Schifani lancia il piano “Liberi di scegliere”: la Regione investe sui giovani contro i clan
Il presidente istituzionalizza il modello Di Bella: pronti i primi 3 milioni per offrire alternative ai minori a rischio

MAFIA
Il governo regionale siciliano scommette sulla prevenzione sociale per scardinare il consenso e il reclutamento mafioso tra le nuove generazioni. Durante l’evento “Liberi di Scegliere. Tutti uniti per i minori”, svoltosi al Palazzo della Cultura di Catania, il presidente della Regione Renato Schifani ha delineato la strategia della giunta per offrire un’alternativa concreta a chi cresce in contesti di alta densità criminale. La Regione ha deciso di istituzionalizzare il percorso ideato dal magistrato Roberto Di Bella, trasformandolo in una politica pubblica che mira a fornire protezione, istruzione e lavoro ai ragazzi che scelgono di allontanarsi dalle logiche dei clan.
Spezzare le catene del destino
Schifani ha confermato la necessità di costruire una Sicilia dove la legalità diventi la scelta più accessibile e naturale per i giovani. Secondo il governatore, la legge regionale n. 24 del 5 giugno 2025 rappresenta lo strumento principale per spezzare quelle catene invisibili che spesso condizionano il futuro dei figli dei boss o dei ragazzi delle periferie degradate. «
“Vogliamo costruire una Sicilia in cui nessun ragazzo sia costretto a scegliere tra legalità e sopravvivenza. In cui la legalità sia la strada più naturale, più accessibile, più conveniente. La legge “Liberi di scegliere” e gli interventi nelle periferie che abbiamo avviato, come allo Zen di Palermo, per cui è già stata pubblicata la gara per avviare i lavori della nuova piazza, rispondono esattamente a questa esigenza: offrire prospettive, spezzare le catene invisibili che condizionano il destino, dare alternative e costruire possibilità dove prima c’era solo eredità ineluttabile”
– il presidente della Regione Renato Schifani
Investimenti e cabina di regia: i numeri della riforma
L’amministrazione regionale ha già messo sul piatto circa 3 milioni di euro per rendere operativa la norma, con l’impegno di integrare il budget attraverso le prossime variazioni di bilancio e i fondi del Fondo Sociale Europeo. La struttura operativa si poggia su una cabina di regia che mette allo stesso tavolo istituzioni scolastiche, magistratura, servizi sociali, prefetture e università. L’obiettivo è creare una rete di protezione che non sia solo repressiva, ma che si occupi del sostegno psicologico e della formazione professionale dei minori coinvolti.
“La lotta alla criminalità organizzata non si vince solo nei tribunali o con l’azione repressiva e per questo la Regione Siciliana ha scelto una strada chiara: intervenire alla radice. Con la legge regionale n. 24 del 5 giugno 2025, “Liberi di scegliere”, abbiamo trasformato un’intuizione coraggiosa del presidente Di Bella in una politica pubblica strutturata”
– il presidente della Regione Renato Schifani
Rigenerazione urbana e lotta alle dipendenze: il caso Zen
Il piano di intervento si estende anche alla rigenerazione urbana e al contrasto alle emergenze sociali, come la diffusione delle droghe pesanti. Schifani ha citato la legge regionale “anti-crack” e gli investimenti per il quartiere Zen di Palermo, dove sono stati destinati oltre 18 milioni di euro per otto azioni mirate a migliorare il tessuto sociale. Per la presidenza della Regione, restituire spazi di aggregazione e dignità abitativa significa rafforzare il senso di appartenenza allo Stato.
Un modello siciliano per l’intera nazione
Questo percorso normativo, nato in Sicilia, punta adesso a diventare un punto di riferimento legislativo per l’intero Paese. Il confronto avviato con il parlamento nazionale mira a rendere il modello “Liberi di scegliere” applicabile in ogni regione italiana colpita dal fenomeno mafioso. La sfida resta quella di trasformare gli stanziamenti in cantieri aperti e opportunità reali, affinché il riscatto sociale non resti una dichiarazione di intenti ma diventi una pratica quotidiana nelle strade dell’isola. La Sicilia prova così a tracciare una rotta che unisce il diritto alla sicurezza con il dovere dell’inclusione sociale.



