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Lo Curto (Lega TP): «Landini scivola nel sessismo. Definire Meloni una “cortigiana” è patriarcato travestito da protesta»

Lo Curto (Lega Trapani): «Landini travolge il sindacato nel sessismo. Chiamare Meloni “cortigiana” è patriarcato mascherato da lotta sociale»

Il commissario provinciale della Lega di Trapani denuncia «un declino culturale» e un linguaggio che «non colpisce il potere, ma le donne»

Trapani 21 ottobre 2025 –  Dopo le parole di Maurizio Landini che ha definito la premier Giorgia Meloni “cortigiana” di Donald Trump, si alza il livello dello scontro politico e culturale. A intervenire in maniera dura è Eleonora Lo Curto, commissario provinciale della Lega Trapani, che denuncia una deriva linguistica «intrisa di maschilismo travestito da lotta sociale».

Il cuore della denuncia: «Non è politica, è declino culturale»

La presa di posizione arriva dopo giorni di polemiche sull’uscita del leader CGIL, accusato di aver superato il limite del confronto democratico trasformando la critica in un attacco personale con connotazione sessista. Lo Curto non parla solo da esponente politico, ma come donna che rivendica rispetto per la dignità femminile, al di là delle appartenenze ideologiche.

«Stiamo lentamente perdendo qualcosa di più importante della politica: stiamo perdendo il decoro.
La mia non è una presa di posizione politica, né a favore né contro qualcuno. È la constatazione amara di un declino culturale che sembra non avere confini.
C’è qualcosa di patetico in un leader sindacale che pretende autorità morale e poi usa insulti da salotto patriarcale contro una donna premier. Quando Maurizio Landini definisce Giorgia Meloni una “cortigiana” di Donald Trump, non colpisce il potere: colpisce le donne.
È la caricatura peggiore di un certo radicalismo parolaio, che si ammanta di una superiorità etica autoreferenziale. Ridurre una figura pubblica a un’etichetta sessista non è una battaglia politica: è un lapsus culturale, l’eco di un maschilismo che nessuno osa più ammettere.
Dietro certi toni barricaderi si nasconde l’ombra di un maschio che non si rassegna e che, con patriarcale volgarità, nega l’autorevolezza che può — e deve — riconoscersi a una donna.
Ciò che più disgusta, però, sono i tentativi di difesa d’ufficio: il riflesso pavloviano — dettato dall’istinto di appartenenza più che dal pensiero — di chi minimizza, di chi giustifica, di chi ribatte che “anche la destra usa un linguaggio aggressivo”. Come se fossimo condannati a una gara al ribasso. Come se la misura del nostro decoro dovesse dipendere da chi riesce a essere più indecente dell’altro.
… e venne il giorno in cui in Italia abbiamo smesso di vergognarci!

Sessismo, rabbia travestita da ideologia e rischio di una frattura etica

Le parole di Lo Curto aprono un fronte che va oltre la dialettica sindacati-governo: chiama in causa il rispetto interpersonale, l’autorevolezza femminile nelle istituzioni e la credibilità di un sindacato che per rappresentare i lavoratori non può deragliare nel linguaggio del disprezzo. Il rischio evocato è che l’aggressione verbale diventi nuova regola dello scontro pubblico, trasformando la legittima opposizione in uno spettacolo degradante.

Un silenzio che pesa: le femministe a corrente alternata

In tutto questo, stupisce – e inquieta – il silenzio di quel femminismo militante che anima le piazze italiane al grido di “rispetto per le donne”, ma che tace quando la violenza simbolica arriva da un leader considerato ideologicamente vicino. Nessun corteo, nessun post indignato, nessuna analisi sul maschilismo implicito nel definire una premier donna con un ruolo subordinato a un uomo.

Quando l’offesa viene dall’avversario, diventa un atto di patriarcato da abbattere; quando viene da un alleato, diventa “licenza polemica” o “errore di registro”. È questo il vero cortocircuito: un femminismo che reagisce solo in base alla provenienza politica dell’attacco perde credibilità e, soprattutto, abbandona proprio quelle donne che dice di voler rappresentare.

Di fronte a certe parole, non è la premier a doversi giustificare, ma chi le pronuncia: Landini, e con lui un intero fronte che predica rispetto ma lo nega nella pratica, finisce per squalificare se stesso e avvelenare il confronto pubblico.

Francesco Panasci

È direttore e fondatore de Il Moderatore, quotidiano online indipendente attivo dal 2007. Giornalista e autore, si occupa di politica, società, cultura e attualità italiana, con un approccio critico, diretto e indipendente.

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