L’Avvocato del Martedì_ MATRIMONIO E CONVIVENZA: SEPARAZIONE DEI BENI CONIUGALI ED I DIRITTI EREDITARI.

  Avvocato Francesca Paola QUARTARARO

(di F.P. QUARTARARO) Eccoci, al nostro appuntamento settimanale con L’AVVOCATO DEL MARTEDI’.

Il passaggio da un regime di comunione legale a quello della separazione dei beni mira generalmente a tutelarsi dai creditori. Difatti, nel caso di una coppia sposata con regime di comunione dei beni, è possibile per i creditori di uno dei coniugi di pignorare, non solo il patrimonio di quest’ultimo, ma anche il 50% dell’altro coniuge.

Come si passa da un regime di comunione a quello di separazione dei beni?

Il regime patrimoniale “naturale” dei coniugi – quello cioè che scatta in automatico all’atto di matrimonio, se non diversamente stabilito dagli stessi – è quello della comunione di beni. I coniugi possono qualora lo preferiscono, optare, per la separazione dei beni, ed in tale caso,  devono farne apposita menzione, altrimenti resta fermo il regime legale.

Dunque, i coniugi possono avere due possibilità di scelta del regime patrimoniale di separazione:

oppure

In che modo incide il regime patrimoniale di separazione su beni ed i diritti ereditari?

Nella separazione dei beni, ciascun coniuge mantiene una posizione patrimoniale indipendente, eccezion fatta per i diritti successori.

Il regime patrimoniale della coppia, infatti, non va a influire sui diritti ereditari.

Ha però rilevanza nel momento in cui vada stabilito che il patrimonio rientri nella successione. In caso di morte, i beni del coniuge defunto che erano in comunione legale verranno ripartiti nell’asse ereditario considerandoli solo al 50%, poiché la parte restante continuerà ad appartenere al superstite. Solo i beni personali del defunto, non rientrano nella comunione legale, verranno ripartiti tra gli eredi calcolandoli al 100%. I beni personali annoverano quei beni posseduti primi del matrimonio o acquisiti per donazione e successione, così come quelli necessario all’esercizio della professione, o altro dettagliatamente specificati. Al contrario, nel regime di separazione cadrà in successione l’intero del defunto.

Cosa succede nel caso di decesso del coniuge se il contratto di matrimonio è stato stipulato in regime di separazione dei beni?

Al coniuge rimasto superstite (in costanza di matrimonio – non separato), in caso di successione legittima o necessaria concorre con altri chiamati, oltre alla quota di eredità, sono comunque riservati i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui beni mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni. Pertanto, se il coniuge ritiene di essere stato leso della sua quota di legittima per effetto di una o più donazioni effettuate in vita dal defunto a favore di altri soggetti o per mezzo di disposizioni testamentarie, può  far valere il proprio diritto per l’ottenimento dell’intera quota di legittima a lui spettante.

Cosa succede se durante la separazione e/o divorzio uno dei coniugi muore?

Nella separazione tra i coniugi, al coniuge (separato e non divorziato) cui non è stata addebitata la separazione con sentenza definitiva, spettano gli stessi diritti successori del coniuge non separato. Nel caso in cui, invece, al coniuge è stata addebitata la separazione con sentenza definitiva spetta solo un assegno vitalizio se al momento dell’apertura della successione godeva degli alimenti a carico del defunto.

Cosa ben diversa dalla separazione è il divorzio che produce l’effetto di sciogliere il vincolo matrimoniale e di tutti gli effetti civili nascenti dal matrimonio compresa la perdita dei diritti successori. A tale regola generale esiste un’eccezione:

Il diritto all’assegno di mantenimento si può estinguere?

Assolutamente si, precisamente:

In assenza di matrimonio, al convivente spetta qualche diritto sui beni del partner in caso di suo decesso?

Assolutamente no, i conviventi che volessero riconoscersi diritti successori devono redigere un testamento (ciascuno deve redigere il proprio).

Al convivente spettano i diritti sulla casa adibita a residenza comune?

No, salvo che nei casi, in cui la Corte Costituzionale ha riconosciuto al convivente: il diritto di subentrate nel contratto di locazione, in caso di morte del conduttore; il diritto di subentrare, in caso abbia in affidamento i figli, nel contratto di locazione in essere qualora cessi la convivenza. Si può ovviare al mancato riconoscimento di diritti sulla casa di proprietà di un convivente, trasferendo all’altro: un diritto di comproprietà sulla cosa; un diritto reale di godimento (usufrutto o abitazione) sulla casa.

Possono i conviventi riconoscersi reciprocamente gli stessi diritti e assumere gli stessi obblighi che competono ai coniugi?

No, i conviventi possono, attraverso accordi e/o contratti, disciplinare i soli rapporti patrimoniali (anche sulla suddivisione delle spese per il mantenimento dei figli) e alcuni limiti aspetti inerenti i rapporti personali (sono ammessi accordi sull’affidamento dei figli per il caso di cessazione della convivenza). Possono inoltre, disciplinare, solo attraverso un testamento, i rapporti successori. Non possono regolamentare gli aspetti relazionali derivanti da un rapporto di convivenza (obbligo di fedeltà o coabitazione).

Scrivi il tuo caso, l’Avvocato Francesca Paola Quartararo sarà pronta a rispondere a qualunque perplessità o dubbio nella sezione contatti del sito web: www.avvocatoquartararo.eu

 

 

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