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L’Avvocato del Martedì: E’ possibile ottenere un risarcimento del danno da vacanza rovinata? DANNO DA VACANZA ROVINATA.

Avvocato Francesca Paola Quartararo
        Avvocato Francesca Paola Quartararo

(di F.P. QUARTARARO) Eccoci, al nostro appuntamento settimanale con L’AVVOCATO DEL MARTEDI’.

 L’art. 47 del Codice del Turismo (D.lgs. n. 79/2011) definisce il “danno da vacanza rovinata” come un “risarcimento del danno correlato al tempo di vacanza inutilmente trascorso ed all’irripetibilità dell’occasione perduta”, a patto che l’inadempimento sia “di non scarsa importanza”.

Cos’è il danno da vacanza rovinata?

Il danno da vacanza rovinata è il pregiudizio (il danno) del turista che deriva dalla lesione del suo interesse di godere in modo pieno di un viaggio organizzato come occasione di piacere, svago, riposo senza soffrire il disagio psicofisico che accompagna la mancata realizzazione in tutto o in parte del programma previsto.

Il danno da vacanza rovinata è risarcibile sulla base di due voci di danno:

  1. Danno patrimoniale per gli esborsi economici sostenuti;
  2. Danno esistenziale o morale (causato da delusione e stress subiti a causa del disservizio).

Il pregiudizio economico è la voce di danno più facilmente quantificabile e corrisponde al prezzo del viaggio acquistato in caso di mancato godimento della vacanza o in una riduzione del prezzo nel caso in cui il consumatore non abbia potuto godere pienamente della vacanza in quanto rovinata da contrattempi, disservizi o altri disguidi. Il danno morale subito dal turista è più difficilmente quantificabile in quanto è quasi impossibile fornire la prova dello stress o della delusione subiti a causa del mancato godimento della vacanza. Il danno da vacanza rovinata comporta, quindi, un pregiudizio psicologico inteso come mancato guadagno sul piano del benessere e della qualità della vita che avrebbe potuto apportare la vacanza, oltre ai patimenti direttamente legati all’infortunio subito che ha impedito al turista di conseguire gli obiettivi di svago e riposo. Il danno da vacanza rovinata, quindi, costituisce una specie particolare rispetto ai danni alla persona, intesi come danni alla sfera fisica del soggetto leso, ed ai danni di natura patrimoniale. In sostanza, le occasioni di svago e di relax sono fatte rientrare  negli interessi non patrimoniali, risarcibili ai sensi dell’art. 2059 c.c. che ammette il risarcimento di qualunque lesione non economica posta a tutela dei diritti costituzionalmente garantiti.

Qual è l’Onere della prova?  

Il danno da vacanza rovinata è un inadempimento del tour operator cui consegue il diritto del consumatore ad un risarcimento di danno diverso e ulteriore rispetto a quello patrimoniale, in quanto il contratto di acquisto del viaggio è stato stipulato in vista di una utilità come il riposo, lo svago e la fuga dalla realtà quotidiana.

La prova: il danno da vacanza rovinata è un danno contrattuale e, dunque:

  • il turista è tenuto a provare il contratto di viaggio allegando le circostanze dell’inadempimento di controparte (fotografie dei luoghi che dimostrino che l’inadempimento è conseguente alla mancata coincidenza tra il contratto ed il servizio offerto);
  • il tour operator deve provare, invece, l’avvenuto adempimento del contratto.
  • Tal proposito  la Corte di Cassazione con la sentenza n. 7256/2012 ha affermato il seguente principio di diritto in tema di danno da vacanza rovinata “in tema di danno non patrimoniale “da vacanza rovinata”, inteso come disagio psicofisico conseguente alla mancata realizzazione in tutto o in parte della vacanza programmata, la raggiunta prova dell’inadempimento esaurisce in sé la prova anche del verificarsi del danno, atteso che gli stati psichici interiori dell’attore, per un verso, non possono formare oggetto di prova diretta e, per altro verso, sono desumibili dalla mancata realizzazione della “finalità turistica” (che qualifica il contratto) e dalla concreta regolamentazione contrattuale delle diverse attività e dei diversi servizi, in ragione della loro essenzialità alla realizzazione dello scopo vacanziero”.

