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Minerva, la dea guerriera torna ad Arezzo dopo 485 anni

Un prestito storico riporta la Minerva nella città che la custodì nel sottosuolo per duemila anni

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La Minerva di Arezzo torna a casa dopo quasi 500 anni

Il celebre bronzo etrusco lascia Firenze per essere esposto nella città che lo vide nascere

Dopo quasi cinque secoli trascorsi lontana dalla sua terra d’origine, la Minerva di Arezzo sta per rientrare nella città che la custodì nel sottosuolo per millenni. Il 14 febbraio 2026, alle ore 12.00, il Museo Archeologico Nazionale “Gaio Cilnio Mecenate” inaugurerà la mostra “La Minerva di Arezzo. Una storia di comunità ritrovata”, alla presenza del Ministro della Cultura Alessandro Giuli e delle principali autorità culturali nazionali.

Un ritorno carico di significati

La statua bronzea, alta 150,5 centimetri e considerata uno dei grandi bronzi dell’antichità, rappresenta da sempre un simbolo identitario per Arezzo. Gli operai la scoprirono nel 1541 durante lo scavo di un pozzo presso San Lorenzo, e il duca Cosimo I de’ Medici la volle immediatamente per il suo studio privato a Firenze. Da quel momento la Minerva non ha più lasciato il capoluogo toscano, dove dal 1871 fa parte delle collezioni del Museo Archeologico Nazionale.

Il Museo Archeologico Nazionale di Firenze ha concesso il prestito della scultura ad Arezzo, permettendo così alla comunità locale di riabbracciare questo straordinario testimone della propria storia. L’inaugurazione prevede una performance teatrale itinerante intitolata “Minerva è qui. Quando una dea torna a casa”, che accompagnerà il pubblico in un racconto simbolico del ritorno.

Banner mostra Minerva

Sette mesi di cultura 

La mostra resterà aperta al pubblico dal 15 febbraio al 6 settembre 2026 e rappresenta il primo appuntamento del progetto nazionale “Semi di comunità – Piano Olivetti per la cultura”. Il Ministero della Cultura ha costruito attorno all’esposizione un programma articolato di eventi, incontri, laboratori e seminari che coinvolgeranno scuole, cittadini, associazioni territoriali e professionisti del settore.

L’obiettivo va oltre la semplice esposizione museale: il progetto vuole rafforzare il legame tra patrimonio, territorio e comunità, restituendo alla Minerva il suo ruolo di catalizzatore di identità locale e nazionale. Il Ministro Giuli ha voluto personalmente questo impegno strategico, che promuove modelli innovativi di partecipazione e valorizzazione sostenibile attraverso il Piano Olivetti.

Un bronzo dalla storia millenaria

La Minerva raffigura la dea Atena con chitone, himation, egida con testa di Medusa ed elmo corinzio. Gli studi più recenti riconducono la scultura a un originale ellenistico databile ai primi decenni del III secolo a.C. (300–270 a.C. circa), probabilmente prodotto in ambito italico o magnogreco. Lo spessore medio del bronzo misura appena 4,5 millimetri.

Il restauro condotto tra il 2000 e il 2008 ha restituito la flessuosità originaria della figura e ha rivelato soluzioni tecniche raffinate, come l’uso del rame per le labbra e per i dettagli delle ciglia. Accanto alla statua antica, l’esposizione presenta una copia in bronzo realizzata dalla Fonderia Artistica Marinelli, che documenta l’aspetto dell’opera dopo i restauri settecenteschi di Francesco Carradori.

La domus che custodiva la dea

Il percorso espositivo approfondisce il contesto archeologico del ritrovamento: la statua giaceva nei resti della domus di San Lorenzo, una vasta e lussuosa residenza romana costruita tra la fine del I secolo a.C. e l’inizio del I secolo d.C., probabilmente appartenuta a un aristocratico aretino.

Un nuovo allestimento valorizza i resti della domus – mosaici, pavimenti in opus sectile, decorazioni parietali, bronzetti, arredi e rilievi – permettendo di comprendere come la presenza della statua costituisse un elemento di prestigio e luxuria privata. La mostra amplia inoltre lo sguardo sulla Arezzo romana (Arretium), inserendo la domus in un contesto urbano caratterizzato da importanti infrastrutture ed edifici pubblici.

Musei che comunicano

Questa collaborazione tra Arezzo e Firenze aveva già dato frutti un anno fa, quando un altro grande bronzo etrusco, la Chimera di Arezzo, venne esposto nella città d’origine. Oggi la Chimera è nuovamente visibile a Firenze in una sala interamente rinnovata.

Il dialogo tra istituti del Ministero della Cultura, fondato sulla circolazione consapevole delle opere e sulla condivisione di competenze scientifiche, conferma il ruolo dei musei nazionali come presidi attivi di una rete territoriale. La mostra si accompagna inoltre a interventi di rinnovamento strutturale e museografico di alcune sale del Museo Archeologico Nazionale “Gaio Cilnio Mecenate”, finalizzati a migliorare la qualità degli spazi, l’accessibilità e l’esperienza di visita.

Arezzo accoglie la sua dea guerriera non come un prestito temporaneo, ma come un’opportunità per ripensare il rapporto tra memoria e futuro, tra conservazione e condivisione. E forse è proprio questo il vero ritorno a casa.

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