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La Sicilia e i debiti, Crocetta denuncia: “Dove sono finiti gli 850 mln delle imprese?”

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“Critiche le imprese? Si chiedano piuttosto dove sono stati spesi i soldi. Invece delle lamentale, si dovrebbe fare una denuncia forte per capire dove siano finiti questi 850 milioni delle imprese, come si siano potuti spendere oltre i bilanci. Oggi ripariamo a un torto subito dalla Sicilia e dall’imprenditoria, ma non abbiamo la bacchetta per i miracoli. Con senso di responsabilita’ oggi dobbiamo immaginare un percorso che permette di sbloccare i pagamenti. Non farlo sarebbe criminale, perché non si potrà mai agire in modo virtuoso sulle tasse: in uno anno o due dovremmo pagare questi 850 milioni che sono stati divorati prima e il danno alla Sicilia sarebbe grandissimo”.

Non poteva scegliere una location meno adatta, il presidente della Regione, Rosario Crocetta, il forum “Sicilia – Tunisia, potenzialità di sviluppo e collaborazione” promosso da Confindustria Sicilia, per rispondere ai giornalisti in merito alle critiche delle associazioni di categoria, riunite intorno al Tavolo permanente, al ddl pagamenti dei crediti vantati dalle aziende, in discussione all’Ars, attraverso un mutuo trentennale e il blocco delle addizionali Irpef e Irap. Già, perchè proprio al forum si parlava di sviluppo, di rapporti commerciali fra la Sicilia e la Tunisia, un paese appetibile oggi più che mai per le nostre imprese, visto che la tassazione sul sistema produttivo è al 10 per cento. Un dato di gran lunga inferiore a quello italiano, che nel 2013 ha toccato la soglia del 64 per cento.

Per il governatore serve un “percorso intelligente: bisogna verificare con il commissario dello Stato e il governo nazionale se sia possibile riproporre la norma che consenta di fare tutto a carico del risparmio che realizzeremo: si tratta insomma di caricare tutto il mutuo sul risparmio previsto, riducendo così le addizionali. Ma serve -ha aggiunto Crocetta – una manovra complessiva che preveda la ricostituzione del fondo rischi. E’ ragionevole che applicati due anni di spending review, dalle partecipate alla riduzione dei costi dell’Ars- ha aggiunto il presidente che intravede risparmi anche nelle partecipate che in un solo anno sono costate oltre 2 milioni di euro solo per cda- si possa programmare l’abbattimento delle addizionali Irpef e Irap dal 2017. Non siamo così folli da pensare che per 30 anni le blocchiamo, perché dovranno diventare una leva di incentivo alle imprese. Pero’ l’emergenza che abbiamo ereditato in termini di devastazione del bilancio ci impongono misure straordinarie.

Non abbiamo voluto aumentare Irpef ed Irap, come ci chiedeva a giugno il ministero dell’Economia, ma e’ un fatto che le spese della Sanità sono oggi coperte da queste entrate e che il commissario dello Stato ci chiede che i risparmi vengano destinati alla ricomposizione del fondo rischi, dopo il buco di 3 miliardi nei bilanci 2011 e 2012. Come si fa a pensare di ridurre le entrate in questo momento? Oggi e’ improponibile. Non pagare le imprese avrebbe dei costi gravi, ma queste devono accettare una mediazione e invece vogliono il risanamento del bilancio e abbassarsi le tasse. Questo non si puo’ fare nei prossimi due anni”.

Insomma, per il governatore della Sicilia “queste imprese” vogliono la botte piena e la moglie ubriaca. Ma Crocetta dimentica che quei soldi spettano di diritto agli imprenditori della sua terra che, per effettuare lavori e prestare beni e servizi alla Regione e agli enti locali, si sono indebitati con i fornitori e hanno dovuto pagare gli stipendi e i contributi dei dipendenti. Quindi, quelle aziende che sono ancora in vita e non sono fallite in attesa di percepire i loro crediti, oggi non fanno altro che rivendicare un loro sacro santo diritto, per continuare a lavorare, produrre e pagare le tasse alla Regione. Il presidente dimentica che proprio la parte più cospicua delle entrate della Regione proviene dal pagamento delle imposte da parte delle aziende. Che vanno avanti nonostante tutte le difficoltà che incontrano ogni giorno, cercando di allargare i proprio orizzonti, come dimostra il forum tenutosi oggi a Palermo e dedicato alla collaborazione fra le imprese siciliane e tunisine.

