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Quando il jazz incontra la fragilità umana: intervista Marianna Costantino

La voce palermitana che il 28 aprile porta al Blue Brass un concerto capace di fare della fragilità la sua forza

INTERVISTE E ARTISTI

“La dipendenza è un disco graffiato, la guarigione è cambiare accordo”

Intervista alla voce made in Sicily, Marianna Costantino: voce, coraggio e un palco storico il 28 aprile

Il jazz ha sempre saputo raccontare le crepe dell’anima e Marianna Costantino lo sa bene. Il 28 aprile al Blue Brass di Palermo, tra standard immortali e composizioni originali, la sua voce diventa strumento di qualcosa di più grande: un viaggio attraverso fragilità, dipendenze e rinascita. L’abbiamo incontrata per capire cosa succede quando la musica smette di essere solo musica.

D: Marianna, il 28 aprile il palco dello storico Blue Brass ospiterà il tuo concerto.  Marianna Costantino Quartet: Un concerto che si preannuncia denso di significato, con una parentesi iniziale dedicata a “Il Jazz e l’anima fragile”. Ci racconti la genesi di questo tema così profondo?

Marianna Costantino: Questo progetto nasce dal desiderio di esplorare il legame indissolubile, storico e psicologico, tra la musica, nel caso specifico il jazz, e la fragilità umana, in particolare il tema delle dipendenze, in ogni senso. Insieme al Maestro Joe (Giuseppe) Costantino, che ha curato l’elaborazione dei brani con la sua straordinaria sensibilità improvvisativa, con Francesco Rabboni al contrabbasso e Fausto Riccobono alla batteria, abbiamo voluto guardare oltre la musica.

Il jazz ci insegna che non esiste una nota sbagliata se sai come “risolvere” quella successiva. La dipendenza è come un loop, un disco graffiato; la guarigione, invece, è l’arte di cambiare accordo. Vogliamo onorare standard jazz eseguiti da icone come Billie Holiday o Charlie Parker, spogliando il loro genio dal falso mito che la dipendenza aiuti l’arte. Il nostro è un viaggio verso la “tonalità di casa”, ovvero l’equilibrio ritrovato.

D: Come avete strutturato il programma?

Marianna Costantino: Abbiamo concepito il programma come un racconto a frammenti. Ogni brano sarà preceduto da una narrazione che lega il mio “io” artistico alle radici della composizione. Eseguiremo diversi standard jazz, spaziando da Miles Davis a Cole Porter. Ma ci sarà spazio anche per composizioni originali nate dalla penna di Joe Costantino e mia. L’obiettivo è l’eleganza, certo, ma anche una semplicità d’ascolto e comunicativa che possa avvolgere chiunque ci ascolti.

D: Calcare il palco del Blue Brass, il Ridotto dello Spasimo, è un onore che incute rispetto. Cosa provi a esibirti in un tempio del genere?

Marianna Costantino: C’è un senso di sacralità nel respirare l’aria del Blue Brass. È un palco che ha visto passare la storia del jazz mondiale e farne parte, anche solo per una notte, mi riempie di una responsabilità gioiosa. Ho avuto già l’onore di esibirmi sul palco del Blue Brass lo scorso 28 giugno, nell’ambito del prestigioso Sicilia Jazz Festival (village) con il progetto FisarVoice insieme allo stimatissimo musicista e compositore, fisarmonicista Pierpaolo Petta, con il quale spero presto di tornarci, con un progetto completamente differente da quello che propongo il 28 aprile.

Sento il bisogno profondo di esprimere un grazie di cuore al maestro Fabio Lannino, per la fiducia e per il lavoro costante nel dare spazio a progetti che, come il mio, cercano di unire l’aspetto concertistico a quello umano. Naturalmente la mia più sentita gratitudine va anche alla Fondazione The Brass Group. Un ringraziamento speciale va al Presidente, il Maestro Ignazio Garsia, per la sua visione instancabile e per aver reso la Sicilia un polo d’eccellenza internazionale.

Essere qui è un onore che mi spinge a dare il massimo, per restituire al pubblico tutta l’energia e la bellezza che questa istituzione rappresenta.

D: Marianna, guardando al tuo percorso e alla scena attuale, dove senti di collocarti come artista oggi? Qual è il tuo posto nel vasto mondo del jazz locale contemporaneo?

