Altro che Instagram: a Palermo i “selfie” esistono da 400 anni
Le Catacombe dei Cappuccini raccontano una verità scomoda: il bisogno di apparire non è mai cambiato

Le mummie erano i selfie del loro tempo
Altro che social network: a Palermo l’ossessione di restare visibili esisteva già secoli fa
di Francesco Panasci
Non è vero che Instagram, Facebook o i social siano una rivoluzione.
Sono solo l’evoluzione.
Molto prima dei profili digitali, molto prima delle stories e dei like, esisteva già un bisogno profondissimo: restare visibili. Non sparire. Non essere dimenticati. Continuare a stare in mezzo agli altri, anche dopo.
A Palermo questa esigenza ha preso una forma concreta, quasi disarmante: la mummificazione come forma di presenza sociale.
Non un fatto macabro, ma una scelta culturale. Una dichiarazione: “Io resto.”
I morti in società
Nelle Catacombe dei Cappuccini di Palermo accadeva qualcosa che oggi farebbe impazzire qualsiasi sociologo digitale.
Tra il Cinquecento e l’Ottocento, nobili, professionisti, religiosi e famiglie intere chiedevano di essere mummificati ed esposti.
Non nascosti, ma mostrati. Vestiti bene. In posa. In ordine sociale.
Una presenza continua.
Altro che “ultimo accesso online”.
La socialità prima del virtuale
Non c’era virtuale. Non c’era rete. Non c’era tecnologia.
Eppure c’era socialità vera, fisica, costante.
Le famiglie andavano a trovare i propri cari, cambiavano loro gli abiti, li presentavano ai più giovani, li mantenevano dentro la comunità.
Era una relazione che non si interrompeva mai davvero.
Oggi scorriamo uno schermo. Allora si percorreva un corridoio.
Profili eterni senza filtri
Le mummie non erano tutte uguali.
C’erano sezioni, ruoli, distinzioni: professionisti, aristocratici, religiosi.
Una vera organizzazione sociale.
Una sorta di profilo pubblico permanente, senza possibilità di modifica.
Nessun filtro. Nessun ritocco. Solo quello che eri.
La bambina che dorme
Tra tutte le figure spicca Rosalia Lombardo, morta nel 1920 e ancora oggi conosciuta come “la bella addormentata”.
Il suo volto sembra vivo, sereno, sospeso.
Oggi farebbe milioni di visualizzazioni. Allora era già qualcosa che lasciava senza parole.
La domanda
La domanda è inevitabile: siamo davvero cambiati?
Oggi cerchiamo visibilità, costruiamo identità online, restiamo presenti attraverso immagini e contenuti.
Allora si restava fisicamente visibili, si costruiva memoria attraverso il corpo, si manteneva un ruolo anche dopo.
Forse la differenza è solo una: oggi scompariamo con un click. Loro no.
Palermo, ancora una volta, aveva capito tutto prima.
Non essere dimenticati: questa è la vera ossessione. Da sempre.



