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Microcriminalità giovanile, la strategia di Piantedosi, ma serve tolleranza zero

Baby gang, devianza e odio verso l’Italia: è il momento di un’azione più radicale

Criminalità giovanile e odio anti-italiano: la sfida di Piantedosi e del Governo

Tra baby gang e seconde generazioni violente, l’esecutivo prova a riportare sicurezza ma la risposta sociale non basta

25 marzo 2025 – Devianza giovanile, tensioni sociali, microcriminalità sempre più spavalda. Dietro gli arresti delle ultime ore si nasconde un problema ben più profondo: quello della devianza urbana, spesso radicata tra giovani stranieri o italiani di seconda e terza generazione. Ragazzi formalmente italiani, ma culturalmente scollegati, che non solo non si sentono parte del Paese, ma in molti casi lo disprezzano. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi lavora in continuità e con fermezza, ma la tolleranza zero sembra ormai l’unica strada praticabile.

Non solo cronaca: il volto della devianza urbana

Le recenti operazioni di polizia raccontano molto più della repressione: descrivono il volto di una gioventù deviata, aggressiva, spesso disinteressata a ogni forma di integrazione. Le gang composte da giovani tra i 20 e i 25 anni — italiani e stranieri — agiscono tra centro e periferia con un’organizzazione rudimentale ma efficace: furti, minacce, aggressioni filmate e condivise online. Il problema però non si risolve con qualche arresto. Qui c’è un tema di fondo: la mancanza totale di identità, di appartenenza, di senso civico.

Integrazione fallita e identità smarrita

Parliamo di ragazzi che spesso sono nati in Italia, parlano italiano, vivono nei nostri quartieri. Eppure si comportano come se questo Paese fosse loro nemico. Un’integrazione apparente, che ha fallito sul piano educativo, relazionale, comunitario. L’assenza di famiglia, scuola e modelli culturali positivi ha lasciato spazio a una forma di devianza rabbiosa, spesso alimentata da micro-idoli digitali e da uno stile di vita che rifiuta le regole di convivenza.

Piantedosi: una reazione è in atto, ma serve di più

Il ministro Piantedosi ha potenziato il controllo del territorio, rilanciato interventi normativi, intensificato le operazioni di contrasto alla criminalità minorile. Ma i cittadini iniziano a chiedere di più. La richiesta di sicurezza è ormai centrale, trasversale, urgente. Il tempo dei tavoli tecnici è finito. Serve uno Stato presente, che non arretri davanti al degrado urbano e culturale. Serve una tolleranza zero che non sia solo slogan, ma strategia concreta, coerente e duratura.

Lo scenario è chiaro: o si interviene adesso, o si rinuncia a un’intera generazione. E l’Italia non può più permetterselo.

Francesco Panasci

È direttore e fondatore de Il Moderatore, quotidiano online indipendente attivo dal 2007. Giornalista e autore, si occupa di politica, società, cultura e attualità italiana, con un approccio critico, diretto e indipendente.

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