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La Cgil e il Comune di Prizzi ricordano domani il sindacalista Giuseppe Rumore

La Cgil e il Comune di Prizzi ricordano domani il sindacalista Giuseppe Rumore, ucciso dalla mafia il 22 settembre del 1919. La commemorazione del 95° anniversario del sindacalista socialista,  assassinato sotto la sua abitazione, davanti agli occhi della moglie e della figlia di 4 anni, avverrà alle 10 in via Giuseppe Rumore a Prizzi. Saranno presenti i familiari, nipoti e pronipoti,  e una delegazione di studenti delle scuole superiori.  Interverranno il sindaco di Prizzi Luigi Vallone, il segretario della sede Cgil di Prizzi Gaetano Canzoneri, il rappresentante della segreteria Cgil Palermo Mario Ridulfo e Dino Paternostro, Dipartimento Legalità Cgil Palermo.

“La Cgil di Palermo prosegue il suo percorso del ricordo di tutti i sindacalisti uccisi, per riportare alla luce le loro storie – è scritto in una nota –  Ci rendiamo conto, come si è verificato in occasioni degli anniversari di sindacalisti da poco ricordati, Andrea Raia  a Casteldaccia,  e Filippo Intili a Caccamo,  che rispondiamo a un’esigenza molto profonda avvertita dalle  famiglie,  che hanno sedimentato nei decenni un senso di abbandono. E per  loro essere riconosciuti dal sindacato è  un fatto estremamente importante. La Cgil intende  riscoprire il ruolo dei tanti  protagonisti delle lotte sindacali e ridare luce e valore alle loro storie, alcune rimaste per troppi anni nell’oblio, colmando così una lacuna”.

Giuseppe Rumore fu assassinato dalla mafia il 22 settembre 1919, davanti alla sua abitazione, sotto gli occhi della moglie e della figlia di quattro anni. Nato a Prizzi, fu un  grande sindacalista socialista. All’inizio del secolo XX, il movimento dei contadini fu largamente influenzato e diretto dai socialisti, specie nella provincia di Palermo, per le lotte dei contadini e il riscatto delle loro condizioni di vita. Giuseppe Rumore, segretario della Lega di miglioramento, ricoprì la carica di segretario della sezione socialista e dei reduci di guerra. Mentre il partito era impegnato a livello nazionale nella polemica tra riformismo e massimalismo, i socialisti siciliani lavoravano per la costituzione di una federazione agricola siciliana che nacque per l’appunto dal Convegno di Enna del febbraio 1919. L’8 giugno 1919, la Federazione decise di aderire alla Confederazione generale del lavoro.

Scopo essenziale di tutta quest’attività era per Rumore la costituzione di un unico fronte tra i lavoratori delle leghe e gli operai di Palermo contro i grandi gabelloti e i proprietari, per porre fine alle loro prepotenze ed iniziare una nuova era di giustizia sociale. Il 31 agosto 1919 si tenne a Prizzi un grande comizio, cui seguirono quelli di Palazzo Adriano e dei comuni vicini. I proprietari, preoccupati di perdere i loro antichi privilegi, non esitarono ad organizzarsi e spezzarono con una lunga serie di omicidi il movimento dei contadini. Rumore, allievo e stretto collaboratore di Nicolò Alongi, si presentò subito come il nemico più pericoloso del sistema mafioso. L’obiettivo principale di Rumore era l’occupazione dei latifondi, sotto la spinta del suo esplicito radicalismo rivoluzionario, del quale si servì per organizzare con Alongi lo sciopero delle campagne prizzesi il 31 agosto 1919.

La sfida alla mafia fu dunque dichiaratamente aperta  e spregiudicata tanto che la mafia mostrò  le sue intenzioni di voler ricorrere a ogni sopruso  pur di fermar il movimento.  Rumore era un pericolo scomodo da eliminare.  Nella notte del 22 settembre fu ucciso con due colpi di fucile sotto casa. Alongi accusò apertamente, dalla pagine de La Riscossa Socialista,  la polizia e la magistratura di aver assicurato impunità all’assassino. E cerco di proseguire il programma caro al suo allievo: unire le forze locali con le altre leghe contadine della provincia di Palermo e occupare il latifondo. Dopo cinque mesi fu ucciso anche lui.

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