“Un’occasione importante per sigillare un rapporto, già avviato- sottolinea vice presidente Confindustria, Nino Salerno- fra le imprese siciliane e quelle tunisine. Sono intervenuti, infatti, rappresentanti dell’Utica (la gemella tunisina di Confindustria), personaggi legati al mondo dell’economia, ma anche il console tunisino che ha testimoniato grande interesse verso la Sicilia. La nostra Isola ha oggi grandi opportunità per intensificare i legami con i paesi dell’Africa settentrionale. Non a caso molte imprese locali che hanno avviato contatti con questi stati dell’area del Mediterraneo, si sono trovate inserite in un contesto ancora più vasto e con grandi prospettive di sviluppo. Devo riconoscere che si tratta di grandi opportunità, che gli assessorati alle Attività produttive ed alle Risorse agricole della Regione stanno promuovendo anche attraverso l’iniziativa di oggi”.

Non a caso gli imprenditori dell’Isola sono attratti dal Nord-Africa, e alla Tunisia in particolare, dove vi sono condizioni assolutamente favorevoli per avviare attività o semplicemente creare partnership. A cominciare da una fiscalità di a dir poco vantaggiosa, ferma come dicevamo al 10 per cento. Il governo tunisino sta pensando di ridurla ulteriormente, come conferma Mourad Fradi, giovane presidente della Camera di Commercio Italo-Tunisina. “Abbiamo già avuto degli incontri con il governo la scorsa settimana- dichiara al Quotidiano di Sicilia– e siamo ottimisti perché questa soglia venga ulteriormente abbassata. Bisogna creare un ambiente che sia il più accogliente possibile per le imprese, se vogliamo creare sviluppo. E la Tunisia si sta muovendo in questo senso, dando anche esempio di essere una democrazia moderna, grazie alla sua nuova costituzione. Il nostro Paese ha un’economia promettente e più vicina a quella della Sicilia. I fattori storici, geografici e culturali- prosegue in un perfetto italiano- sono dei pilastri di una cooperazione rafforzata che abbiamo per interagire in modo vantaggioso e competitivo, affinché si possa creare una piattaforma dello sviluppo e dello scambio tra i paesi dell’Africa e dell’Europa”.

Al forum era presenta anche l’assessore alle Attività produttive Linda Vancheri, che ha argomentato come “la Regione siciliana, così come è stato fatto in passato, continuerà da un lato, a supportare le imprese locali che vorranno sviluppare strategie di internazionalizzazione verso la Tunisia, dall’altro comincerà a dialogare con le imprese tunisine. Quindi, la Sicilia interverrà favorendo e promuovendo questo scambio ormai storico con il paese del nord Africa- prosegue- e lo farà attraverso i programmi comunitari, in modo particolare con gli organismi Enterprise Europe network e con diversi progetti, con l’obiettivo di intensificare al massimo le reti di imprese siciliane e tunisine, in modo tale da attuare sempre di più delle strategie in cui avviene il transfer sia tecnologico, ma anche la condivisione non solo dei mercati ma anche delle attività progettuali dei prodotti. Lo sportello Sprint sta lavorando molto in questo senso, ed abbiamo già avviato la selezione per la ricerca di sedici esperti che ci coadiuvino nel campo dell’internazionalizzazione e che dovranno sviluppare programmi per eventi fieristici, accompagnamento alle imprese, check up aziendali, ma anche progetti per Expo 2015 e attività di sviluppo tra i distretti delle reti siciliane e quelle dei paesi non solo africani, ma anche europei”.

 

Marina Pupella

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