva. Non si può contrapporre un’emergenza a una grande opera infrastrutturale. Occorre ricostruire Niscemi e realizzare il Ponte, che ha indiscusse ripercussioni positive sull’economia della nostra terra, anche sotto il profilo logistico.»

«I fondi destinati al Ponte sullo Stretto sono vincolati a grandi opere infrastrutturali di rilevanza nazionale ed europea. Un’eventuale modifica della loro destinazione d’uso richiederebbe l’avvio di un iter complesso e, allo stato attuale, non credo sia possibile.»

«Il Ponte va letto all’interno di una visione infrastrutturale più ampia, che riguarda anche il sistema dei porti e della logistica. Un collegamento stabile nello Stretto rafforza il corridoio Scandinavo-Mediterraneo e consente ai porti del Sud, e in particolare a quelli della Sicilia, di essere pienamente integrati nelle grandi rotte del commercio internazionale.»

«Oggi il Mediterraneo è attraversato da una quota enorme dei traffici merci globali, ma l’Italia intercetta poco più del 20% di questi flussi. Senza infrastrutture moderne, intermodali e connesse, continueremo a perdere competitività a vantaggio di altri hub europei.»

«Per questo è scorretto mettere in contrapposizione un’opera infrastrutturale strategica con un’emergenza come quella di Niscemi. Si tratta di piani diversi. La messa in sicurezza e la ricostruzione del territorio richiedono strumenti straordinari, competenze tecniche e un progetto serio, non soluzioni tampone o operazioni contabili.»

«Niscemi va ricostruita mettendo davvero al centro la sicurezza delle persone e del territorio, evitando scorciatoie che rischiano di produrre nuovi danni. Utilizzare una tragedia per fermare un’infrastruttura strategica non aiuta le comunità colpite e non rafforza il Paese.»

 

Ponte e Niscemi: non una scelta, ma una responsabilità

Il Ponte sullo Stretto non è un capriccio ideologico. È un atto istituzionale, economico e produttivo che collega territori, riduce divari, rafforza la competitività del Paese. Ed è paradossale che venga attaccato proprio da chi oggi invoca sviluppo e attenzione per il Sud.

Chi sostiene che “il Ponte lo vogliono tutti” ma poi lavora sistematicamente per impedirne la realizzazione, fa propaganda a convenienza. E usare una tragedia reale per questo scopo è politicamente e moralmente scorretto.

Lo Stato non deve scegliere tra infrastrutture e sicurezza. Deve fare entrambe le cose. E chi oggi tenta di imporre questa falsa alternativa non sta aiutando Niscemi, né l’Italia.

Francesco Panasci

È direttore e fondatore de Il Moderatore, quotidiano online indipendente attivo dal 2007. Giornalista e autore, si occupa di politica, società, cultura e attualità italiana, con un approccio critico, diretto e indipendente.

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