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Leopolda siciliana, Ciaccio: “Non serve, il Pd è troppo disomogeneo”

Il Pd prova a ricompattare le diverse anime del partito, a “dare un programma e una piattaforma di governo alla Sicilia per l’oggi e per il futuro”,  sono le dichiarazioni del sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone che anticipa così la due giorni della Leopolda siciliana che si terrà a partire da oggi a Palermo.

Alla manifestazione, stando alle intenzioni del suo organizzatore, Faraone, si tornerà a discutere di sviluppo dell’Isola e di nuovi ingressi nel Pd. Una Leopolda in salsa sicula che è stata sonoramente bocciata ancor prima che si accendano  i riflettori nell’ex Fabbrica Sandrom dal collega di partito e deputato regionale Fabrizio Ferrandelli. “Io a Sicilia 2.0 non andrò. Semplicemente perché non é la Leopolda ma la Faraona e non sono faraoniano- ha argomentato-. Sono renziano e l’unica Leopolda che conosco è quella che si tiene alla stazione di Firenze. Insomma, quella vera. Non andrò – continua – perché il tempo delle analisi è scaduto e la gente da noi, che siamo al governo da oltre 2 anni, vuole meno chiacchiere e più cose concrete. Altro che tavoli. Continuando così ce li tireranno addosso”.

Parole tranchant espresse, si badi bene,  da un esponente della maggioranza che sostiene il governo regionale e non come ci si aspetterebbe da un componente dell’opposizione. Ovviamente appare scontato il giudizio sull’evento di una parte dell’opposizione, quella vera, i deputati del Movimento 5 stelle. Abbiamo fatto una lunga chiacchierata con Giorgio Ciaccio, componente pentastellato della commissione Bilancio di Palazzo dei Normanni, che non risparmia dure critiche al Partito democratico, alle frantumazioni che caratterizzano il partito di Renzi e alla politica del governo a guida Crocetta.

“Chi vive fuori dal Palazzo, immagina ci sia una forza politica che è il Pd, con principi, valori e programma. Immagina un centrosinistra in Sicilia guidato da Crocetta, ma all’interno di queste mura, in realtà, non esistono. E’ assodato che il Pd non è una forza politica compatta, perché è più impegnato all’affannosa corsa alle poltrone e poltroncine ed alla cura degli interessi personali. La cosiddetta Leopolda siciliana, ad esempio, che senso ha? Il partito democratico, ribadisco, non è una forza omogenea che ha come principali valori dei punti programmatici. Questo è dimostrato dal fatto che da quando si è insediato il governo Crocetta, c’è stata la rotazione dei fantomatici assessori tecnici, che di tecnico non hanno nulla se non qualche rara eccezione. Ma si tratta di personalità della politica, l’abbiamo visto tre volte. E vuole un altro esempio? Il balletto in corso al dipartimento Territorio e ambiente dove manca il dirigente generale. Il presiedente della Regione vuole a tutti i costi Marco Lupo, ma lui è impegnato a Roma come dirigente generale dell’Arpa. Il risultato? Dal 13 gennaio, mandato via Gaetano Gullo, il dipartimento ha un dirigente generale fantasma. Un pasticcio che ha finito, tanto per cambiare, per ripercuotersi sui siciliani. Abbiamo un importante dipartimento bloccato, con aziende fornitrici non pagate (pur con i mandati pronti per la firma), la Commissione europea in attesa di risposte sulle attività dei progetti Life, i piani di utilizzazione del demanio marittimo congelati, Comuni e imprese che attendono autorizzazioni ambientali costrette ad aspettare. E dipendenti a tempo determinato senza stipendio. E’ assurdo che tante importantissime attività debbano essere bloccate da cervellotiche scelte dell’esecutivo. Si poteva e doveva prevedere prima che Lupo avrebbe avuto difficoltà a svincolarsi dagli impegni assunti in precedenza, anziché cacciarci in un vicolo cieco, bloccando le attività di un dipartimento  così strategico”.

E questo è il pensiero condiviso del vostro gruppo. Ma quali altri limiti intravede nella politica di Palazzo d’Orleans? E quali sono, a suo avviso, le criticità irrisolte?

Il nostro è un movimento compatto, solido, aldilà delle maldicenze. Abbiamo detto e denunciato, anche attraverso delle interrogazioni parlamentari, la cattiva gestione del ciclo dei rifiuti per  sondare le reali intenzioni del governo, che a noi appaiono più che mai nebulose. A sentire, le ultime dichiarazioni  rese in commissione Ambiente dal dirigente generale del dipartimento Energia, Lo Monaco, sembra che la linea politica sia quella di non puntare sulla differenziata, come prevede la legge, per raggiungere il target del 65 per cento (fermo da anni al 7) ma quella di consentire ed agevolare gli investimenti privati, ricorrendo all’incenerimento e alla gassificazione.

Ora, come ha fatto presente la collega Valentina Palmeri, il ricorso all’incenerimento dei rifiuti, rappresenta una strada da escludere perché concluderebbe il processo di distruzione dell’ecosistema del Mediterraneo già in corso con le trivellazioni a mare e sulla terra per le ricerche petrolifere tanto care a Crocetta. Con atti parlamentari il Movimento ha chiesto ragguagli anche sulle intenzioni del governo sulla mozione del M5S (prima firmataria Angela Foti, ndr)  approvata all’unanimità dall’Ars il 25 giugno e sulla legge regionale 9 del 2010 che prevede la riduzione, il riuso e il riciclo dei rifiuti. Abbiamo chiesto anche informazioni sui 200 milioni di euro assegnati al commissario straordinario per i  rifiuti per la Sicilia  e sui 90 milioni destinati al compostaggio, i cui bandi di gara sono andati deserti. E non finisce qui. Che dire ad esempio del piano di riforme per migliorare l’amministrazione regionale? Un altro caso da evidenziare è quello dei premi di produzione assegnati ai dirigenti. Un atto che non deve passare dal Parlamento, trattandosi di provvedimenti amministrativi che al massimo sono concordati con i sindacati. Cosa succede? I premi di produzione sono legati agli obiettivi che devono raggiungere i dirigenti, attraverso i risultati che i funzionari, loro subalterni, riescono a raggiungere. Concettualmente la ratio è giusta. Ma il problema qual è? Che stranamente tutti ottengono i risultati e il premio obiettivo, perché altrimenti al dirigente verrebbero a mancare dai 20 mila ai  30 mila euro di premio obiettivo l’anno. Questa cosa noi l’abbiamo denunciata qui all’Ars, ma anche di questo non si vuole discutere. Possiamo parlare anche come viene dato lo straordinario.

Come?

A pioggia. Su circa 2000 dirigenti ci sono e ci saranno coloro i quali lavorano senza guardare l’orologio, ma sono percentuali troppo basse rispetto al numero del personale dirigenziale.E allora, mi chiedo, come mai ci sono centinaia di pratiche bloccate al dipartimento Ambiente?

Manca il dirigente che firmi…

Sì ma questo sta accadendo ora. Non si spiega la giacenza da almeno due anni di tante istanze di autorizzazione presentate da cittadini e imprese e ferme nei cassetti dell’assessorato”.

Marina Pupella

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