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Monti il politico. Meno tasse: la fine della crisi è vicina

Monti. Foto Internet

E’ un Mario Monti a tutto campo quello che ha parlato oggi dai microfoni di “Radio Anch’io“. Il premier dimissionario, sciolte ormai le riserve sulla sua prossima candidatura, usa un tono meno “tecnico” rispetto a quello cui ci aveva abituato, indossando finalmente l’abito del politico tout-court.Il Professore promette che il suo eventuale secondo governo ridurrà la tassazione sul lavoro e, di riflesso, la spesa pubblica. “Era già previsto nella Legge di stabilità” – precisa – aggiungendo che è arrivato il momento di soddisfare il bisogno di un alleggerimento fiscale per le famiglie, redistribuendo il reddito dai più ricchi ai più poveri. “La fine del tunnel è vicina” promette.

Sembra dunque un Monti che guarda a sinistra, anche quando paventa un ribassamento dei costi relativamente al sistema fiscale. Formalmente però, il Professore mantiene il suo solito distacco dalla geografia parlamentare, si tratti di sinistra o destra, di Italia o Europa. Rispondendo a Bersani, Monti dice di schierarsi con le idee e non a favore dei partiti politici; così come insegna la sua esperienza europea, dove rivendica di essere conosciuto per ciò che ha fatto. Se si siederà o meno tra le fila del PPE (ipotesi comunque più realistica) passa decisamente in secondo piano.

Rimanendo in argomento europeo, il Professore rivendica il ribassamento dello spread e la ritrovata fiducia internazionale nei confronti dell’Italia, figlia anche del riordinamento dei conti pubblici messo in atto dal suo governo, che ha ristabilito i rapporti con la Germania.

L’ex premier denuncia poi i “privilegi della casta”, contro i quali, dice, c’è ancora molto da fare. Ma il bersaglio principale del nuovo Monti in versione politico rimane comunque Berlusconi. Il Cavaliere accusa ormai quotidianamente il suo successore a Palazzo Chigi. L’ultima definizione è quella di “leaderino”. Monti non si scompone più di tanto quando afferma che “certe dichiarazioni si commentano da sole”. Il Professore, che definisce “stravagante” l’idea berlusconiana di una commissione d’inchiesta sul suo governo, mette poi in atto il suo affondo verbale sui valori della famiglia, ripetutamente usati da Berlusconi: “Considero i valori etici fondamentalissimi. Detesto i partiti politici che usano qualche volta in modo goffo i valori etici, spesso da loro disattesi, nella realtà quotidiana come arma o accetta contro i rivali. Penso ad alcuni esponenti del Pdl”.

Monti, che intanto incassa il sostegno incondizionato del Terzo polo, esclude poi categoricamente ogni velleità relative ad un’eventuale scalata al Quirinale: “non è mai stato un mio obiettivo”.

 

 

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2 Commenti

  1. Si chiude un anno che ha visto lo sgretolamento di una seconda repubblica e l’evidente crollo di un bipolarismo costruito senza regole e dettato da un’unica impellenza di dover governare.

    Nell’augurare a tutto il mondo della politica un migliore anno, anche nella prospettiva di un rivoluzionario cambiamento imposto dal bisogno di regole e riforme nuove, mi permetto, pur consapevole del ruolo di teorico che mi appartiene, di muovere delle osservazioni costruttive a chi oggi pensa che la politica sia una comune disciplina alla quale ci si debba adattare: Un condensato di tutto ciò che il mio blog, attraverso la ricerca, lo studio e le analisi, si propone di evidenziare.

    Osservazioni che riguardano principalmente il riscontro di una efficace governabilità, motivo e fine più importante visto lo scopo e la funzione della politica.

    -Qualunque sarà il risultato delle urne per le prossime politiche, pur in considerazione di premi di maggioranza, sarà sempre difficile reggere una governabilità stabile se non attraverso ricatti o scambi di favori. Il mondo della politica deve sforzarsi di intuire che sarebbe più utile dedicarsi al funzionamento del sistema evitando la ricerca di un bipolarismo anticostruttivo.

    E’ ormai dimostrato che la divisione netta di due soli pensieri, senza un adeguato percorso, non può portare alcun beneficio alla indispensabile funzione della politica. Chi continua ad imporre questi sistemi semplificativi per ricercare una più comoda governabilità, sembra non considerare assolutamente l’importanza di una azione culturale parallela che, se troppo costretta, finisce sempre col reagire violentemente all’evidente limitazione del pensiero.. La politica non potrà mai assumere posizioni nette, assolute e definitive, ma deve attivarsi di continuo per la ricerca di nuovi percorsi per il miglioramento della sua azione, attraverso il dialogo profondo e di metodo.

    La mentalità odierna, di chi considera la politica solo in termini di competizione agonistica, contribuisce a favorire un pensiero sostanzialmente di reazione. Azioni e reazioni violente evidenziate in modo estremo nelle solite campagne elettorali

    Una giusta governabilità deve sicuramente seguire un principio di qualità poiché, non si tratta solo di diminuire o di aumentare i ministeri o le poltrone di comando di un esecutivo ma, di determinare un percorso costruttivo attraverso una richiesta che partendo dalla domanda deve finire col trovare un logico fine di utilità.

    Bisognerebbe, anche se non risulta facile, trovare un modello innovativo che possa garantire libere scelte democratiche e contemporaneamente un’appagante stabilità governativa, ma è anche vero che oggi non si fa nessuno sforzo per trovare una soluzione ottimale in questa direzione proprio perché si è bloccati da una visione non adeguata ai tempi. Una visione, prevalentemente esterofila, che ne frena in modo anche pretestuoso l’innovazione.

    Se la politica deve avere la funzione di “regolare i rapporti tra i cittadini e governare lo Stato”, proprio per questo, il principio specificato in quel verbo “regolare” che ne dovrebbe indicare la strada, non potrà che risultare propedeutico ed utile ad ogni azione del “governare”. In un simile quadro, non può che risultare fondamentale operare attraverso la ricerca per l’individuazione di nuove idee che possano portare l’attività politica a svolgere il ruolo che le compete al fine di poter stare al passo e di riuscire a guidare fattivamente la vera democrazia ed il sistema economico della nostra società.

    L’esigenza di un’ampia ricerca per l’individuazione di nuovi percorsi per le riforme diviene assoluta e primaria e, malgrado le forze della politica nazionale, abbiano già cominciato ad intuirlo, i cittadini non riescono a credere ad una positiva svolta guidata o suggerita dai soliti personaggi che seggono in Parlamento e governano: -Una più che naturale convinzione supportata dai molti politici che fino ad oggi si son fatti trasportare da una illogica corrente di pensiero che potremmo anche definire di “adattamento” per comodità, senza alcuna attività di ricerca, non riuscendo così, ad offrire innovazione e funzionalità alla politica .

    Una ricerca per un cambiamento che non può più essere posta sotto forma di una ideologica battaglia, poiché non si tratta solo di determinare una maggioranza, ma di lavorare insieme per diminuire quel macroscopico divario tra cultura e non cultura, tra grandi ricchezze e spaventose povertà, tra conoscenza ed ignoranza, tra sicurezza ed insicurezza e soprattutto tra il nord ed il sud del nostro Paese.

    vincenzo Cacopardo

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