La frattura è ormai anche politica. Schifani ha due possibilità: fare fuori la DC o un rimpasto che metta ordine
Donato e Abbadessa si smarcano da Cuffaro. La Lega si sfila, FdI chiede la testa della DC. Cosa accadrà?

Sicilia, si incrina il centrodestra: Schifani valuta l’uscita della DC dalla Giunta
La Lega si sfila, Fratelli d’Italia osserva, la Democrazia Cristiana si divide. Il nodo è politico: il governo non può dipendere da figure esterne.
PALERMO, 10 novembre 2025 – La maggioranza di governo in Sicilia entra nella fase più delicata dall’inizio della legislatura.
L’inchiesta che coinvolge Totò Cuffaro e Saverio Romano non sta producendo soltanto effetti giudiziari: sta aprendo una crisi politica interna al centrodestra, con ripercussioni potenzialmente decisive sulla Giunta regionale.
Dopo la sospensione di tre dirigenti, il presidente della Regione Renato Schifani non esclude più una revisione degli equilibri di governo.
«La stabilità è un valore, ma non a tutti i costi.»
Una frase che segna l’inizio di una fase politica nuova.
La linea del Presidente: la coalizione non può dipendere da figure esterne
Secondo ricostruzioni provenienti da ambienti della maggioranza, Schifani avrebbe fatto intendere, in sedi politiche riservate,
che la tenuta della coalizione non può essere condizionata da leadership che non siedono in Giunta,
soprattutto quando legate a vicende giudiziarie che hanno segnato la storia recente della politica siciliana.
Il segnale è chiaro:
la Democrazia Cristiana deve assumere una posizione autonoma e pubblica rispetto alla vicenda che coinvolge Totò Cuffaro.
La questione è politica, non giudiziaria: la credibilità del governo regionale è in gioco.
Se la DC non si emancipa da quella identità, l’ipotesi di un rimpasto o di un’uscita dalla Giunta rimane sul tavolo.
La DC si spacca: Donato e Abbadessa prendono le distanze
All’interno della Democrazia Cristiana si è aperta una frattura evidente.
Le figure istituzionalmente più autonome e radicate sul territorio hanno rotto l’allineamento politico con Cuffaro.
L’ex eurodeputata Francesca Donato ha definito la situazione «una ferita politica» e ha parlato apertamente di tradimento.
Gabriella Abbadessa, presidente regionale della DC, ha rivendicato pubblicamente il proprio “diritto all’ingenuità” e ha respinto ogni utilizzo strumentale della sua elezione.
Secondo più ricostruzioni interne, si sarebbe trovata coinvolta in un percorso politico diverso da quello inizialmente delineato,
fino a percepire una distanza non più colmabile.
Il messaggio comune è netto:
la DC non può essere identificata con il destino personale di nessuno.
Questo cambia gli equilibri interni e sposta l’asse della coalizione.
Il retroscena: il progetto Sudano e l’asse moderato
Secondo valutazioni circolate negli ambienti della coalizione, era in corso un percorso politico orientato – nel medio periodo –
a valorizzare il profilo della parlamentare Valeria Sudano, compagna dell’assessore Luca Sammartino,
come possibile figura di sintesi dell’area moderata.
L’inchiesta ha interrotto quel disegno prima ancora che assumesse forma pubblica.
Lega in ritirata, FdI osserva, Forza Italia tesse
La Lega si è già sfilata da ogni ipotesi di asse politico organico con la DC: il partito non intende assumere costi d’immagine in fase pre-elettorale.
Fratelli d’Italia osserva, valuta e attende. Nessuno vuole un contraccolpo politico nazionale.
Forza Italia lavora sottotraccia per mantenere la coalizione in equilibrio.
Il precedente: l’era Lombardo e la frattura mai ricucita
Per comprendere la crisi attuale bisogna guardare indietro.
La frattura tra cuffarismo e lombardismo – nata dopo la caduta del governo Cuffaro e l’ascesa di Raffaele Lombardo – non è mai stata ricomposta.
Due culture politiche opposte: centralismo di leadership contro autonomia territoriale.
L’inchiesta di oggi non ha creato quella frattura: l’ha semplicemente riportata in superficie.
Le prossime mosse
Le opzioni concrete sul tavolo sono due: rimpasto con ridimensionamento della DC o uscita della DC dalla Giunta e ricomposizione dell’alleanza senza di essa.
La questione non è tecnica. È politica. È identitaria.
La credibilità del governo regionale si gioca nelle prossime settimane.



