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L’Avvocato del Martedì_ RACCONTANDO LA CITTA’ DI PALERMO: TRA PASSATO E FUTURO UN PONTE SENZA TEMPO.

Avvocato Francesca Paola Quartararo
Avvocato Francesca Paola Quartararo

(di F. P. QUARTARARO) Eccoci, con un appuntamento “straordinario” con l’Avvocato del Martedì.

L’importanza del festino di Santa Rosalia per la città di Palermo: 

Perché Rosalia è diventata Santa a Palermo?

Rosalia, figlia di un conte e parente dal ramo materno del sovrano normanno Ruggero d’Altavilla, nacque a Palermo nel lontano 1130. Al tempo le famiglie come per tradizione combinavano i matrimoni affinché le famiglie nobili potessero continuare le loro tradizioni, così come la storia ci racconta, Rosalia dovette subire il medesimo costume, venne promessa dal padre al giovane Baldovino, un nobiluomo che gli salvò la vita da un feroce leone durante una battuta di caccia. Rosalia fanciulla dal carattere determinato e con indole orgogliosa, ribellandosi al matrimonio combinato, fuggì dalla Corte e divenne eremita monaca basiliana nella zona della Quisuinia. La storia narra che la fanciulla si trasferì sul monte Pellegrino a Palermo, percorrendo a piedi scalzi tutte la salita ripida e stucchevole, ove trovò la morte.

Correva l’anno 1624 a Palermo martoriata dalla peste, la gente moriva per strada e l’epidemia si espandeva a macchia d’olio seminando e continuando a mietere vittime. Durante questa crisi, secondo la tradizione, Rosalia apparve ad un saponaio salito su Monte Pellegrino per suicidarsi, al momento stesso in cui l’uomo stava per cadere nel dirupo Rosalia gli indicò l’ubicazione delle proprie sfoglie – durante questa apparizione Rosalia disse: “solo se i miei resti fossero stati portati in processione la peste sarebbe scomparsa” . Così l’uomo incredulo, prese i resti del corpo di Rosalia giacenti all’interno della grotta, li portò in processione, così come per magia la peste sparì ed i malati immediatamente guarirono.

Cosicché l’Arcivescovo, seguito da tutto il clero e dal senato palermitano e da alcuni eminenti cittadini, a seguito della processione delle reliquie di Rosalia la città venne liberata dalla pesta, nel 1625 la Chiesa autorizzò  la proclamazione della Santa.

La tradizione: nel 1625 le reliquie vennero poste all’interno di uno scrigno in argento e vetro, custodito all’interno del Palazzo Arcivescovile e dallo stesso anno vennero portate in processione per ricordare il miracolo compiuto, inaugurando una tradizione che in più di tre secoli ha subito ben poche interruzioni.

Il rito di oggi: il “Festino” è un grande evento popolare del 14 luglio che precede le celebrazioni religiose del girono dopo. Rinnovato nel’ 1995 da Pino Caruso, da allora, ogni anno viene sviluppato un tema differente, mantenendo però  di base la storia del miracolo della vittoria sulla peste. Il 15 luglio, giorno solenne in città, è il culmine della festa estiva e si festeggiano insieme sia il giorno del ritrovamento delle spoglie mortali della Santuzza (il 15 di luglio del 1624) sia il giorno in cui queste furono portate per la prima volta per la città con una Solenne Processione (il 9 di giugno del 1625) durante la quale, al canto del “Te Deum Laudamus“, ci fu il “blocco della peste” con il regredire del contagio e l’inizio delle guarigioni pubbliche degli appestati.

festino

Un momento speciale “passaggio del Carro”

Quali sono i simboli più importanti e qual è il loro significato?

Il carro: nel 1979 viene costruito un carro di ispirazione settecento, a forma di vascello, che raggiunge i dieci metri d’altezza e i nove metri di lunghezza ed è trasportato da buoi. Da questo momento il carro in sé diviene un piccolo palcoscenico coreografico. Così viene fatto sfilare il carro dalle ali d’argento dell’anno 1998 disegnato dallo scenografo palermitano Fabrizio Lupo che vi inserisce una nuova prua in forma di saraceno. Successivamente nell’anno 2016 il carro viene totalmente rivoluzionato per poter avere nuove costruzioni. Parte della prua viene asportata per poi rimontare una nuova struttura che da simmetria al carro, sulla quale è posizionata una colomba bianca, simbolo di purezza e di Spirito Santo. Esso viene ricoperto con carta specchiante e viene costruita una torre di 10 metri con due rampe di scale e temi marini.

Lo spettacolo: dalla fine degli anni novanta lo spettacolo, un tempo una sfarzosa sfilata che includeva tutte le autorità civili, militari e religiose, è divenuto una rappresentazione teatrale a tutti gli effetti, con giochi di luce spettacolari e danze acrobatiche, che rappresentano gli ultimi giorni della peste a Palermo.

Tradizioni culinarie: durante le celebrazioni si consumano cibi che fanno parte della tradizione popolare palermitana: la Pasta con le sarde (la pasta chî sardi), i babbaluci (lumache bollite con aglio e prezzemolo), lo sfincione ( ‘u sfinciuni), il polpo bollito ( ‘u purpu), Calia e simenza(‘u scacciu), la pannocchia bollita (pullanca) e l’anguria (detto ‘u muluni).

Cosa rappresenta per il popolo palermitano il “Festino di Santa Rosalia”?

Intervistando diversi cittadini palermitani raccontano:

  • “Il festino è tradizione della città di Palermo, oltre le cose da mangiare, c’è “L’ACCHIANATA”, tutto il mese di settembre è festa al santuario di Santa Rosalia sul Monte Pellegrino ed i palermitani fanno la tradizionale “Acchianata” salendo a piedi percorrendo un antico sentiero di circa 4 km che va fino al santuario”.
  • U Fistinu, ogni anno ricordiamo la grandiosa festa che dura dal 10 al 15 luglio, il 14 luglio sfila il Carro Trionfale, costruito appositamente in anno in anno con sopra la Santuzza, poi alla fine del percorso c’è lo spettacolo dei fuochi d’artificio”. Il 15 luglio si fa la solenne professione religiosa delle reliquie della Santa”.
  • “Come dicono a Palermo: “VIVA PALERMO E SANTA ROSALIA”.

Raccontando la città di Palermo, Se anche tu vuoi, raccontare la tua esperienza alla “Palermitana” scrivici nella sezione contatti del sito web: www.avvocatoquartararo.eu  l’Avvocato Francesca Paola Quartararo

 

Francesca Paola Quartararo

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