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Montana e Chinnici: si ricordano i martiri della mafia

Due giorni che ricordano gli anni bui della Sicilia. Ieri e oggi, Giuseppe Montana e Rocco Chinnici, entrambi morti per mano della mafia. Ieri a distanza di trent’anni dall’uccisione del commissario Giuseppe Montana,  per ricordarlo a Porticello  è stata deposta una corona d’alloro nella piazza dedicata al funzionario di polizia.  Il 28 luglio del 1985, proprio nella frazione marinara di Santa Flavia, Cosa nostra decise di interrompere barbaramente l’azione di contrasto alle cosche mafiose che Montana aveva brillantemente condotto, attraverso l’instancabile lavoro della Sezione Catturandi della Squadra mobile di Palermo. Onestà ed abilità professionali ne fanno uno dei principali punti di riferimento di donne e uomini della Polizia di Stato.
Invece ricorre domani il 32 esimo anniversario della morte del consigliere istruttore Rocco Chinnici, ucciso dalla mafia il 29 luglio 1983 insieme a due carabinieri di scorta e al portiere dello stabile dove abitava. Per adesso al centro dell’attenzione per la misteriosa scomparsa dal Palazzo di Giustizia di Palermo di un fascicolo giudiziario riguardante l’inchiesta sull’attentato.
La vicenda era stata ricostruita per la prima volta dai giornalisti Fabio De Pasquale ed Eleonora Iannelli, autori del libro “Così non si può vivere” dedicato alla figura di Chinnici. I due autori ricordano che in base alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, era finito sotto inchiesta il presidente della Corte d’assise d’appello di Messina, Giuseppe Recupero, che aveva emesso la sentenza di assoluzione per insufficienza di prove nei confronti dei fratelli Michele e Salvatore Greco, boss della borgata palermitana di Ciaculli.
Secondo le dichiarazioni dei pentiti, il magistrato sarebbe stato corrotto dalla mafia per influenzare l’esito del terzo processo d’appello, celebrato a Messina nel 1988.
Del fascicolo, inviato alla Procura di Palermo da quella di Reggio Calabria il 7 luglio del 1998, per 15 anni non si era saputo più nulla. Era stato il procuratore aggiunto di Palermo, Vittorio Teresi, a “ritrovarlo” e ad accertare che non era mai avvenuta l’iscrizione del procedimento all’ufficio del Ruolo generale. Lo stesso Pm nell’aprile 2013 aveva aperto ufficialmente una nuova indagine per concorso in mafia e corruzione nei confronti di Giuseppe Recupero, ma le indagini durarono solo pochi mesi a seguito della constatazione della morte del giudice messinese.
Il gip ha accolto un anno fa la richiesta di archiviazione dell’indagine avanzata dai magistrati della procura di Palermo, adesso i parlamentari del M5S chiedono di sapere: “se il Ministro sia a conoscenza dei fatti esposti e se non intenda, per quanto di propria competenza, adottare i provvedimenti necessari ad individuare eventuali responsabilità circa il presunto occultamento del fascicolo che riguarda una delle peggiori stragi del nostro Paese; se, nei limiti delle proprie attribuzioni, non intenda assumere le opportune iniziative affinché vengano accertati i motivi della mancata iscrizione a ruolo del procedimento penale in questione, considerato che ad oggi restano ancora impuniti i responsabili della strage Chinnici”

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