L’allarme del giudice Maresca in un video: “andiamo a prenderli”. Giovani boss crescono
Il giudice Catello Maresca denuncia l’emulazione della criminalità sui social e chiede un intervento deciso contro i giovani delinquenti che ostentano lusso e violenza.

“Baby Boss crescono” – Il Giudice Maresca incita ad andarli a prendere
Allarme sicurezza: “Non possiamo farli atteggiare sui social come star”
05 marzo 2025 – Il Giudice Catello Maresca, noto per le sue operazioni contro la criminalità organizzata, ha lanciato un monito chiaro e deciso: il fenomeno dei “baby boss” sta crescendo in modo preoccupante e il sistema della sicurezza deve reagire con fermezza. Durante un intervento pubblico, Maresca ha denunciato l’arroganza di gruppi di giovanissimi criminali che ostentano ricchezza e potere sui social, emulando modelli mafiosi e conquistando proseliti tra i coetanei.
“Non è possibile che dei ragazzini noleggino Maserati, sfoggino orologi da decine di migliaia di euro e si atteggino impunemente sui social,” ha dichiarato il magistrato, sottolineando il rischio di una deriva criminale sempre più radicata. Secondo Maresca, la spettacolarizzazione della delinquenza sta contribuendo alla nascita di una nuova generazione di malavitosi, spavaldi e convinti di essere intoccabili.
L’appello del giudice è rivolto a tutto il comparto della sicurezza e alle istituzioni: “Vogliamo fare indagini serie? Li vogliamo andare a prendere questi? Oppure continuiamo a lasciarli esibire sui social, facendo credere loro che nulla possa toccarli?” Un richiamo forte a un’azione concreta e tempestiva per evitare che questi giovani diventino, a tutti gli effetti, boss della criminalità organizzata.
Criminalità giovanile in crescita: il rischio di un’escalation
Maresca ha evidenziato come il fenomeno sia facilmente riscontrabile: “Basta andare su internet. Non ci vuole un genio per vedere cosa stanno facendo. Li dobbiamo fermare ora, prima che sia troppo tardi.” Il riferimento è ai gruppi di giovani che, attraverso rapine, furti, violenze e tentati omicidi, cercano di guadagnarsi un posto nelle gerarchie criminali.
Le immagini di pistole, catene d’oro, macchine di lusso e soldi contanti non sono solo una messa in scena, ma il sintomo di un problema profondo, che secondo Maresca può e deve essere contrastato immediatamente. “Ce ne stanno tanti di questi gruppetti maledetti. Li vogliamo fermare? È arrivato il momento!” ha incalzato il magistrato, invitando le forze dell’ordine e la società civile a una risposta compatta.
Quello che sta accadendo nelle nostre città è un fenomeno che cresce a dismisura. Stranieri di seconda e terza generazione vivono nel nome della criminalità, ostentano ricchezze, mostrano armi e spacciano droga. Basterebbe chiedere loro la fattura d’acquisto di una collana da 50 mila euro e con quali soldi l’abbiano comprata per smascherare le loro attività illecite. Non ci vuole molto, lo dice il giudice Maresca, che di “boss e mafia” se ne intende. Eppure, esiste una parte della magistratura che adotta un atteggiamento di buonismo verso gli stranieri, permettendo che il problema si aggravi. Quando vengono arrestati, spesso il giorno dopo non viene convalidato l’arresto, anche per reati gravi come la violenza con armi, e si procede con la cosiddetta “denuncia a piede libero”. Ma a che serve tutto questo? Una giustizia inefficace non fa altro che demotivare le forze dell’ordine, rendendo vano il loro impegno quotidiano nella lotta alla criminalità.
Un appello alla responsabilità collettiva
L’intervento del giudice è anche un monito alla società intera: “Tutti devono fare il proprio dovere. Non basta il compitino, dobbiamo essere attenti e reagire”. Un invito a non voltarsi dall’altra parte e a denunciare, anche attraverso i social, le dinamiche pericolose che stanno alimentando questi nuovi fenomeni criminali.
“Se un ragazzino poco più che minorenne diventa un boss, sarà anche colpa nostra,” ha concluso Maresca, ponendo l’accento sulla necessità di un lavoro congiunto tra magistratura, forze dell’ordine e cittadini per arginare un fenomeno che rischia di sfuggire di mano.
L’allarme è stato lanciato. Ora spetta alle istituzioni raccoglierlo e agire prima che la criminalità giovanile prenda il sopravvento.



