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Igor Scalisi Palminteri presenta “Amati”, un grido contro la morte sulle strade

L’opera trasforma il dolore per la morte di Simone Gnoffo in un messaggio di responsabilità e cura di sé

ARTE E MEMORIA

Sulla parete della scuola di Simone nasce il murale “Amati”

Il 4 febbraio l’artista Igor Scalisi Palminteri inaugura un’opera dedicata a Simone Gnoffo nell’istituto che frequentava

Su una parete della palestra e del campo di calcetto dell’Istituto Duca Abruzzi – Einaudi Pareto di Palermo compare un volto, un ragazzo con il casco in mano, una spiaggia affollata di altri giovani che indossano il casco sulla testa. Quella parete diventerà un luogo di riflessione per tutti gli studenti che passano di lì ogni giorno. Il 4 febbraio a mezzogiorno l’artista Igor Scalisi Palminteri inaugura il murale intitolato “Amati”, e il nome del ragazzo dipinto è quello di Simone Gnoffo.

Simone è morto il 31 maggio del 2024, dopo un incidente stradale mentre guidava la sua moto. Ha frequentato proprio quella scuola. I genitori, Domenico Gnoffo e Anna Cusimano, e la sorella Sofia hanno chiesto alla dirigenza di trasformare uno spazio della loro scuola in un messaggio che gli studenti possano leggere ogni giorno.

Un dipinto che racconta una storia che si ripete

Scalisi Palminteri ha raccontato la scelta di dipingere Simone con il casco in mano, mentre altri giovani lo indossano sulla testa: non perché Simone non lo usasse, precisa l’artista, ma perché quel segnale visivo serve a colpire chi lo guarda.

“Questa è la storia di Simone, che abbiamo provato a dipingere su un muro. Ma la sua è la storia di tanti ragazzi e tante ragazze che sulla moto perdono la vita e lasciano dietro una scia di dolore. Cosa possiamo imparare da questa storia se non prima di tutto ad avere cura di noi stessi e amarci.”

Igor Scalisi Palminteri, artista

L’artista ha scelto il titolo “Amati” come fulcro del messaggio. Amarsi, spiega, significa stare attenti quando si sale in moto, significa usare sempre il casco, significa non correre a velocità sostenute. Le passioni contano, ma la vita conta di più.

Amati di Igor Scalisi Palminteri

La famiglia di Simone chiama la comunità a svegliarsi

I genitori e la sorella di Simone hanno scritto un messaggio che non lascia spazio a interpretazioni. La morte del loro figlio, dicono, non deve diventare normale.

“Non possiamo abituarci a vedere ragazzi morire sulle strade, come se fosse normale. Non è normale. Non è inevitabile. È anche una società che cresce giovani velocissimi, distratti e scollegati da ciò che li circonda. Troppo dentro ai telefoni, troppo poco dentro la vita reale.”

Domenico Gnoffo, Anna Cusimano e Sofia Gnoffo

La famiglia porta la questione oltre il dolore personale. Il murale, sostengono, non serve solo a ricordare Simone: serve a svegliare chi lo guarda. “Non lasciate che il silenzio spezzi un altro ragazzo” scrivono. “Questo non è un addio, ma un atto di responsabilità.”

La scuola accoglie l’opera come un insegnamento

La dirigente scolastica Maria Rita Di Maggio ha accolto l’iniziativa con convinzione. L’opera non si ferma a commemorare: porta un contenuto educativo che la scuola intende sfruttare.

“Se anche un solo ragazzo o una sola ragazza alla guida sarà più consapevole e responsabile, allora questo murale avrà trasformato una tragedia in un insegnamento e il ricordo di Simone continuerà a proteggere altre vite.”

Maria Rita Di Maggio, dirigente scolastica

Il murale punta direttamente su un dato che conta: in Italia gli incidenti stradali rappresentano ancora una delle prime cause di morte tra i giovani. La scelta di collocare l’opera in uno spazio frequentato ogni giorno da centinaia di studenti non è casuale. Quella parete diventa un punto di incontro tra memoria e responsabilità.

Il 4 febbraio, a mezzogiorno, quella parete cambierà faccia. E con essa, forse, cambierà anche il modo in cui almeno qualcuno di quegli studenti pensa alla propria vita quando mette in moto

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