Piano delle Alienazioni a Palermo, Miceli: “Basta annunci, serve un Piano Casa per il centro storico”
L'appello al Consiglio Comunale: niente svendite, ma politiche abitative per giovani coppie, anziani e famiglie in difficoltà

PATRIMONIO EDILIZIO
Miceli: “112 immobili pubblici da recuperare, non da vendere”
Il capogruppo di Progetto Palermo contro il Piano delle Alienazioni: “servono politiche abitative, non svendite”
Il patrimonio edilizio pubblico di Palermo rischia di essere svenduto pezzo dopo pezzo. A lanciare l’allarme è Francesco Miceli, consigliere comunale e capogruppo di Progetto Palermo, che in vista della discussione del Piano delle Alienazioni chiede di invertire la rotta: niente dismissioni, ma recupero urbano e sociale degli immobili comunali.
Il piano delle Alienazioni torna in Consiglio Comunale
“A breve, come ogni anno, il Consiglio Comunale sarà chiamato a pronunciarsi sul “Piano delle Alienazioni”, ovvero un elenco di immobili di proprietà pubblica che il Comune intende vendere e/o dismettere. Questo patrimonio edilizio pubblico, di proprietà comunale, è per gran parte ubicato nel Centro Storico di Palermo”
Una scelta che si ripete puntualmente e che, altrettanto puntualmente, solleva le stesse obiezioni: perché cedere a terzi immobili che potrebbero rispondere ai bisogni abitativi e sociali della città?
Disagio sociale nei quartieri storici: i dati ISTAT
Il quadro che emerge dai numeri è inequivocabile.
“Così come denunciato ogni anno, appare inverosimile e contradditorio che il Comune intenda privarsi di immobili, seppur in condizioni di notevole degrado, che andrebbero opportunamente recuperati per sviluppare politiche abitative ed in particolare per far fronte alle condizioni di disagio sociale** largamente presenti nella nostra città. L’epifenomeno di questo profondo malessere, come emerge dalle cronache cittadine, è dato dall’occupazione abusiva ed illegittima di abitazioni di ERP, governata quasi sempre dalla criminalità organizzata. Ma non solo, gli ultimi dati ISTAT disponibili ci dicono che 15 quartieri dei vecchi 25 vivono gravi condizioni di disagio economico e sociale e tra questi si annoverano i mandamenti del centro storico ed in particolare i mandamenti Palazzo Reale e Monte di Pietà”.
Cohousing, servizi sociali, rigenerazione urbana: le proposte di Miceli
Gli immobili comunali, invece di essere ceduti, potrebbero diventare leva per politiche abitative concrete e servizi di prossimità.
“Il patrimonio edilizio comunale, quindi, può essere impiegato in politiche urbane volte a dare risposte anche alle giovani coppie, agli anziani, agli studenti ed in particolare a chi vive condizioni precarie e di povertà. Politiche abitative e servizi sociali di prossimità (di questi c’è un grande bisogno) in grado di attivare processi sostenibili di rigenerazione urbana e di sperimentare forme di cohousing e di co-working. Un modo per passare, almeno una volta, dalle parole ai fatti, non rassegnandoci ad un futuro del Centro Storico fatto esclusivamente di B&B, case vacanze e villaggi enogastronomici che hanno aumentato le condizioni di degrado e di insicurezza, mortificando il nostro patrimonio storico (vedi le attuali condizioni di via Maqueda) con buona pace dell’UNESCO la cui dichiarazione di patrimonio mondiale dell’umanità del percorso Arabo–Normanno sembra ormai lontana anni luce.”
112 immobili recuperabili: l’alternativa al Piano di vendita
Miceli ha condotto una valutazione diretta sugli elenchi del Piano, arrivando a un dato preciso.
“Nel Piano delle alienazioni, da una valutazione speditiva, ho ricavato circa 112 immobili che potrebbero essere oggetto di interventi di recupero attraverso progetti di rigenerazione urbana, di cui si parla spesso a sproposito, e in attesa che il Governo Nazionale – che nel frattempo ha fatto diversi annunci senza mai approdare a nulla di concreto, pare che siano impegnati ed ossessionati dai temi della remigrazione intrise di formule apertamente razziste – si attivi come più volte dichiarato per varare le norme e stanziare i fondi per un “Piano Casa” per far fronte al fabbisogno abitativo con particolare riferimento alle aree metropolitane”.
La sfida politica: riconquistare un ruolo per Palermo
“Quindi non svendere il patrimonio edilizio pubblico, ma destinarlo a politiche di riqualificazione e rigenerazione urbana e sociale, per fare qualcosa di utile e di buono per la città e per riconquistare un ruolo politico e culturale che in questi anni a Palermo è andato perduto.”
La posizione di Miceli rimette al centro del dibattito comunale una domanda che attende ancora risposta: a chi appartiene la città pubblica, e a cosa deve servire?



