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La caduta degli dei. Roma chiama Palermo ma non è questo il tempo…

Due popoli, un diverso modo di essere e l’espressione dipinta sul viso, a tratti forti, di chi è nato prescelto.

Oggi, chissà perché, la mente corre indietro nel tempo e come in un acquarello, appare tra i cassetti della memoria, una città antica governata da Papi dove un certo Pasquino dall’effige di pietra, era pronto a ricevere messaggi diretti ed inequivocabili contro amministratori e notabili del tempo che fu.

Tanti secoli trascorsi da allora ma il sorriso strafottente e superiore di chi la storia ha eletto tra i prescelti, ha continuato a illuminare la via ed a tracciare il solco…

Eh si questa l’immediatezza  di rappresentazione che il mezzo televisivo ha proiettato nelle case degli italiani che, impegnati nel sacro rito della cena, hanno distolto lo sguardo dalla pastasciutta per osservare il volto del sindaco di Roma dimissionario.

Un viso si piccato, di chi si è sentito tradito, ma senza turbamenti o pieghe, un po’ come quando affiancato da un  “commissario prefetto” che avrebbe certamente offuscato la sua immagine di leader maximo nella città che ospiterà il Giubileo, ha continuato con pacifica quiete una lunga vacanza negli States.

Un atteggiamento  a dire il vero indossato ad ogni occasione negativa, lo sguardo di chi è tranquillo, di chi non ha nulla da temere e comunque di chi ha fatto il possibile.

Ma il romano non ci sta perché quello sguardo, quell’atteggiamento, l’ha inventato lui, il popolo eletto, la stirpe di Cesare

E quindi alla fine i notabili del Partito Democratico avranno pensato, meglio dimissioni che ritorsioni popolari a suon di schede pentastellate. Poi durante la transizione avremo modo di recuperare…

Diverso il siciliano , lo sguardo , il sorriso, qua tutto cambia. Qualcuno ha detto che qui spesso  si vuol dire no e no vuol dire si.

L’imperscrutabile malinconia di un gesto , la pazienza portata all’esasperazione, i tempi lenti di un ‘estate che inizia presto e  non finisce mai.

Arabi, normanni, fascisti, e a tutti signor sì in attesa di tempi migliori ma comunque attenti a cogliere l’attimo.

Ecco perché non è questo il momento e non vi sono analogie tra le dimissioni forzate del Sindaco Marino e il malgoverno della regione Sicilia dove come in uno specchio, l’amministrazione riflette il popolo e il popolo l’amministrazione. Tutti contro tutti ma nessuno “tocchi Caino” non è questo il tempo!

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