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Gli uccelli del malaugurio e il Paese reale

Tra guerra, energia e tensioni internazionali, l’Italia non può essere raccontata ogni giorno come una nazione al collasso.

Tra guerra, energia e politica del malaugurio: l’Italia non ha bisogno di profeti del disastro

Nel pieno della crisi internazionale tra Iran, Stati Uniti e tensioni energetiche, il Paese ha bisogno di lucidità, non di una narrazione permanente del declino.

di Francesco Panasci

In un momento storico tra i più delicati degli ultimi anni, tra la guerra che tiene alta la tensione nel Golfo, il conflitto ancora aperto in Ucraina e il rischio di ripercussioni immediate sul costo dell’energia, colpisce il tono con cui una parte della politica continua a raccontare l’Italia.

Sembra quasi che il racconto pubblico debba necessariamente passare da una sola formula: Paese alla deriva, governo in affanno, famiglie distrutte, imprese senza prospettiva. Una rappresentazione che rischia di trasformarsi in una strategia del malaugurio più che in una critica politica fondata.

È evidente che la questione energetica non nasce oggi. Non è il problema dell’ultimo secondo. È il risultato di un equilibrio geopolitico fragile, aggravato dalla crisi tra Iran e Stati Uniti e dalle conseguenze internazionali della guerra. In questo quadro, l’Italia non può permettersi né superficialità né propaganda.

Il rapporto con gli Stati Uniti e la realtà geopolitica

Su questo punto occorre essere chiari: l’Italia ha bisogno degli Stati Uniti. Sul piano della sicurezza, dell’economia, dell’energia e delle alleanze strategiche, il rapporto con Washington resta fondamentale.

Pensare che la politica estera si debba misurare sul litigio con Donald Trump o con l’amministrazione americana significa non comprendere il peso reale degli equilibri internazionali.

Il Governo, al contrario, ha scelto una linea istituzionale: dialogo, prudenza e difesa dell’interesse nazionale, senza inutili rotture ma con la capacità di presidiare i tavoli che contano davvero.

Energia, Golfo e interesse nazionale

La recente missione della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel Golfo non è stata una visita simbolica. È stata una scelta politica e strategica.

In un’area da cui proviene una quota rilevante del fabbisogno italiano di gas e petrolio, la sicurezza energetica diventa tema centrale per famiglie, imprese e sistema produttivo.

Su questo fronte va riconosciuta la determinazione con cui la premier sta portando avanti una politica estera di presidio e relazione.

Questo non significa ignorare le criticità interne: alcune regioni, alcuni territori e persino alcune dinamiche della maggioranza mostrano tensioni aperte che non possono essere sottovalutate.

Gli uccelli del malaugurio

Il punto più delicato è però un altro.

In questa fase storica emergono ancora una volta gli uccelli del malaugurio: quanti sembrano auspicare il peggioramento del quadro internazionale e delle difficoltà economiche pur di trarne vantaggio politico.

È una postura che non aiuta il Paese.

Gli italiani non hanno bisogno di sentirsi ripetere ogni giorno che siamo rovinati, consumati, distrutti. Hanno bisogno di serietà, di visione e di responsabilità.

La politica deve certamente vigilare, criticare e proporre, ma non può trasformarsi in un coro permanente del disastro.

Il Paese ha bisogno di rialzarsi, non di essere spinto verso lo sconforto.

Il sentimento popolare e la politica del disastro

C’è poi un elemento che la politica non può ignorare: il sentimento popolare.

Oggi famiglie, imprese, lavoratori e pensionati vivono una fase di forte apprensione. La guerra in Medio Oriente, il nodo dell’energia, il rischio di nuovi rincari e la memoria ancora viva della crisi ucraina alimentano un clima di preoccupazione diffusa. Le ultime rilevazioni confermano che la maggioranza degli italiani teme un peggioramento della situazione economica nei prossimi mesi.

È proprio in questo quadro che appare ancora più grave la postura di chi sembra voler soffiare sul fuoco della paura.

Ci sono, infatti, gli uccelli del malaugurio, coloro che quasi sembrano auspicare la fame, la crisi più assoluta e lo sconforto sociale pur di trasformare tutto questo in un’occasione politica per abbattere il Governo e tornare a Palazzo Chigi attraverso formule tecniche o assetti di palazzo.

Una logica che non appartiene al sentimento del Paese reale.

Gli italiani non vogliono il collasso dell’Italia per vedere cadere un esecutivo. Vogliono stabilità, risposte concrete, tutela del potere d’acquisto e sicurezza internazionale.

Chi trasforma la crisi in auspicio politico rischia di allontanarsi dalla sofferenza vera delle persone.

La politica ha il dovere di leggere la paura popolare, non di utilizzarla come leva per il ritorno a governi tecnici o a soluzioni costruite nei palazzi.

Francesco Panasci

È direttore e fondatore de Il Moderatore, quotidiano online indipendente attivo dal 2007. Giornalista e autore, si occupa di politica, società, cultura e attualità italiana, con un approccio critico, diretto e indipendente.

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