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“Il ruggito del leone”: Israele e America attaccano l’Iran, Teheran lancia i missili su Israele

Tajani: "Pronti all'evacuazione degli italiani"

GUERRA IN MEDIO ORIENTE

Israele e USA attaccano l’Iran: esplosioni a Teheran, missili sul Golfo e sirene in tutto lo Stato ebraico

L’operazione congiunta “Il ruggito del leone” colpisce almeno 30 obiettivi iraniani, tra cui strutture militari, presidenziali e l’aeroporto di Teheran.

L’Iran risponde con ondate di missili e droni. Trump: “Non avranno il nucleare”

All’alba di oggi il Medio Oriente si è svegliato in guerra. Israele ha lanciato un’offensiva su larga scala contro l’Iran, affiancato dagli Stati Uniti in quella che i due Paesi definiscono un’operazione preventiva per “rimuovere le minacce allo Stato”. In poche ore le immagini di missili in volo su Teheran e le sirene che risuonano da Tel Aviv a Gerusalemme hanno segnato l’inizio di una crisi senza precedenti nella regione.

L’annuncio e la doppia operazione militare

A dare la notizia ufficiale è stato il ministro della Difesa israeliano Israel Katz, che ha comunicato il lancio di un attacco preventivo per “rimuovere le minacce allo Stato”. L’operazione porta il nome di “Il ruggito del leone” per Israele e “Furia epica” per gli americani. Secondo quanto riportato dal New York Times, citando un funzionario dell’amministrazione, gli attacchi vengono condotti via aria e via mare contro almeno 30 obiettivi militari iraniani, e saranno più estesi rispetto ai raid condotti a giugno contro gli impianti nucleari.

Nel mirino non ci sono solo i siti nucleari ma l’intero apparato militare iraniano: viene colpita la sede del Ministero dell’Intelligence di Teheran, il quartier generale congiunto delle forze armate, una residenza della Guida suprema Ali Khamenei e l’ufficio presidenziale. Viene attaccato anche l’aeroporto della capitale e alcune zone della città restano senza connessione internet. La televisione israeliana parla di “decine di morti” tra le Guardie Rivoluzionarie, incluse figure chiave.

Trump parla da Mar-a-Lago: “O si arrendono o è morte certa”

Dal suo resort di Mar-a-Lago, il presidente americano Donald Trump diffonde un video di otto minuti su Truth in cui rivendica l’operazione con parole durissime. “L’obiettivo è difendere gli americani eliminando imminenti minacce del regime iraniano”, dichiara Trump. “Distruggeremo i loro missili e ci assicureremo che l’Iran non abbia il nucleare”.

Poi si rivolge direttamente alle guardie rivoluzionarie: “Deponete le armi e sarete trattati giustamente con l’immunità totale, oppure affronterete una morte certa”. Al popolo iraniano lancia invece un appello: “L’ora della libertà è vicina. State al riparo, non lasciate le vostre abitazioni”. Trump conferma che i negoziati con Teheran erano in corso ma sono falliti: l’Iran aveva accettato di non accumulare uranio arricchito, ma aveva rifiutato ogni discussione sulla gittata dei missili balistici e sul sostegno ad Hamas, Hezbollah e agli Houthi.

La risposta dell’Iran: missili su Israele e attacchi nel Golfo

Teheran non aspetta. Nel giro di poche ore le Forze armate iraniane lanciano ondate successive di missili verso Israele, mentre le sirene d’allarme risuonano da Tel Aviv alla Cisgiordania, dal Golan alla Galilea. I sistemi di difesa aerea israeliani intercettano la maggior parte dei vettori e il Magen David Adom, i soccorsi di Israele, riferisce che nessun missile ha colpito il suolo israeliano, anche se diverse persone rimangono ferite nel tentativo di raggiungere i rifugi.

L’offensiva iraniana si estende anche al resto della regione. La base della Quinta Flotta americana in Bahrain viene colpita da un attacco missilistico, confermato da un funzionario Usa alla Cnn. Esplosioni vengono segnalate ad Abu Dhabi, dove le autorità degli Emirati Arabi confermano la morte di un civile, e a Doha, in Qatar. Il ministero degli Esteri di Teheran definisce gli attacchi “una rinnovata aggressione” condotta mentre i due Paesi erano “impegnati in un processo diplomatico”, e promette che le forze armate risponderanno “con piena forza”.

Khamenei in luogo sicuro, Pezeshkian illeso

Sul fronte delle alte cariche iraniane, funzionari di Teheran fanno sapere che la Guida suprema Ali Khamenei non si trova nella capitale ed è stata trasferita in un luogo sicuro. Lo riporta Sky News citando fonti alla Reuters. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian è invece “rimasto illeso”, secondo quanto comunica l’agenzia statale Irna. Ufficiali del Paese promettono comunque una risposta “schiacciante”.

L’Italia segue la crisi: Meloni convoca il governo

L’aggravarsi della situazione spinge la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a convocare una riunione telefonica d’urgenza con il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani, il vicepresidente Matteo Salvini, il ministro della Difesa Guido Crosetto, i sottosegretari alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari e i vertici dell’Intelligence.

Al termine della riunione, Palazzo Chigi diffonde una nota in cui l’Italia rinnova “la propria vicinanza alla popolazione civile iraniana che con coraggio continua a richiedere il rispetto dei suoi diritti civili e politici”. Meloni, si legge ancora si terrà in contatto con i principali alleati e leader della regione per sostenere ogni iniziativa che possa condurre a un allentamento delle tensioni”.

Tajani a Sky TG24: “Pronti all’evacuazione, ma solo se non è rischiosa”

A fare il punto della situazione sugli italiani in Iran è direttamente Antonio Tajani, intervenuto a Sky TG24. Il ministro degli Esteri spiega che Roma segue “minuto per minuto l’evolversi della situazione” e che l’invito a lasciare il Paese era partito già da qualche giorno: turisti e lavoratori lo hanno fatto, mentre sono rimasti solo gli italiani che vivono stabilmente in Iran, sposati con cittadini locali.

“Seguiamo minuto per minuto l’evolversi della situazione. Già da qualche giorno avevamo invitato gli italiani ad abbandonare il Paese, cosa che era stata fatta dai turisti e lavoratori – sono rimasti solo gli italiani che vivono là, sposati con cittadini italiani. Siamo pronti all’evacuazione“, ha detto Tajani, aggiungendo che la riunione d’emergenza alla Farnesina servirà a fare “una valutazione della situazione e per decidere eventuali provvedimenti da adottare per l’evacuazione dei nostri connazionali, se opportuna e se non è rischiosa”.

Le prossime ore diranno se i canali diplomatici – ancora aperti fino a ieri a Ginevra- possono ancora dire qualcosa, o se la spirale militare ha ormai preso il sopravvento. Il mondo guarda, trattiene il fiato e conta le esplosioni.

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