Spazio Libero

La “desertificazione produttiva” in Sicilia. Lettera aperta agli assessori

Riceviamo e pubblichiamo una lettera di Giuseppe Pizzino.

Egregi “Signori” Assessori Regionali,
mi chiamo Giuseppe Pizzino, abito a Brolo (Me), 53 anni, sposato, tre figlie, impiegato presso un’azienda privata di Gliaca di Piraino (Me) .
Ho fatto l’imprenditore in Sicilia dal 1977 al 2010, quando ho dovuto mettere in liquidazione prima e chiudere dopo le aziende dove hanno lavorato costantemente oltre 300 dipendenti.

In 34 anni d’attività le mie imprese hanno prodotto (PIL) € 700 milioni e corrisposto retribuzioni per circa € 400 milioni. Mai fatto lavoro nero o sotto salariato. Ritengo questo primato, oggi, difficilmente migliorabile in Sicilia. Uno dei motivi che mi ha obbligato a dichiarare il fallimento del gruppo da me creato è stato il costo rappresentato dall’Irap, che in Sicilia è la più alta d’Italia. A voi non è dato saperlo ma oggi le imprese in Sicilia sono obbligate a fallire per legge. Quanto da me sostenuto è verificabile nel prospetto che, come ovvio, non sarete in grado di capire diversamente avreste già pensato di intervenire e non vi accingereste a varare quanto è in programma di essere fatto oggi.

Come anticipato, il mio gruppo aveva al suo attivo oltre 300 dipendenti (tutti hanno acquistato una casa durante il rapporto di lavoro), mai praticato un licenziamento, solo e sempre assunzioni. Il gruppo Castello operava nel settore cosiddetto manifatturiero laddove l’incidenza del personale è maggiore rispetto ad altri. Ebbene, le mie aziende sebbene negli anni della crisi chiudessero in perdita, ogni anno, erano obbligate a pagare centinaia di migliaia di euro, poi, diventati milioni di euro. Il capitale sociale del gruppo era di sette milioni di euro, quindi, ben strutturato, e queste aziende erano anche ben affidate dal sistema finanziario.

La congiuntura sfavorevole prima, recessione dopo, ha determinato perdite tali da erodere il capitale che sebbene in forte riduzione era ancora in grado di sostenere il perdurare della crisi nel pieno rispetto delle norme imposte dal c.c.. Nulla è stato invece possibile fare nei confronti di quella tassa iniqua, illegittima, squilibrata, discriminatoria verso altri territori del resto d’Italia, illogica, stupida, generata da menti malate che è l’IRAP.
La faccio semplice adeguando il quesito al livello cognitivo: secondo Voi come può un’impresa che non guadagna pagare delle tasse? Di questo si tratta, pagare tasse senza aver guadagnato!

Dove dovrebbe trovare la disponibilità per farlo in modo legale? Una tassa che incide direttamente sul costo del personale, obbligando le imprese a delocalizzare verso altri territori dove questa tassa è più bassa o inesistente, oppure a licenziare il proprio personale e trasformarsi in imprese commerciali, dove questa tassa non ha rilevanza. In pratica, l’Irap obbliga a delocalizzare e/o licenziare e/o chiudere per fallimento tutte le imprese manifatturiere che operano in Sicilia, tutto questo è confermato dai dati Istat, Svimez, Res, laddove è acclarato che nelle attività produttive in sei anni di crisi hanno perso il proprio lavoro circa trecentomila occupati, numeri per voi insignificanti considerato il vostro procedere.

Tutto questo non è abbastanza? Si deve perseverare? Continuate, fate pure, resta ben poco da distruggere, tutto è ormai compiuto, siete riusciti in un opera storica: la desertificazione produttiva. Nel prospetto in allegato viene dimostrato come un’impresa sana fallisce per Legge dopo tre anni essendo anche obbligata ad anticipare il 101% del quarto anno. E’ dimostrato come sebbene ben capitalizzata e ben affidata dal sistema bancario al terzo anno le banche sono obbligate a non concedere altro credito per il pagamento dell’Irap perché violerebbero le norme di Basilea. Ma cosa volete di più per aprire le vostri menti? Tempo perso il mio ma avevo voglia che quanto sopra restasse scritto perché un giorno i vostri figli possano maledirvi. Sono certo che lo faranno perché al prossimo giro toccherà anche a loro provare sulla propria pelle l’ignavia di chi li ha generati e di chi ha avuto la spocchia di scrollare le spalle di fronte a tutto ciò.

Chiuso il discorso Irap, per il quale quando mi sarà possibile economicamente vi citerò in giudizio, adesso discettiamo di addizionale regionale dell’Irpef che vorreste aumentare ipotecandola per trent’anni in favore della Cassa Depositi e prestiti per rimborsare un mutuo destinato a pagare i debiti che la Pubblica amministrazione ha contratto verso le imprese. Bene, dopo aver distrutto le attività produttive adesso state provando a distruggere le famiglie, complimenti! Questa volta non vi sarà permesso! Volete aumentare la mia addizionale regionale dell’Irpef per pagare le imprese dei vostri figli, amici, conoscenti e prestanomi? E’ una domanda retorica perché una larghissima parte di voi è in palese conflitto di interesse votando questa legge. Se tutti quelli in conflitto di interessi nel votare questa legge dovessero uscire dall’aula non si raggiungerebbe mai il numero legale.

Vi state accingendo a costituire un debito per pagare un altro debito, quale è la logica economica e sociale che muove il vostro operato se non l’interesse privato? Non vi azzardate ad aumentare la mia addizionale regionale dell’Irpef per pagare spesa corrente perché vi perseguirò in tutte le sedi competenti per denunciarvi per interesse privato, abuso d’ufficio ed inabilità mentale! Capre, capre, capre 102 volte capre, desistete!

Giuseppe Pizzino

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