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12 anni dal naufragio di Lampedusa: memoria e militarizzazione

Dal dolore delle vittime alle scelte di militarizzazione dell’isola: il controllo dei confini europei dopo Lampedusa

Il 3 ottobre segna il dodicesimo anniversario del naufragio di Lampedusa, tragedia che nel 2013 costò la vita a 368 persone. Dal 2016 questa data è riconosciuta come Giornata nazionale della Memoria e dell’Accoglienza, occasione per riflettere sul dramma delle migrazioni e sull’importanza di garantire accoglienza e diritti ai migranti.

Una strage con gravi responsabilità dell’Europa nella gestione delle frontiere e delle migrazioni, con conseguenze decisive sulla militarizzazione dell’isola e del Mediterraneo, a partire dall’approvazione di EUROSUR (European Border Surveillance System) il 10 ottobre 2013.

EUROSUR e la militarizzazione del Mediterraneo

EUROSUR è un sistema dell’Unione Europea creato per migliorare la sorveglianza delle frontiere esterne, promuovendo lo scambio di informazioni tra Stati membri e con l’agenzia Frontex. Gli obiettivi ufficiali sono combattere l’immigrazione irregolare, la criminalità transfrontaliera e contribuire alla salvaguardia della vita dei migranti.

Tuttavia, dopo la strage del 3 ottobre 2013, si è assistito a uno scatto deciso nella militarizzazione dell’isola e del Mediterraneo, con vantaggi economici per le aziende che producono armi e sistemi di controllo, le stesse che traggono profitto dai conflitti globali e risultano indirettamente complici delle crisi migratorie e dei conflitti, come il genocidio palestinese.

La memoria tra celebrazioni e contraddizioni

La Giornata del 3 ottobre riceve finanziamenti anche da enti come la Fondazione Compagnia di San Paolo, parte del gruppo Banca San Paolo, che investe in armi. Nonostante la retorica dell’accoglienza e dei premi conferiti a Lampedusa, la resistenza dei lampedusani al processo di militarizzazione dell’isola è stata in gran parte silenzata, sostituita da grandi eventi, medaglie e visite di rappresentanti politici, europei e religiosi, che raccontano all’esterno la favola della “Porta d’Europa” e dell’isola accogliente.

Ci si deve chiedere cosa significhi fare memoria e come vengano coinvolti i bambini nelle celebrazioni, spesso trasformati in strumenti per legittimare la narrazione dominante. La militarizzazione dell’isola continua ancora oggi, mentre le dinamiche di guerre, migrazioni e naufragi alimentano una spirale perversa.

Una giornata di silenzi

Il 3 ottobre resta una data di memoria e riflessione, ma occorre leggere oltre le celebrazioni ufficiali: il ricordo delle vittime, le scelte politiche successive e la resistenza dei lampedusani alla militarizzazione dell’isola devono farci interrogare su cosa significhi davvero fare memoria.

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