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Legge Omofobia. Orlando “Libertà di espressione non sia libertà di insulto e violenza verbale”

Leoluca Orlando. Foto Archivio

“La decisione del Parlamento italiano di affrontare finalmente il tema dell’intervento legislativo contro l’Omofobia e la Transfobia merita certamente il plauso dell’intero Paese, ivi comprese le Istituzioni Locali; cui spetta poi l’intervento concreto sui territori per garantire un’azione amministrativa fondata su pratiche di inclusione e dialogo”.

E’ questo un passaggio della lettera che il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando ha inviato al Presidente del Consiglio, Enrico Letta e ai Presidente di Senato e Camera, Piero Grasso e Laura Boldrini, commentando la decisione del Parlamento di legiferare contro l’Omofobia e la Transfobia, disegno di legge già approvato alla Camera e trasmesso in Senato per la definitiva approvazione.

Orlando non nasconde però la preoccupazione per un provvedimento che, afferma, “rischia di essere dimezzato, inefficace ed addirittura passibile di diventare lo strumento che apre le porte all’affermazione di un Diritto alla discriminazione (per quanto circoscritto) non solo contro le persone gay, lesbiche e trans ma addirittura anche contro le persone discriminate per la Razza, l’Etnia e la Religione”.

Di seguito la lettera inviata dal Sindaco di Palermo.

La decisione del Parlamento italiano di affrontare finalmente il tema dell’intervento legislativo contro l’Omofobia e la Transfobia merita certamente il plauso dell’intero Paese, ivi comprese le Istituzioni Locali; cui spetta poi l’intervento concreto sui territori per garantire un’azione amministrativa fondata su pratiche di inclusione e dialogo.

E’ quindi da accogliere come dato assolutamente positivo il fatto che l’intervento contro la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale abbia superato la fase delle discussioni limitate alle pregiudiziali di incostituzionalità per approdare finalmente al dibattito nelle aule parlamentari.
Proprio per questo, riteniamo doveroso ed improcrastinabile chiedere a gran voce, a nome della Città e delle Istituzioni che hanno fortemente voluto ospitare e co-organizzare l’ultimo Pride Nazionale a Palermo, che l’intervento del Parlamento Italiano sia realmente efficace, non solo come strumento punitivo di azioni violente ma anche e soprattutto come strumento di prevenzione culturale contro l’Omofobia e la Transfobia e, più in generale, contro la discriminazione di qualunque differenza.

Riteniamo che il testo recentemente approvato di riforma della Legge Mancino-Reale non garantisca, soprattutto a seguito degli emendamenti votati, la possibilità di un reale intervento innanzitutto culturale contro la discriminazione; perché i richiami all’Articolo 21 ed alla difesa della Libertà di Espressione e del Pluralismo delle Idee rischiano di trasformarsi, invece, in una inaccettabile limitazione del perimetro entro il quale diventi possibile definire cosa sia Discriminazione e cosa non lo sia.

Tutto questo, con l’aggravante di esimere dal dovere di non discriminare con azioni e parole in particolare le organizzazioni politiche o che esercitano funzioni nei campi dalla Formazione, dell’Istruzione e della Sanità; quelle cioè proprio che invece potrebbero e dovrebbero essere il primo argine non solo contro azioni violente ma soprattutto contro la diffusione di linguaggi e di messaggi discriminatori.

Del resto, è parte integrante ed indiscutibile dell’impianto originario della Legge Mancino-Reale (e di qualunque intervento contro la discriminazione in ogni Paese civile) l’assunto che la tutela delle Differenze che subiscono discriminazioni si fondi anche su una effettiva limitazione della Libertà di Espressione: in particolare quando essa diventa Libertà di insulto, di dileggio, di propaganda di pratiche di esclusione che possono anche produrre azioni violente.

Per questi motivi, come Amministrazione della Città di Palermo, chiediamo al Parlamento Italiano di non perdere questa storica occasione di impegno contro l’Omofobia e la Transfobia approvando un provvedimento dimezzato, inefficace ed addirittura passibile di diventare lo strumento che apre le porte all’affermazione di un Diritto alla discriminazione (per quanto circoscritto) non solo contro le persone gay, lesbiche e trans ma addirittura anche contro le persone discriminate per la Razza, l’Etnia e la Religione e che erano in precedenza tutelate dal testo originario della Mancino-Reale.”

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