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Le missive di Sangiorgi. Oggi chiedo lumi sul Parco Cassara al Presidente Pepe

Alla Cortese Attenzione
del Presidente di FareAmbiente
Dr. Vincenzo Pepe

 

Caro Presidente,
sono un appassionato di politica, comunicazione ed informazione digitale, ed ho avuto modo di leggere tempo fa, alcuni suoi articoli, su tematiche relative all’ambiente.

Sono un ambientalista, che si approccia nell’analisi dei fenomeni, non con la cultura ricorrente del settarismo, ma con quella della ragionevolezza; cioè quella cultura che vuole coniugare, senza prevaricare, l’ambiente con lo sviluppo economico industriale.

Diciamo che di questa cultura, che potrebbe essere molto vicino alle Vostre posizioni, in Italia non c’è traccia, perché soccombente al pensiero unico dominante​ dell’ambientalismo fanatico ed ideologico, riconducibile ad una certa area politica e sostenuto a prescindere dai mezzi d’informazione.

Ciò è stato possibile, perché queste forze illiberali, ostili al pensiero altrui, si sono mossi su un terreno fertile, perché, nella loro operazione di indottrinamento delle masse, non hanno trovato particolari resistenze, né dalla politica e neanche da parte delle associazioni.

Questo atteggiamento di desistenza, Vi pone, anche se da lontano, in una posizione di corresponsabilità, perché come sosteneva Albert Einstein -​ Il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che fanno del male, ma a causa di coloro che guardano senza fare niente”.

Non vorrei pensare minimamente, che tali scelte siano maturate scientificamente, in una logica di sopravvivenza, perché manifestare dissenso, non è popolare, né redditizio in termini di voti o di soci aderenti.

E’ incomprensibile per esempio, che non si sia espressa, un’opinione ed un pensiero alternativo, sulla distruzione graduale della più grande acciaieria d’Europa come l’Ilva (l’1% del prodotto interno lordo nazionale), oppure sulla realizzazione della Tav, sul Tap etc…

E’ proprio su questa traccia di ragionamento, che ho deciso di scriverle, per portare alla Sua attenzione, una storia paradossale, accaduta nella città di Palermo, legata alla chiusura del Parco Ninni Cassara’.

Una vicenda difficile comprendere, con un’inchiesta giudiziaria che ha visto tutti gli indagati assolti, ma che non sono riuscito ancora oggi, a distanza di tempo, a capire, al netto di tutte le enfatizzazioni del caso, che hanno accompagnato il sequestro, se c’erano o no, le condizioni per un tale drastico provvedimento.

Un provvedimento, a mio avviso sproporzionato, adottato in nome e per conto della salute pubblica, che di fatto non ha reso fruibile il Parco, polmone verde della città, dal lontano 2014.

Persino nella Terra dei Fuochi, vicenda non paragonabile lontanamente con il Parco Cassarà, per densità e tipologia di rifiuti, è stato possibile dimostrare la correlazione tra l’area fortemente contaminata e la diffusione di certe malattie, ma a Palermo in via preventiva ci siamo riusciti.

Ora, dalle associazioni ambientaliste e tra questa la Vostra, che mi pare di capire, vi ponete a livello nazionale, come organizzazione alternativa al parlare comune, mi sarei aspettato, solo dopo l’acquisizione di dati, numeri e quantità, delle dichiarazioni e prese di posizioni pubbliche, utili a fare chiarezza sull’argomento, attraverso i rappresentanti e delegati regionali.

Fare luce in maniera disimpegnata, su questa vicenda, ricordo, non ancora conclusa,​ sarebbe stato utile per fornire spunti di riflessione per i cittadini, i magistrati e i giornalisti.

– Ai cittadini per porre alla loro attenzione in quale contesto maturano in Italia, analisi e gestioni dei fenomeni ambientali e l’impatto negativo che essi hanno sulla società.
– Ai magistrati, che hanno l’obbligo di indagare, per prestare maggiore attenzione nelle indagini e nei provvedimenti, che privano l’uso di un bene pubblico, per un lungo periodo.
– Ai giornalisti, per narrare i fenomeni con maggiore chiarezza, tralasciando la retorica e i luoghi comuni con l’uso/abuso di certi vocaboli, che servono solo ad enfatizzare qualsiasi fenomeno,​ con il rischio che ci si allontani inconsapevolmente o volontariamente, quasi sempre dalla vera verità.
Cordiali Saluti
Peppe Sangiorgi

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