Marianna Costantino: Questa è una domanda che mi porta a riflettere molto. Se guardo alla mia esperienza, mi considero innanzitutto una ricercatrice di emozioni. Non ho la presunzione di sol pensare di aver “scavalcato” i giganti che mi hanno preceduta; al contrario, mi sento una loro eterna allieva che cammina con rispetto sulle loro orme. Anche quando vado ad ascoltare uno dei concerti di artisti e maestri palermitani, siciliani che ad oggi calcano palcoscenici stimabili e di grande rilevanza, faccio di quell’ascolto una ricarica di energia ed emozione per la mia anima, ma anche una lezione, vado, ascolto, assorbo, imparo, valuto. Ogni concerto può essere occasione di accrescimento, un momento dal quale “prendere” (nel senso più pure del termine) qualcosa che possa arricchire la mia conoscenza o preparazione. Mi colloco in quel punto di intersezione tra la tradizione e il racconto personale che rende unico l’artista.

Non mi interessa la tecnica fine a sé stessa o l’esibizionismo vocale. Mi sento un’artista che usa la voce come un ponte: un ponte tra il dolore e la rinascita, tra la storia del jazz e la sensibilità siciliana di oggi. La mia è una collocazione fatta di ascolto e servizio alla musica.

Allo stesso tempo, però, parlo con la determinazione di chi sa di poter dare un messaggio attraverso la musica. Non sono avvezza alla sola esecuzione delle belle melodie, ma per portare sul palco la mia interpretazione di un forte legame tra la musica e tematiche come quella dell’anima fragile e della dipendenza di ogni genere, da sostanze, da legami sentimentali non buoni, da chi non riesce ad accettare il distacco da qualcuno che è passato a miglior vita. Tutte cose che richiedono coraggio e una posizione discreta, ma anche chiara.

Il mio posto è esattamente lì: nella verità di ogni singola nota, con l’umiltà di chi sa che la musica è molto più grande di chi la esegue, ma con la fermezza di chi ha scelto di non sprecare nemmeno un respiro dietro al microfono.

D: Per concludere, Marianna, entriamo nel vivo della tua carriera. Molti aspiranti artisti sognano il grande palco, mentre altri cercano semplicemente uno spazio per esprimersi. Guardando al tuo percorso, diresti che è facile riuscire a piazzarsi in contesti prestigiosi o anche in realtà più piccole?

Marianna Costantino: Guarda, sarò molto onesta: non è facile per niente. È un cammino che richiede una dedizione totale. Bisogna sempre cercare di crescere artisticamente, non solo per una soddisfazione o un fine personale, ma proprio per acquisire quella qualità necessaria a piazzarsi in contesti diversi e competitivi, considerando anche il fatto che ci sono moltissimi artisti bravissimi e preparatissimi che vengono formati in scuole locali come il conservatorio di Musica Antonio Scarlatti, il Brass Group, l’open Jazz e tante altre accademie. E’ meraviglioso vedere quanti ragazzi si avvicinano e praticano il jazz, grazie a queste realtà.

Per me, d’altronde, non è solo una questione di “carriera”. Premesso che per me cantare è vita, la musica ha un significato profondo nel senso stesso della mia esistenza; la considero un vero e proprio bisogno “fisiologico”. Proprio per questo, ogni singola volta che ho l’opportunità di cantare, che sia in un piccolo locale o in un grande contesto, sento il dovere di fermarmi e ringraziare Dio, l’universo e ogni forma d’energia che mi concede il privilegio di farlo.

Allo stesso modo, la mia grandissima gratitudine va a tutti coloro che mi hanno sempre e sinceramente supportata, credendo fermamente in me e nei miei progetti artistici. Tra questi, ci tengo a ringraziare in modo particolare il M° Francesco Panasci, che più volte mi ha inserito in festival di grande rilevanza; lo ha fatto semplicemente perché ha ritenuto idonee le mie capacità, sia dal punto di vista artistico che per quanto riguarda le mie idee progettuali (se non gli fossero piaciuti avrei fatto il volo di icaro). Senza questo supporto e questo studio continuo, senza le persone care, gli amici veri, pochi, ma veri, che ti incitano a non mollare, a crescere e continuare, nulla sarebbe scontato.

Dettagli dell’Evento

  • Data: 28 Aprile 2026
  • Orario: 21.00
  • Location: Blue Brass (Ridotto dello Spasimo), Palermo
  • Formazione: Marianna Costantino (Voce), elaborazioni musicali a cura di Giuseppe Costantino, Contrabbasso Francesco Rabboni, Batteria Fausto Riccobono.

Una voce, dunque, che non si accontenta di piacere. Che vuole toccare, scuotere, guarire. Il 28 aprile, al Ridotto dello Spasimo, Marianna Costantino non salirà semplicemente su un palco: porterà con sé ogni nota studiata, ogni silenzio vissuto, ogni gratitudine custodita. E in quel momento ringrazierà l’universo per il privilegio di farlo. A noi non resta che esserci.

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