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L’Avvocato del Martedì_ IL TRADIMENTO: CAUSA DI ADDEBITO DELLA SEPARAZIONE

Avv. Francesca Paola Quartararo
         Avvocato Francesca Paola Quartararo

(di F. P. QUARTARARO) Eccoci, al nostro appuntamento settimanale con L’AVVOCATO DEL MARTEDI’.

 A norma dell’art. 151 II comma c.c., il Giudice, pronunziando la separazione, dichiara, ove ne ricorrano le circostanze e ne sia chiesto, a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione, in considerazione del suo comportamento ai doveri nascenti dal matrimonio. 

Cosa è l’infedeltà coniugale?

L’infedeltà è una violazione dell’obbligo di fedeltà coniugale ( in quanto lede l’onorabilità del coniuge che viene tradito) che viene di regola considerata una causa sufficiente per giustificare l’addebitamento della separazione all’altro coniuge (a meno che non si verifichi la mancanza di un nesso causale tra l’infedeltà e la crisi familiare).

Va considerato che anche l’infedeltà apparente può essere causa di separazione e di addebito, nel caso in cui comporti una grave offesa all’onorabilità e al decoro del coniuge tradito. Solitamente quando si vuole dimostrare l’infedeltà del coniuge, si ricorre ad investigazioni private che hanno l’obiettivo di raccogliere in modo legale prove da portare in giudizio.

Prove dell’infedeltà coniugale?

In materia di addebito della separazione per infedeltà coniugale, la giurisprudenza ritiene che l’infedeltà di uno dei coniugi sia una violazione del dovere di fedeltà  e che sia quindi uno degli elementi tali da render intollerabile la convivenza coniugale. L’intollerabilità della convivenza dopo il tradimento da parte della moglie o del marito è tale alla luce della situazione odiosa venutasi a creare per causa del comportamento di uno dei due coniugi, sia che si tratti di infedeltà reiterata, che di una stabile relazione extraconiugale.

Nonostante la gravità del comportamento dei coniuge infedele, è però necessario, ai fini dell’addebito della separazione, che ci sia un nesso di causalità tra l’infedeltà e l’intollerabilità della convivenza.

L’infedeltà coniugale può diventare causa di addebitamento della separazione solamente nel caso in cui venga accertato che la crisi della coppia sia riconducibile solamente al comportamento infedele di uno dei coniugi. Diventa, quindi, molto importante disporre prove dell’infedeltà coniugale.

Per ottenere prove certe, il metodo migliore è quello di rivolgersi a un’agenzia investigativa o ad un investigatore privato. Una delle attività svolte delle agenzie di investigazioni, è appunto quella di raccogliere prove che documentino il comportamento infedele e le persone frequentante dal coniuge. Al termine delle indagini vengono solitamente forniti dei report con le prove che evidenziano la relazione extraconiugale, che possono essere poi utilizzate in giudizio per richiedere l’addebito della separazione o anche nella causa di divorzio.

Ove non si riesca a raggiungere la piena prova che la condotta contraria ai doveri del matrimonio posta in essere da uno dei coniugi, o da entrambi, sia stata causa diretta del fallimento della convivenza, il giudice dovrà necessariamente astenersi dal pronunciare la separazione con addebito.

Quali sono le conseguenze dell’addebito?

Nel giudizio di separazione dei coniugi, la declaratoria di addebito richiede, quindi, un’autonoma domanda di parte. Gli effetti dell’addebito si riverberano esclusivamente sul piano patrimoniale, determinando la perdita del diritto all’assegno di mantenimento e dei diritti successori in capo al coniuge al quale viene addebitata la separazione.

 Quali sono i  presupposti per l’addebito della separazione, in caso di infedeltà coniugale?

Il comportamento legittimante l’addebito deve essere, oltre che contrario ai doveri nascenti dal matrimonio di cui all’art. 143 c.c, anche cosciente e volontario e la violazione deve essere la causa determinante la crisi coniugale.

