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Le omissioni dell’ufficio disciplinare, composto da alcuni funzionari, non hanno dato la possibilità’ ai giudici del lavoro di verificare le gravi responsabilità di Callari dirigente Asi Agirgento. Callari, ed altri dirigenti, comunque, risultano essere destinatari di una pesante e circostanziata richiesta di rinvio a giudizio della Procura della Repubblica di Agrigento, per gravi reati: truffa, peculato e abuso. un’inchiesta, scaturita dalle numerose denunce di Cicero, che ha coinvolto 11 colletti bianchi del Consorzio Asi che saranno giudicati il 16 dicembre dal Gup di Agrigento

La Corte di Appello di Palermo ha confermato le sentenze con le quali il Giudice del lavoro di Agrigento aveva reintegrato i dirigenti presso l’ex Consorzio ASI di Agrigento, Salvatore Callari e Rosario Gibilaro, nel posto di lavoro dal quale erano stati licenziati il 21 agosto 2012 per gravi illeciti di natura disciplinare.

Il presidente dell’Irsap Alfonso Cicero dichiara: “La sentenza emessa dai giudici di appello conferma ancora una volta quanto già da tempo denunciato dal sottoscritto all’autorità giudiziaria: la Corte di Appello di Palermo ha rigettato il reclamo del Consorzio, ritenendo che il licenziamento intimato ai suddetti dirigenti sarebbe stato viziato da un difetto di funzionamento dell’ufficio procedimenti disciplinari.

I funzionari incaricati di esaminare le estese e gravi responsabilità dei predetti dirigenti – continua Cicero – con le loro omissioni non hanno dato la possibilità ai giudici del lavoro di verificare la devastante e scandalosa gestione attuata dai dirigenti del Consorzio ASI di Agrigento. Responsabilità, invece, che ha potuto valutare la Procura della Repubblica di Agrigento che ne ha disposto la richiesta di rinvio a giudizio, per gravi reati, nei confronti dei sindacati dirigenti e di altri nove soggetti tra dirigenti ed amministratori del Consorzio, a seguito delle mie numerose denunce.

Secondo la Corte, non solo il procedimento “avrebbe dovuto essere istruito in forma collegiale da parte dell’Ufficio procedimenti disciplinari, ma che anche il provvedimento finale, rivestendo una qualificazione disciplinare, avrebbe dovuto essere adottato dal predetto organismo”, sempre in composizione disciplinare. In altri termini, il predetto vizio ha impedito l’accertamento dei fatti posti a fondamento del licenziamento.

La stessa Corte d’appello, peraltro, pur dovendosi fermare ad un esame di carattere formale, non ha potuto esimersi dal rilevare “l’oggettiva gravità dei fatti addebitati” ai dirigenti in questione, tanto da indurla a compensare le spese del giudizio.

Appare evidente come la trattazione dei gravi fatti imputati a Callari ed a Gibilaro da parte del Responsabile del procedimento disciplinare prosegue il presidente – è stata frutto di una “combine” ben architettata per favorire i predetti dirigenti che, di fatto, a causa delle modalità istruttorie utilizzate e delle conclusioni piratesche adottate, ha viziato con il “cavillo” formalmente il procedimento.

Conseguenza diretta di questo gioco perverso è stata quella di impedire che i giudici, successivamente aditi dagli interessati, potessero procedere ad esaminare le gravi contestazioni mosse sul piano disciplinare ai dipendenti in questione. La gravità del comportamento tenuto nell’occasione dai Responsabili del procedimento disciplinare è stata sottoposta alle autorità giudiziarie.

Nello stesso tempo, quegli stessi episodi che i responsabili del procedimento si sono ben guardati dal valutare sotto il profilo disciplinare, ponendo le condizione del “cavillo” per impedire di fatto un controllo di merito ai giudici, che sono stati chiamati a giudicare dei licenziamenti disposti dal Commissario Straordinario del Consorzio ASI di Agrigento in liquidazione, senza potere valutare alcunché delle contestazioni mosse, imprigionate dai vizi formali ad arte creati, hanno costituito motivo di valutazione da parte della procura della Repubblica di Agrigento che li ha valutati sotto il profilo penale come sufficienti per avanzare richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dei medesimi soggetti per svariate ipotesi di abuso d’ufficio e peculato.

Nell’attesa che il GUP del Tribunale di Agrigento, il prossimo 16 dicembre – conclude Cicero – possa finalmente decidere sulla richiesta avanzata dalla Procura della Repubblica nei confronti dei dipendenti in questione e di altri nove tra dirigenti ed ex amministratori del Consorzio ASI di Agrigento – dopo che per ben due volte difetti di notifica ne hanno impedito la celebrazione di tale udienza – è già possibile preannunciare ricorso in Cassazione per ragioni di legittimità avverso la sentenza emessa dalla Corte di appello di Palermo e comunico di avere dato già mandato al legale il Prof. Massimo Marinelli”.

Clicca qui per leggere la richiesta di rinvio a giudizio della procura della repubblica di Agrigento.

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