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L’Avvocato del Martedì_ DEBITI EREDITARI: RINUNCIA ALL’EREDITA’

Avvocato Francesca Paola Quartararo - L'avvocato del Martedì
      Avvocato Francesca Paola Quartararo – L’avvocato del Martedì

(di F. P. QUARTARARO)  La rubrica settimanale “L’avvocato del Martedì”.

L’erede ha facoltà di poter rinunciare all’asse ereditario, quindi, disporre un atto di rinuncia col quale respinge la possibilità di acquistare l’eredità e quindi adbica alla qualità di chiamato all’eredità. La rinuncia all’eredità è un atto solenne, ovverosia una dichiarazione resa davanti al notaio o al cancelliere della pretura del mandamento in cui si è aperta la successione e, tale atto deve essere inserito nel registro delle successioni della cancelleria del Tribunale in cui si è aperta la successione.

Quali sono gli effetti della successione?

L’erede con l’atto di rinuncia evita che la “quota di eredità” gli venga in automatico attribuita.

Con la rinuncia all’eredità il chiamato perde i poteri di cui era titolare ex art. 460 c.c. e viene considerato come se non fosse mai stato chiamato alla successione.

Con la dichiarazione di rinuncia, il rinunciante ha la facoltà di ritenere le donazioni a lui fatte, in vita, dal de cuius ed ha la facoltà di domandare il legato, il tutto nei limiti della quota disponibile.

L’atto di rinuncia varia in relazione al tipo di successione ed alla quota di rinuncia all’eredità:

SUCCESSIONE LEGITTIMA

  • Se il rinunciante ha dei discendenti, in tal caso i discendenti potranno accettare la quota di rinuncia dal proprio ascendente;
  • Se il rinunciante non ha discendenti ma ha ascendenti, in tal caso, la quota si devolve agli ascendenti identificati ex art. 596 c.c.;
  • Se il rinunciante non ha né discendenti, né ascendenti ma vi sono altri coeredi, in tal caso la quota si accrescerà agli altri coeredi;

SUCCESSIONE TESTAMENTARIA

  • Il testatore può aver disposto in testamento nel caso in cui l’erede dovesse rinunciare una sostituzione ordinaria;
  • Si può verificare l’accrescimento tra coeredi, nel caso concorrano i presupposti ex art. 674 c.c.;
  • Si può verificare la divisione e/o la devoluzione della quota del rinunciante agli eredi legittimi.

Il rinunciante può domandare il legato a seguito di rinuncia dell’asse ereditario e/o della quota ereditaria?

Assolutamente SI. Il legatario è il successore a titolo particolare che subentra in uno o più determinati rapporti giuridici attivi; pertanto, attraverso una disposizione testamentaria “legato” il testatore attribuisce al “legatario” un bene o un diritto avente carattere patrimoniale. Ad esempio:

  • Il testatore nomina un soggetto come suo erede universale e dispone un legato a favore di un altro soggetto – lascia un gioiello di valore –

Ragion per cui poiché il legatario non ha una quota del patrimonio ereditario come accade per l’erede, se in vita, il de cuius, ha lasciato ad al chiamante un legato, donato in vita, questi può mantenere il legato e rinunciare all’eredità o alla quota di eredità.

La revoca della rinuncia all’eredità è possibile?

La rinuncia ha un valore retroattivo, chi rinuncia all’eredità è considerato come se non vi fosse mai stato chiamato. Il rinunciante ha facoltà, altresì, della revoca all’eredità, tale diritto può essere esercitato allorquando:

  • Non sia prescritto il diritto di accettare l’eredità ( decennale);
  • Che la quota del rinunciante non sia stata acquistata da altri chiamati.

Cosa è l’accettazione con il beneficio di inventario?

L’accettazione con il beneficio d’inventario o beneficiata si ha quando l’erede può impedire la confusione tra il suo patrimonio e quello del soggetto defunto, circoscrivendo le conseguenze economiche di una successione, ovverosia, una successione le cui passività superino le attività, in tal caso, infatti, l’erede risponde delle obbligazioni trasmessegli da quest’ultimo solo nei limiti del valore del patrimonio ereditario.

Facciamo un esempio: “se un soggetto, a seguito della divisione del patrimonio del padre defunto, acquista la proprietà di una casa e di un’automobile, i creditore che eventualmente intendono far valere nei confronti degli eredi le ragioni di credito che avevano verso il defunto, potranno agire, con procedura esecutiva solamente pignorando la casa e l’auto senza aggredire i beni personali dell’erede”.

Il diritto dei creditori di impugnare la rinuncia si prescrive? 

Assolutamente SI. Il diritto dei creditori di impugnare la rinuncia si prescrive in cinque anni da quando questa è compiuta.

Per tutte le informazioni necessarie consulta il sito web: www.avvocatoquartararo.eu

 

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Francesca Paola Quartararo

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