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Italia ostaggio del crimine: carceri piene, violenza in strada, il risultato di una sinistra percezione

Arresti e reati in aumento: gli immigrati irregolari dominano le statistiche della criminalità, Il governo deve fare di più

Immigrazione e criminalità in continua crescita: lo Stato deve intervenire con più rigore

26 febbraio 2025Viviamo in uno stato di emergenza continua, dove la libertà individuale è sempre più minacciata dall’insicurezza quotidiana. Se non possiamo più uscire di casa senza il timore di essere aggrediti, se prendere un autobus o attraversare una stazione diventa un rischio, allora non siamo più veramente liberi. La paura si insinua nelle nostre scelte, nei percorsi che facciamo, nei luoghi che evitiamo. Non è solo una questione di cronaca, ma di diritti fondamentali: senza sicurezza, la libertà diventa un’illusione, schiacciata da un senso di precarietà che paralizza la vita sociale e civile.

Basta osservare le persone per strada: ognuno scruta gli altri con diffidenza, con preoccupazione, con timore. Un atteggiamento di autodifesa ormai radicato, frutto di un clima di insicurezza che sta diventando la normalità. E quando scende la sera, la città si trasforma in un territorio di conquista per chi vuole delinquere. I cittadini onesti si ritirano, mentre bande e criminali si muovono senza ostacoli. I genitori vivono con l’ansia ogni volta che i loro figli escono, sperando che tornino a casa sani e salvi, in un contesto che sembra sfuggire a ogni controllo.

I telegiornali raccontano, con ragione, questa realtà sempre più inquietante, ma la cronaca non basta a invertire la rotta. Sfuggire a un posto di blocco è ormai considerato un gesto quasi normale, un atto di sfida senza più vere conseguenze. Portare coltelli, usarli, ferire o uccidere non suscita più lo sdegno di un tempo: sembra quasi un fenomeno accettato, un’abitudine che si insinua nella quotidianità. Il senso di impunità alimenta la violenza, la trasforma in una componente costante delle nostre città.

E chi dovrebbe stare in galera? Spesso ai domiciliari, in attesa di un processo che forse non arriverà mai, o peggio ancora libero di continuare a delinquere già il giorno dopo. La certezza della pena è un miraggio, la giustizia un meccanismo lento e inefficace, incapace di fermare una spirale che sembra destinata solo a peggiorare. Nessun senso di colpa, nessun timore della legge, nessun vero deterrente.

Così la criminalità si autoalimenta, giorno dopo giorno, mentre la gente comune si abitua alla paura, si rassegna a vivere in una città che non riconosce più come propria. La libertà, quella vera, non è solo poter esprimere il proprio pensiero o muoversi senza restrizioni burocratiche. La libertà è poter camminare per strada senza paura, poter prendere un autobus senza il terrore di essere rapinati, poter mandare i propri figli fuori casa senza il peso dell’angoscia. Senza sicurezza, la libertà non esiste: esiste solo la sopravvivenza.

Arresti, espulsioni e carceri piene di stranieri. La politica di sinistra nell’ultimo decennio ha fatto finta di nulla: la percezione e l’avanguardia era per loro.

Un’altra giornata di ordinaria emergenza. Polizia e carabinieri in azione su tutto il territorio nazionale. Arresti, furti, violenze. Chi sono i protagonisti? Gli stessi di sempre: immigrati irregolari, clandestini, senza identità né diritti. Ma con un coltello in tasca.

La cronaca di una giornata che non stupisce più

A Siracusa un nigeriano, già condannato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, viene finalmente espulso dopo un anno di carcere. Uno in meno. Ma quanti ancora da individuare?

A Milano, la polizia sgomina un giro di spaccio e rapine gestito interamente da nordafricani. Bande che agiscono indisturbate nelle periferie trasformate in zone franche. La gente ha paura, le istituzioni minimizzano.

Intanto, nelle carceri italiane, i numeri parlano chiaro. Il 31,3% dei detenuti è straniero. Più di 19.000 persone dietro le sbarre, molti dei quali irregolari. E parliamo solo di quelli presi. Quanto è grande il sommerso?

Il fallimento di una politica cieca

Per anni la sinistra ha predicato l’accoglienza indiscriminata, trasformando l’Italia in un campo aperto senza regole. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Le città sono diventate insicure, la criminalità cresce, e chi si azzarda a denunciare viene etichettato come “intollerante”.

Ma di intollerabile c’è solo una cosa: l’indifferenza dello Stato. Un Paese che non difende i suoi cittadini, che lascia le periferie nelle mani di bande criminali straniere, ha già perso.

Quanti altri arresti servono prima che qualcuno apra gli occhi?

Francesco Panasci

È direttore e fondatore de Il Moderatore, quotidiano online indipendente attivo dal 2007. Giornalista e autore, si occupa di politica, società, cultura e attualità italiana, con un approccio critico, diretto e indipendente.

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