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L’isola che (non) c’è, minori sbarcati sulle coste siciliane in scena con un racconto sulle loro storie

Attraversare il mare, una scelta spesso dolorosa e drammatica, ieri ed oggi. Ancora di più se nella barca, e anche dopo, si è soli; senza l’aiuto e il sostegno di una mano o di una voce amica. Ancora di più se si è poco più che bambini.

E poi un nuovo viaggio dentro lingue, culture, modi di vita, radicalmente altri. Poco o nulla scolarizzati – in questo così simili ai nostri migranti dei primi decenni del secolo scorso – questi adolescenti, precocemente adulti, troppo spesso restano ai margini del nostro mondo nel quale, con sempre più rabbia e frustrazione, chiedono con forza di entrare.

Sono più di diecimila i minori giunti nell’ultimo anno in Italia senza un genitore o un adulto di riferimento.

Al loro presente e al loro futuro è dedicato “L’isola che (non) c’è” (Real Fonderia alla Cala, 19 ottobre, ore 17), evento inserito nelle “Vie dei Tesori,” straordinario festival della città di Palermo che per quattro weekends prova a fare rete per rilanciarsi come grande polo della cultura e del turismo del Mediterraneo.

Anche quest’anno uno dei temi della manifestazione è l’interculturalità, i mille volti della città di Palermo. Uno di questi volti vogliamo qui mettere a fuoco attraverso una performance multimediale, coronamento di due anni di percorsi di inclusione linguistica per minori stranieri non accompagnati della Scuola di Lingua italiana per Stranieri dell’Università di Palermo in collaborazione con l’Ufficio Nomadi ed Immigrati del Comune di Palermo e con una ventina di comunità alloggio.

Diretti da Yousif Latif Jaralla, narratore e regista iracheno, e attraverso il linguaggio narrativo e cinematografico, i ragazzi raccontano il loro drammatico viaggio nel video Butterfly Trip.

Nello stesso spazio, e frutto del medesimo percorso, le foto di Antonio Gervasi.

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