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Mafia, Russo (FdI): “Nessuna censura, il ddl serve a contrastare i cattivi modelli”

Il senatore e componente della Commissione Antimafia replica alle polemiche sul disegno di legge

“Creare un argine contro i cattivi modelli è un bisogno sociale” e non ha nulla a che vedere con la censura. Lo chiarisce il senatore di Fratelli d’Italia Raoul Russo, componente della Commissione Antimafia, intervenendo sulle polemiche nate attorno al disegno di legge che introduce sanzioni penali per i comportamenti di apologia e istigazione alla criminalità organizzata o mafiosa.

Secondo Russo, la proposta nasce dall’esperienza maturata in Antimafia e non mira a orientare il racconto di fenomeni complessi come quello mafioso. “Non nasce da volontà di censura né vuole in alcun modo orientare la narrazione di fenomeni complessi che, come quello mafioso, per loro natura generano da sempre sdegno e indignazione” afferma il senatore, sottolineando però come restino sul campo “esempi negativi e semi di malessere che la cassa di risonanza social e mediatica può amplificare oltre misura”.

Il disegno di legge, presentato anche alla Camera dalla deputata Carolina Varchi, viene difeso da Russo dalle accuse di interventi mirati contro specifiche produzioni televisive. “Chi parla di interventi mirati contro alcune fiction è in malafede e vuole alzare in maniera gratuita l’asticella della polemica strumentale” ribadisce.

Per il senatore di FdI, il provvedimento intende andare oltre la semplice indignazione. “La proposta di legge che abbiamo presentato mira ad andare oltre lo sconcerto registrato da chi osserva perplesso” spiega, richiamando il rischio di emulazione e di imitazione di modelli negativi che, se amplificati, possono trasformarsi in comportamenti.

Russo richiama infine le parole di Daniela Di Maggio, madre di Giogiò, condividendone la posizione: “Ha ragione quando afferma che bisogna introdurre il reato di apologia della mafia”. E replica direttamente a Roberto Saviano: “Saviano, che sbraita evocando una fantomatica ‘legge omertà’, dovrebbe riflettere prima di stroncare la nostra proposta: non vogliamo introdurre un reato d’opinione, ma tutelare i giovani da chi inneggia a cattivi modelli”.

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