Gli Ermellini offrono una visione positiva alla questione facendo riferimento ai precedenti giurisprudenziali ed alla dottrina prevalente.

In particolare, si ritiene che le espressioni generiche contenute nel d.lgs. n. 111 del 1995 siano comprensive anche del danno non patrimoniale. D’altra parte, in una visione di insieme che faccia riferimento anche al recente c.d. Codice del Turismo – anche se non applicabile nel caso in questione ratione temporis – non può dimenticarsi che si prevede espressamente all’art. 47 il danno da vacanza rovinata per il caso di inadempimento o inesatta esecuzione delle prestazioni che formano oggetto del pacchetto turistico. In particolare, si prevede che, qualora l’inadempimento “non sia di scarsa importanza ai sensi dell’art. 1455 del codice civile, il turista può chiedere, oltre e indipendentemente dalla risoluzione del contratto, un risarcimento del danno correlato al tempo di vacanza inutilmente trascorso ed all’irripetibilità dell’occasione perduta”.

Altra questione collegata è se nel caso di inesatta esecuzione del contratto, la lesione dell’interesse alla vacanza contrattualmente pattuita, che trova riconoscimento nella disciplina normativa del pacchetto turistico, posta a tutela del consumatore, debba o meno avere il carattere della gravità, nel senso che l’offesa di tale interesse, per essere risarcibile, debba superare una soglia minima di tollerabilità.

La Suprema Corte, con la sentenza di cui sopra, ha fornito un importante orientamento in materia di risarcimento del danno morale cagionato dalla vacanza rovinata, ponendosi nettamente a favore di chi vuol far valere danno subito e conseguente risarcimento. E’ stabilito, infatti, che ai fini della prova dovuta dal turista per il risarcimento del danno morale, è sufficiente dimostrare l’inadempimento dell’operatore turistico e, in conseguenza di ciò, è stata accolta la richiesta di risarcimento sia patrimoniale che morale avanzata ad esempio da una coppia di sposi. Secondo i giudici, infatti, sarebbe assai difficoltoso per il turista danneggiato dimostrare lo stress subito a causa della vacanza non andata in porto; per questo motivo il danno morale “da stress” si presume, in quanto è insito nel concetto e nella finalità che la vacanza assume. Pertanto, ritiene la Corte, non occorre esibire, ai fini della dimostrazione del danno morale il certificato medico o avere la presenza di testimoni proprio perché le finalità dello “svago” e del relax sono gli elementi che caratterizzano il contratto di viaggio in sé, elementi che l’operatore è obbligato a garantire.

Come quantificare il danno morale?

Stabilita la risarcibilità del danno morale da vacanza rovinata, occorre verificare in che modo esso debba essere concretamente quantificato.

La Corte ritiene che la quantificazione  potrà avvenire in senso equitativo ossia secondo la discrezionalità del Giudice, il quale dovrà necessariamente tenere conto di alcuni elementi importanti, quali l’irripetibilità del viaggio, il valore soggettivo attribuito alla vacanza dal consumatore e lo stress subito a causa dei disservizi. Chiaramente esiste una soglia minima di disagio e danno, al di sotto della quale non è previsto alcun risarcimento, in quanto ciò  contrasterebbe con i principi di correttezza e buona fede e di contemperamento dei contrapposti interessi professionista-consumatore; pertanto spetta al giudice, caso per caso, individuare il superamento o meno di tale soglia, costituita dalla “finalità turistica”. Difatti, il principio di risarcibilità del danno da vacanza rovinata è stato più volte ribadito dalla Corte di Cassazione (Cass. 4 marzo 2010, n. 5189 e Corte Cass. sentenza  20 marzo 2012, n. 4372) ed è previsto dalla legge, oltre che costantemente predicato dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea. 

Scriveteci il vostro caso, l’Avvocato Francesca Paola Quartararo sarà pronta a rispondere a qualunque perplessità o dubbio nella sezione contatti del sito web: www.avvocatoquartararo.eu

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