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Lo statuto Siciliano ci salva dalla “politica” di lacrime e sangue del Governo Tecnico e non solo

Le fasi che hanno portato alla caduta del Governo Berlusconi sono state troppo concitate e frenetiche e le motivazioni non sono state comprese dalla maggioranza della popolazione. Solo negli ultimi giorni, a frittata già fatta, sono cominciate a circolare, tra i media, le notizie sulla storia personale, professionale e sui celati interessi che rappresenterebbe il bocconiano Prof. Monti.

Le teorie definite “complottiste”, ma seguendo gli eventi possono, ormai, essere dichiarate realiste, parlano di tentativi di riduzione della democrazia nei vari Stati nazionali fino ad esautorare quest’ultimi per creare gradualmente un governo mondiale con un’unica moneta mondiale il cui prototipo è già stato realizzato e presentato alla stampa.

Seguendo tali notizie e tali teorie, la preoccupazione è il minimo che possa sopravvenire ad un cittadino. Per lo Stato italiano si tratta di un vero e proprio commissariamento ad opera della Banca Centrale Europea, del Fondo Monetario Internazionale e dell’Unione Europea.

Ad essere commissariato, per l’appunto, è lo Stato italiano, ma all’interno della Repubblica Italiana esiste un altro Stato e cioè la Regione Siciliana. All’interno di questa, le Leggi ordinarie dello Stato italiano non hanno alcun valore e la modifica dello Statuto, che è Legge costituzionale, deve avvenire a seguito del parere favorevole congiunto dei due Parlamenti, ovvero quello siciliano e quello italiano.

In Sicilia, nonostante i vari rimpasti, esiste ancora un governo politico, e stando alla legge esso ha pieno potere entro i limiti della Costituzione; di conseguenza qualsiasi iniziativa che deciderà di intraprendere il Governo Monti non avranno alcun valore in Sicilia.

Questo stando alla Legge, ma noi sappiamo benissimo che ciò non è avvenuto, o è avvenuto in parte, sin dalla nascita dell’autonomia, cioè dal 1946.

La motivazione della mancata applicazione dello Statuto autonomo siciliano la si ritrova nella lesione degli interessi che avrebbe apportato a politici, imprenditori e banchieri italiani.

Se in tempo di “pace” e nei confronti di competitori ed interessi piccoli quali quelli italiani, noi siciliani, non siamo stati in grado di far valere i nostri diritti e le nostre volontà, lo saremo ora che la posta in gioco è ben più grande?

Saremo in grado di imporre all’Europa dei banchieri, dopo non esserci riusciti con l’Italia, di riprenderci le funzioni monetarie così come previsto dall’articolo 40 dello Statuto, secondo cui, queste, spettano ad un ente di diritto pubblico che prima era quel Banco di Sicilia in seguito regalato alla finanza italiana?

Nel mondo dominato dalle banche centrali private, noi Siciliani, saremo in grado di ricostruire quel Banco pubblico che avrebbe potuto, e potrebbe tutt’ora, emettere moneta o donarle al pubblico, cioè la Regione, per un quantitativo pari al surplus di valute estere e di oro generato dagli scambi con l’estero?

Saremo in grado, noi Siciliani, fondatori dello Stato parlamentare, di salvare indirettamente l’umanità dalla minaccia sempre più vicina di una dittatura mondiale, rivendicando quell’indipendenza e quel diritto a essere una Nazione libera che i nostri antenati hanno ottenuto e tentato di difendere, mettendo a repentaglio anche ciò che di più caro avevano, ogni qualvolta qualcuno ha provato a negarglielo?

La fortuna/disgrazia della Sicilia è che è una terra bellissima, potenzialmente ricchissima e che si trova in una posizione geografica strategica, vale a dire al centro del Mediterraneo.

Una disgrazia perché è una terra ambita da tutti, visto che chi comanda nel Mediterraneo può dettare legge nel mondo, ma ciò può diventare una fortuna per chi ci abita se costoro riacquistassero quel senso di appartenenza e quella dignità di popolo sovrano che permetterebbe di dire “NO” a chiunque cercasse di colonizzarla.

Siciliani il futuro è nero, ma ancora nelle vostre mani; non lasciate che siano altri a decidere per voi e soprattutto non lasciate che questa Isola diventi uno scoglio desolato privo di qualsiasi forma di vita intelligente.

Marcello Russo

 

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