Economia & Lavoro

Le nostre tecnologie piacciono agli Emirati. Le imprese siciliane esportano a Dubai il know how

Foto internet

Le imprese siciliane che hanno fatto dell’innovazione un punto di forza esporteranno a Dubai il know how ed i loro prodotti. Nelle scorse settimane è stato siglato un accordo tra lo sceicco di Dubai, El Maidoor, nonché presidente della Society of Engineer UAE (Emirati Arabi Uniti), ed il Distretto siciliano della meccatronica che permetterà a 30 piccole e medie imprese siciliane di portare le loro tecnologie ed i risultati delle loro ricerche tra gli arabi.

Un protocollo che ha avuto il bene placet dell’assessorato regionale alle Attività produttive che, dall’insediamento dell’assessore esperta di internazionalizzazione, sta spingendo molto per sviluppare il settore delle esportazioni. E il secondo più grande emirato, dopo Abu Dhabi, ha subito aperto le porte alla delegazione siciliana, pronta a ricevere nel proprio territorio progetti per le energie rinnovabili di ultima generazione con tecnologia made in Sicily. Non solo. Sono in particolare tre i progetti che hanno incontrato il favore dello sceicco El Maidoor.  A parte quello per le energie rinnovabili – che vorremmo vedere diffuso pure in Sicilia- che sfrutta un nuova tecnologia sviluppata nell’Isola e che viene definita “il futuro del fotovoltaico ” perché rende possibile utilizzare l’energia del sole per produrre sia caldo che freddo oltre ad immagazzinare l’energia per utilizzarla quando serve, c’è un secondo progetto, particolarmente interessante per gli arabi. Si tratta della realizzazione di biofiltri ad energia per la purificazione dell’acqua; usando sempre la luce del sole si produce energia che alimenta una membrana in grado di purificare l’acqua e garantirne ogni uso. Una metodologia di particolare appeal a quelle latitudini.

Quindi, il terzo il progetto che andrà anche all’Expo 2015 e che potrebbe essere ripresentato all’Expo 2020, proprio a Dubai. Si tratta del calcestruzzo ecosostenibile nel quale una parte consistente degli inerti ovvero del materiale da cava che si ottiene demolendo le nostre montagne e incidendo sul suolo, viene sostituita da plastica di riciclo che diversamente sarebbe materiale da discarica. Un progetto che rende più solide le costruzioni, diminuisce l’impatto ambientale dovuto ai rifiuti e quello dovuto all’estrazione del materiale dalle cave.

“Il nostro obiettivo è quello di creare un ambiente sempre più innovativo- ha spiegato l’assessore Linda Vancheri – per non disperdere le forze imprenditoriali ed il know how delle nostre imprese, cercando di svilupparle meglio a casa nostra. Non a caso, uno dei punti essenziali di questo progetto è il transfert tecnologico, che tradotto significa che gli arabi ci hanno chiesto di formarli nelle tecnologie. Quindi, il capitale umano diventa essenziale per la nostra strategia di sviluppo”.

Per Antonello Mineo, presidente del distretto meccatronica, “il progetto di innovazione tecnologica è un investimento importante per la quantità di denaro investita e per il numero di aziende coinvolte. Abbiamo raggruppato queste aziende in classe di ricerca ed innovazione e contemporaneamente l’assessorato ha compreso che i prodotti innovativi non hanno senso se non hanno un mercato di riferimento. Con questo progetto siamo riusciti a valorizzare le imprese che fanno parte del distretto, perché dalle condizioni di sub fornitura in cui si trovavano fino a poco tempo fa, ora si diventate leader nella produzione legate al settore innovativo e le cui conoscenze stiamo portando nei mercati emergenti”.

Marina Pupella

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