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L’Avvocato del Martedì_ Legge n. 41/2016 Reato di Omicidio Stradale: le oscillazioni della giurisprudenza.

Avvocato Francesca Paola Quartararo
          Avvocato Francesca Paola Quartararo

(di F.P. Quartararo) Eccoci al nostro appuntamento settimanale con L’Avvocato del Martedì.

Con l’introduzione dei nuovi reati di “omicidio stradale  (art. 589-bis c.p.) e di “lesioni personali stradali” (art. 590-bis c.p.), ad opera della L. 23 marzo 2016 n. 41  pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 70 del 24 marzo 2016 e in vigore da 25 marzo 2016.

L’introduzione dei reati di omicidio colposo stradale e di lesioni colpose stradali è avvenuta sulla spinta di un’opinione pubblica allarmata dalla pubblicità data a gravi incidenti e dalla sensazione di condanne non adeguate alla dimensione del fenomeno.

Cosa prevede l’art. 589 bis el’art. 590 bis c.p.?

Con l’introduzione nel codice penale l’art. 589 bis, che punisce nel comma 1 “chi cagiona per colpa la morte di una persona con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale”; a questa figura generale (punita con la reclusione da due a sette anni) si affiancano fattispecie specifiche caratterizzate dal (grave) stato di ebbrezza alcolica o dall’alterazione conseguente all’assunzione di sostanze stupefacenti (comma 2: reclusione da otto a dodici anni) o dal superamento significativo dei limiti di velocità, dall’inosservanza del semaforo rosso, dalla guida contromano o altre manovre pericolose (ulteriormente indicate nel comma 5: reclusione da cinque a dieci anni). Qualora venga cagionata la morte di più persone, a seguito delle predette violazioni, la pena è aumentata fino al triplo entro il limite massimo di diciotto anni (art. 589 bis, ultimo comma).

L’art. 590 bis costruisce, simmetricamente alla disciplina dell’omicidio stradale, il reato di lesioni colpose gravi o gravissime (con pene ovviamente più elevate rispetto a quanto previsto dall’art. 590 c.p.). Completano il nuovo quadro la previsione della “fuga” dopo l’incidente (con aumento della pena “da un terzo a due terzi”, comunque non inferiore a cinque anni in caso di incidente mortale, o a tre anni in caso di lesioni gravi o gravissime), norme processuali (concernenti tra l’altro l’arresto in flagranza) e sensibili inasprimenti in tema di revoca o sospensione della patente di guida.

Come dinanzi rilevato, è dubbio che la riforma abbia subito forti pressioni mediatiche, alimentate da episodi di cronaca indubbiamente gravi, seguiti da condanne a torto o ragione ritenuti troppo miti e non sufficientemente dissuasive. A tal proposto con l’introduzione del nuovo reato vi sono state diverse oscillazioni giurisprudenziali manifestatesi, in relazione alla qualificazione giuridica di incidenti stradali di elevata gravità.

Dolo eventuale o colpa cosciente?

Si mettono a confronto due decisioni giurisprudenziali di segno opposto, al fine di dimostrare come sia possibile giungere a soluzioni diverse dello stesso problema in funzione dei criteri che vengono adottati per distinguere il dolo eventuale dalla colpa cosciente.

Un primo orientamento giurisprudenziale (sentenza n.18220 del 2015) secondo cui il nuovo filone giurisprudenziale consentiva, in effetti, di selezionare alcuni comportamenti di rilevantissima gravità lasciando alla disciplina ordinaria degli artt. 589 e 590 la stragrande maggioranza degli incidenti stradali, per i quali il legislatore aveva nel frattempo irrigidito le sanzioni. In questo panorama la proposta, proveniente da più parti, di dar vita ad un autonomo reato di omicidio stradale poteva apparire quasi superflua e perfino controproducente, in quanto lo schema semplificato di un delitto colposo pesantemente sanzionato può indurre pubblici ministeri e giudici, magari inconsciamente, ad “accontentarsi” di applicare il nuovo reato, sanzionato più gravemente anche se colposo, evitando la strada più complicata della prova del dolo eventuale.

Successivamente con la sentenza della Cass. n. 37606/2015 v’è un inversione di tendenza da parte della Cassazione, stabilendo che il dolo eventuale può essere applicato anche in caso di incidente stradale.

Il confine tra dolo eventuale e colpa cosciente è stato individuato nell’atteggiamento psicologico dell’agente che, nel primo caso, accetta il rischio che si realizzi un evento diverso non voluto, nel secondo respinge il rischio, confidando nella propria capacità di controllare l’azione.

