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Mafia: beni confiscati; in un anno 14.500 sequestri

Solo dall’1 agosto 2014 al 31 luglio 2015 sono stati sequestrati alla criminalità organizzata 14.530 beni, per un valore di 5,6 miliardi di euro e 3.801 sono stati confiscati (678 milioni di euro il valore). I dati, recentissimi, resi noti dal Viminale, fanno capire la portata del fenomeno: i beni sequestrati e confiscati rappresentano una vera fortuna, che, ancor più in tempi di crisi, non può andare sprecata ma va valorizzata.

Per questo il Parlamento da due anni lavora alla riforma dell’intero sistema che riguarda sequestri, confische e la loro gestione. Ed entro l’anno, al massimo a gennaio 2016, ha annunciato nei giorni scorsi la presidente della Commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti (Pd), il nuovo testo verrà approvato. Il provvedimento ha innanzitutto due priorità: rendere più veloce, più tutelante e più efficace il procedimento che conduce dal sequestro alla confisca definitiva e potenziare l’Agenzia Nazionale per i beni sequestrati e confiscati in modo tale che questa possa procedere con maggior efficienza alle destinazioni dei beni definitivamente confiscati. “La materia delle misure di prevenzione patrimoniali è strategica: sottrarre ricchezza al circuito criminale e immetterla fruttuosamente nel circuito legale è uno degli investimenti più concreti, convenienti e giusti che si possano fare in questi tempi di crisi e scarsità di lavoro. Dobbiamo fare presto”, ragiona il relatore della riforma, il Pd Davide Mattiello.

Palermo è una sezione speciale per la quantità di beni sequestrati: ne ha quasi la metà del resto di tutta l’Italia, oltre il 43% per l’esattezza. Il magistrato Silvana Saguto, presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, nel corso di una audizione, avvenuta nei mesi scorsi davanti alla Commissione Antimafia, ha spiegato che “il fenomeno mafioso in Sicilia non è più vasto rispetto ad altre località ma e’ molto più seguito e ha dato molti più risultati grazie all’azione di prevenzione. Il problema è la gestione delle imprese, mantenere vive le imprese, continuare a gestirle nel corso degli anni, a volte numerosi. Sono molte le difficoltà nel dover convertire una impresa che nasce “viziata”, in settori che vanno dall’ edilizia alla gestione dei servizi, con tutte le ricadute che questo comporta”.
Proprio per questi aspetti, la presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi, anche nei giorni scorsi ha chiarito che la riforma del sistema dei beni confiscati “e’ stata fin dall’inizio della legislatura un nostro obiettivo e abbiamo dato un contributo importante. Si tratta di settore strategico della lotta alle mafie, in cui tra l’altro si gioca buona parte della credibilità delle istituzioni”. Nelle intenzioni del Parlamento, l’Agenzia nazionale per i beni confiscati avrà trecento dipendenti ben formati contro i 100 lavoratori attuali, la sede principale a Roma e non piu’ a Reggio Calabria, che diventerà la sede secondaria con una banca dati aggiornata, mantenimento almeno delle 5 sedi attuali, la guida verrà conferita alla presidenza del Consiglio dei ministri (oggi l’Agenzia è sotto il ministero dell’Interno) e la direzione affidata non necessariamente a un prefetto ma magari a un manager.

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