È morto Bruno Contrada, l’ex numero tre del Sisde aveva 94 anni
Una vita tra i servizi segreti e i tribunali: condannato per mafia, poi risarcito dallo Stato dopo la sentenza europea

CRONACA
È morto Bruno Contrada, l’ex numero tre del Sisde al centro di una delle vicende giudiziarie più controverse d’Italia
Condannato a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa e poi risarcito dallo Stato dopo la sentenza della Corte europea dei diritti umani, aveva 94 anni
Palermo perde un protagonista scomodo della sua storia più oscura. Bruno Contrada è morto a 94 anni, portando con sé il peso di una vicenda che per decenni ha diviso magistratura, politica e opinione pubblica in due campi contrapposti: innocentisti e colpevolisti.
Funzionario di lungo corso, Contrada aveva scalato i ranghi delle forze dell’ordine fino a diventare numero tre del Sisde, il Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Democratica, operando a Palermo negli anni in cui la guerra di mafia mieteva vittime eccellenti e lo Stato cercava di tenere il passo con Cosa Nostra. Quegli anni di fuoco lo resero un nome noto ben oltre i palazzi istituzionali.
La svolta arrivò con il processo che portò alla sua condanna a 10 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Contrada scontò 8 anni di pena, trascorsi tra il carcere e i domiciliari, mentre il dibattito pubblico sulla sua colpevolezza non si spense mai del tutto.
La storia giudiziaria però non finì lì. La Corte europea dei diritti umani (Cedu) intervenne con una pronuncia che ribaltò la prospettiva: secondo i giudici di Strasburgo, al momento dei fatti contestati il reato di concorso esterno in associazione mafiosa non era sufficientemente definito nell’ordinamento italiano da consentire a Contrada di prevedere le conseguenze penali della propria condotta. La condanna fu revocata e allo Stato italiano fu chiesto di riconoscere un risarcimento all’ex poliziotto.
La morte di Bruno Contrada chiude una storia che appartiene alle pagine più dolorose della Sicilia repubblicana: gli anni in cui lo Stato e la mafia si fronteggiavano, spesso su linee di confine che la giustizia ha continuato a discutere per decenni. Quella stagione lascia ancora molte domande aperte, e la sua figura — qualunque giudizio si voglia dare — ne resterà uno dei simboli più ambigui e indelebili.