La Giurisprudenza specifica che: “ai fini dell’addebitabilità della separazione il Giudice di merito deve accertare se la frattura del rapporto coniugale sia stata provocata dal comportamento oggettivamente trasgressivo di uno o di entrambi i coniugi, e quindi se sussista un rapporto di causalità tra detto comportamento ed il verificarsi dell’intollerabilità dell’ulteriore convivenza, o se piuttosto la violazione dei doveri che l’art. 143 c.c. pone a carico dei coniugi sia avvenuta quando era già maturata una situazione di crisi del vincolo coniugale, o per effetto di essa”  (Cass. 2012, n. 8862; Cass. 2012, n. 8873; Cass., Sez. I, 2010, n. 21245; Cass. 2001, n. 12130; Cass., Sez. I, 1999, n. 7566).

Tra gli obblighi nascenti dal matrimonio rientrano quelli di coabitazione e di assistenza morale e materiale, ma, osservando la casistica in materia di addebito, rileviamo che la Suprema Corte ha sancito che non costituisce causa di violazione dell’obbligo matrimoniale, e non è quindi causa di addebito, se l’abbandono della casa coniugale è determinato dalla “mancanza di una appagante e serena intesa sessuale” (Cass., Sez. I, 31-5-2012, n. 8773).

Quando il Tradimento non comporta colpe?

Non sempre il tradimento del coniuge comporta una sentenza di addebito (pronuncia, cioè che dichiara la responsabilità del fallimento del matrimonio in capo al traditore, con conseguente perdita del diritto di mantenimento), se il coniuge traditore vuol andare immune da colpe deve riuscire a dimostrare al giudice che il mancato rispetto, da parte sua, dell’obbligo di fedeltà coniugale è conseguenza di una convivenza divenuta già da tempo intollerabile per altri fattori.

In altre parole, si deve provare in processo che il tradimento si è verificato una volta ormai spenta ogni fiamma tra i coniugi e, quindi, quando già si è determinata l’interruzione di quella comunione materiale e spirituale che è il tratto essenziale del matrimonio.

Cassazione con Sentenza n. 25618/2007 ha stabilito: “ che l’equiparazione tradimento-addebito non vale sempre, ma solo quelle volte in cui l’infedeltà sia stata l’effettiva causa della crisi coniugale; se invece la crisi non ha alcun nesso causale con la relazione extraconiugale allora l’adultero non può neanche essere condannato e, quindi la sua condotta non è causa di addebito”.

 Cosa è l’addebito per infedeltà apparente?

Vi sono, poi, alcuni comportamenti che rilevano ai fini dell’addebito pur non costituendo adulterio in senso stretto; ciò in quanto essi sono comunque ritenuti ingiuriosi nei confronti del coniuge anche in ragione della percezione che di essi ne ha la società. Si parla in tal caso di ”infedeltà apparente” di cui sono un classico esempio le relazioni platoniche.

Facciamo qualche esempio in caso di infedeltà apparente ritenuti dalla giurisprudenza rilevanti ai fini dell’addebito:

  • Relazione intrapresa da uno dei coniugi subito dopo allontanamento della casa coniugale in concomitanza con l’inizio della causa di separazione che dia luogo a plausibili sospetti di tradimento;
  • Approcci fisici insistenti posti in essere pubblicamente, se pur non accompagnati da rapporti sessuali;
  • La forte attrazione provata da uno dei coniugi nei confronti di una persona e tale da aver portato all’allontanamento della casa coniugale per diverso tempo.

La relazione platonica che per gli aspetti esteriori con cui è coltivata e l’ambiente ristretto di frequentazioni dei coniugi, dà luogo a verosimili sospetti di infedeltà provocando offesa all’onere e alla dignità dell’altro coniuge.

Ad ogni modo le diverse modalità di tradimento devono essere valutate singolarmente caso per caso, quindi se hai qualche dubbio o perplessità sulla questione, l’Avvocato Francesca Paola Quartararo, sarà pronta a risponderVi,  scriveteci nella sezione contatti del sito web: www.avvocatoquartararo.eu

 

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