Il dolo eventuale ricorre quando l’agente si sia chiaramente rappresentato la significativa possibilità di verificazione dell’evento concreto e ciononostante, dopo aver considerato il fine perseguito e l’eventuale prezzo da pagare, si sia determinato ad agire comunque anche a costo di causare l’evento lesivo, aderendo ad esso, per il caso in cui si verifichi (Cass. pen., Sez. Un., 18 settembre 2014, n. 33343).

Nella sentenza in questione la Suprema Corte ha statuito che “nel caso degli incidenti stradali mortali, il punto sta nel dimostrare che il conducente che li ha causati abbia consapevolmente accettato il rischio di uccidere qualcuno in conseguenza della sua guida sconsiderata”.

Per esserci dolo eventuale, dunque, occorre la rigorosa dimostrazione che il responsabile dell’incidente si sia confrontato con la possibilità di causare la morte di qualcuno, accettandone il rischio. Questa dimostrazione si raggiunge anche indirettamente, valutando la personalità e la storia dell’imputato, la durata e la ripetizione dell’azione, la sua finalità, il comportamento successivo, la probabilità che l’evento si verifichi in base alla condotta tenuta, le conseguenze dell’evento anche sull’imputato e il contesto dell’azione.

Dunque, il confronto tra le due sentenze riportate consente di ritenere che se i criteri per l’accertamento del dolo eventuale continuassero ad essere quelli delineati dalla sentenza n.18220 del 2015 si giungerebbe con elevata probabilità a dover concludere che negli incidenti stradali il dolo eventuale è pressoché indimostrabile, soprattutto di fronte ad un guidatore ubriaco o sotto l’effetto di stupefacenti.

È invece auspicabile, come del resto dimostrato dalla sentenza n. 37606/2015 che, in vicende particolarmente gravi, l’inquadramento dei fatti nell’ambito dell’omicidio doloso a titolo di dolo eventuale non sia precluso anche nel caso di incidenti stradali.

Il bene giuridico tutelato qual è?

Il bene giuridico tutelato dalla norma è costituito dal diritto alla vita della persona. Privare qualcuno del bene vita, sia pur solo per colpa e non per dolo è considerato dal nostro ordinamento giuridico un fatto intollerabile che non può non avere conseguenze sul piano penale.

Il reato di omicidio colposo è procedibile d’ufficio?

Assolutamente Si! Il reato di omicidio colposo è procedibile d’ufficio. Non è dunque necessaria una querela affinché la procura possa avviare una azione penale essendo sufficiente la semplice “notizia criminis”.

Chi può chiedere il risarcimento del danno?

Chi è responsabile di omicidio colposo è tenuto a risarcire il danno ai superstiti. I prossimi congiunti hanno la possibilità di chiedere due tipi di danno:  il danno non patrimoniale e il danno patrimoniale. Queste due macro categorie rappresentano i contenitori all’interno dei quali far ricadere, dal punto di vista puramente descrittivo, diverse tipologie di danno. Il danno non patrimoniale comprende il danno alla salute e il danno morale, quello patrimoniale il danno emergente (spese mediche e funerarie) e il lucro cessante (cessazione del contributo economico della vittima). I soggetti legittimati a chiedere il ristoro dei danni in ambito civilistico (all’interno del processo penale mediante costituzione di parte civile o nella separata sede civile) sono tutti coloro che sono legati alla vittima da un vincolo familiare o affettivo. Al diritto risarcitorio che i soggetti legittimati possono esercitare iure proprio, si affianca la facoltà di agire iure hereditatis per la richiesta dei danni già spettanti al defunto.

L’azione civile è prescrivibile?

E’ disciplinata dall’art 2947 c.c. che prevede in linea generale che la prescrizione del diritto al risarcimento danni si verifica con il decorso del termine di cinque anni dal giorno dell’illecito. La stessa norma al comma II prevede che il risarcimento del danno prodotto dalla circolazione dei veicoli di ogni specie il diritto si prescrive in due anni ma va detto che se il danno si è prodotto come conseguenza della circolazione stradale il diritto si prescrive in due anni. Attenzione però: lo stesso articolo al comma III chiarisce che se il fatto è considerato dalla legge come reato (e in tal caso stiamo parlando appunto di un reato oltretutto perseguibile d’ufficio) e per il reato è stabilita una prescrizione più lunga, questa si applica anche all’azione civile. “Tuttavia, se il reato è estinto per causa diversa dalla prescrizione o è intervenuta sentenza irrevocabile nel giudizio penale, il diritto al risarcimento del danno si prescrive nei termini indicati dai primi due commi” (ossia 5 e 2 anni)  a decorrere dalla data in cui il reato si è estinto (150 C.P. e ss.) o dalla data in cui la sentenza è diventata irrevocabile (648, 650 c.p.).

 

Esprimete la Vostra opinione sulla questione e, scriveteci nella sezione contatti del sito web: www.avvocatoquartararo.eu

 

Francesca Paola Quartararo

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