Cronaca

La Shoah, il giorno della memoria a Palermo

Foto internet

Si è svolta anche a Palermo la celebrazione per la Giornata della Memoria, nella sede storica della Biblioteca comunale in Casa Professa, presso l’attigua ex chiesa di San Michele Arcangelo.

Bandiere a mezz’asta in segno di lutto per le vittime del nazifascismo ed in memoria dei deportati civili e militari italiani, tra tanta gente che si rendeva partecipe tutt’ora di una realtà di sterminio da non dimenticare, a cui si diede fine proprio il 27 gennaio quando le Forze Alleate liberarono Auschwitz dai tedeschi.
Nel corso della mattina sono stato letti alcuni brani del libro di Eric-Emanuel Schmitt “Il bambino di Noe'”. Il romanzo breve, ispirato a una storia vera, racconta la vicenda del prete belga cattolico Padre Pons, che non solo si adopero’ per salvare la vita del piccolo ebreo Joseph, ma si prese cura di tutelarne la cultura d’origine, impartendogli insegnamenti toraici.

La scelta della sede non è stata del tutto casuale ma è stata scelta per avviare un percorso di conoscenza e di riflessione sull’identità della città che, da tempi immemorabili e fino ai nostri giorni, è stata esempio di accoglienza e terreno fertile per la contaminazione delle culture del Mediterraneo. Inoltre nella cappella dedicata a San Michele Arcangelo, fu collocata nel 1149 la lapide quadrilingue (latino, greco, arabo e ebraico), che costituisce una testimonianza unica della complessa e variegata identità culturale di Palermo e detiene importanti oggetti di fattura ebraica, esposti oggi per offrire concreti stimoli di riflessione sulla millenaria permanenza del popolo ebraico in Sicilia e in città.

Nel celebrare il Giorno della Memoria non facciamo una mobilitazione collettiva per una solidarietà ormai inutile ma il nostro pensiero va ai milioni di persone vittime dei campi di sterminio e a quanti sono sopravvissuti all’orrore della Shoah, e hanno continuato a vivere portandosi dietro gli orrori vissuti, e così prendiamo atto di riconoscimento della storia passata e teniamo vivo il ricordo che milioni di persone hanno permesso che tutto questo accadesse, con l’impegno quotidiano di evitare che simili tragedie possano ripetersi e provando a radicare in noi la cultura del rispetto e della tolleranza nei confronti di chiunque, come se in prima persona ci affacciassimo ai cancelli di Auschwitz, con quella grande scritta «Arbeit macht frei» “Il lavoro rende liberi” , che nascondeva l’inferno.

“Da voi ho sempre trovato una capacità di integrazione che non ho visto in altre parti del Paese, soprattutto in società del Nord attraversate da una predicazione leghista di paura dello straniero – dichiara Andrea Riccardi, ministro della Cooperazione internazionale. La società siciliana è aperta e capace di accogliere e di cogliere il valore della presenza di stranieri. Mi auguro che questo arrivi in tutta Italia”.

Concetta Ventimiglia

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