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LA STORIA DEL SINDACO MOROSO, LA TASSA SUI RIFIUTI E GLI EVASORI PALERMITANI

(di Giuseppe Sangiorgi)

Il presente documento prende spunto da articoli pubblicati su fonti d’informazione autorevoli come Ansa, Affari Italiani ed altri quotidiani a diffusione regionale. Su di essi mi sono solo limitato a fare una ricostruzione dei fatti e delle dovute considerazione, nei confronti di un politico di lungo corso come il prof. Orlando. Penso, che anche in una regione come la nostra e in una città controversa come Palermo, valgano le leggi dello Stato, che sono quelle che garantiscono il cosiddetto stato di diritto e che ci pone o almeno ci dovrebbe porre uguali di fronte la legge.

 

Il motivo che mi ha spinto a scrivere questi articoli nasce a seguito dell’approvazione in consiglio comunale del “Regolamento per il contrasto all’evasione fiscale” e della richiesta avanzata dal Sindaco Orlando al Presidente del Consiglio Draghi, per attivare le procedure di addebito della Tari sulla bolletta del servizio elettrico, al fine di stanare gli evasori.

 

In materia di rifiuti o meglio del tributo che cittadini ed imprese con residenza e sede legale nella città di Palermo periodicamente sono obbligati a pagare è arrivato il momento di fare un po’ di chiarezza, cercando di mettere i puntini sulle ii e cominciare a chiamare le cose per nome, focalizzando l’attenzione prima ancora sugli effetti, sulle cause che hanno determinato un elevato indice di evasione.

 

Intendo farlo, non parlando con la solita retorica, che il servizio non funziona, che ci sono strade piene di spazzatura, sulla mancata raccolta differenziata etc…, ma soffermandomi sui costi del servizio, sull’operato e sulle dichiarazioni che il Sindaco Orlando ha rilasciato nel corso degli anni sull’argomento, dal 2012 data dell’insediamento alla data di oggi.

 

Tra le dichiarazioni che restano memorabili, se le contestualizziamo ai giorni nostri, ricordiamo quelle pubblicate su LiveSicilia, a seguito dell’approvazione in consiglio comunale del contratto di servizio che è passato dai 114 milioni gestione AMIA (Sindaco Cammarata) ai 140 milioni di euro della neo partecipata comunale RAP (Sindaco Orlando).

 

Un incremento di quasi 30 milioni di euro, circa il 30%, che il Sindaco con il suo modo collaudato di comunicare, facendo guardare la luna e distraendoci l’attenzione sul dito, è riuscito a farlo passare inosservato con la seguente dichiarazione: “ Dopo i fallimenti, i falsi in bilancio e le inefficienze dell’Amia, può e deve iniziare la fase due: la Rap azienda sempre più efficiente, Palermo città sempre più pulita ”.

 

E’ lo stesso Sindaco, che anziché guardare al costo, principale causa dell’evasione, prima ancora alla qualità del servizio, negli anni ha preferito dedicarsi a rilasciare interviste, sempre a rete unificate e senza contraddittorio, per puntare il dito contro i cittadini sporcaccioni, ma soprattutto perché evasori.

E proprio di evasione che vi voglio parlare e dell’approccio che il Sindaco ha avuto in passato in materia di utenze e tributi e del suo stato di incompatibilità nell’esercizio del mandato di primo cittadino.

 

Per parlare di evasione, intanto, bisogna mettere da parte la cultura massimalista progressista, che da anni è alla guida della città di Palermo, quella cultura politica che abusando dell’uso continuo del termine “tutti”, mette tutti gli evasori sullo stesso piano e in un unico pentolone.

 

Ritengo, nel caso specifico, in una città di una regione depressa come la nostra, che sia invece necessario profilare gli evasori e distinguerli in tre macro categorie: evasori per “dna”, “necessità” e “circostanza”.

 

Gli evasori per dna, sono quelli che non pagano nessuna imposta o tassa indipendentemente chi è l’ente creditore tenuto a riscuotere il tributo. A seguire abbiamo gli evasori per necessità, cioè quelle persone o quelle imprese che hanno una condizione economica finanziaria disastrata, spesse volte causata da una pressione fiscale insostenibile, che stentano a campare, figuriamoci se pensano di pagare i tributi.

 

In ultimo abbiamo quelli per circostanza. Cioè quelli che sono stati risucchiati verso il basso, al verificarsi di fenomeni imprevedibili come per esempio il Coronavirus, che di fatto ha ridotto ed in alcuni casi azzerato le entrate; quelle entrate che avrebbero permesso di onorare gli impegni con lo Stato, ed in questo caso specifico con il Comune di Palermo.

 

Tra le circostanze non riconducibili alla casualità degli eventi ed avverse come il Coronavirus e che i mezzi d’informazione inspiegabilmente dedicano poco spazio, abbiamo il costo insostenibile di gestione del servizio di raccolta e smaltimento, affidato alla società partecipata Rap, braccio operativo del Comune.

 

La Rap periodicamente quantifica il costo della gestione del servizio e il Comune emette i ruoli, teoricamente di pari importi, stabiliti secondo i criteri indicati nel regolamento comunale, che viene approvato dal consiglio comunale secondo le linee guida stabilite dalle leggi dello Stato.

 

Per avere un ordine di grandezza degli aumenti, siamo passati in pochi anni per un trilocale dai 180 € sino ad arrivare alle 320 €, per stabilizzarsi intorno alle 280 €; un valore che tende ad aumentare anziché diminuire, indipendentemente dalla drastica riduzione di rifiuti, determinata da oltre un anno di lockdown e chiusura quasi totale di gran parte delle attività.

 

Questi dati riguardano un modestissimo trilocale di 80 mq. di superficie calpestabile, immaginiamoci cosa sia successo, in migliaia di euro, per superfici maggiori, soprattutto per magazzini ed attività imprenditoriali, con coefficienti di calcolo diversi rispetto alle utenze domestiche.

 

In base a questi numeri e senza necessariamente leggere libri di economia, era prevedibile a chiunque, tranne per il Sindaco Orlando, che l’indice di evasione si sarebbe alzato ulteriormente, in applicazione di un principio universale che vede all’aumentare la pressione fiscale l’aumento dell’evasione.

 

Il Sindaco, anziché fermarsi a riflettere ed analizzare con particolare attenzione il fenomeno e trovare delle soluzioni, come avrebbe dovuto fare un qualsiasi amministratore pubblico, cercando di attivare tutte le leve possibili per ridurre il costo, rendendo un tributo potabile, nel voler superare se stesso, predispone e fa approvare in consiglio comunale il “Regolamento per il contrasto all’evasione fiscale”.

 

Un regolamento al limite della vessazione e della persecuzione, a mio avviso illegittimo, ma che abbiamo il privilegio di averlo adottato nella città di Palermo per primi e forse gli ultimi, sugli oltre 8000 comuni d’Italia, e che prevede in sintesi, per i possessori di partita iva non in regola con i tributi comunali, la sospensione della licenza amministrativa e quindi la chiusura dell’attività.

 

Se tutto ciò momentaneamente non si è di fatto materializzato e non oso pensare le conseguenze, perché in consiglio comunale è stato approvato un emendamento proposto dal gruppo Italia Viva e sostenuto dalle forze di opposizione, che ne hanno fermato momentaneamente l’applicazione.

 

segue seconda parte…

 

 

Giuseppe Sangiorgi

Responsabile Organizzativo

di IRD – Italia Repubblica Democratica

Movimento per la Democrazia e la Libertà

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